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Van Gogh: bianco per uccidere un pittore – di Alessia de Antoniis

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Van Gogh: bianco per uccidere un pittore – di Alessia de Antoniis

Alessandro Preziosi è il geniale artista in “Van Gogh, l’odore assordante del bianco” al teatro Vascello fino al 1 dicembre.

Raggomitolato sul pavimento, chiuso in se stesso, intrappolato nei suoi pensieri maniacali. Muto. Attorno a lui solo un assordante silenzio in un mondo assolutamente bianco.

Lui è “Vincent Van Gogh, 36 anni, pittore imbecille, socialmente placido”.

Vittima di una sorta di contrappasso, è un pittore privato dei colori: come in vita era stato circondato dai colori del sud della Francia, il giallo dei Girasoli o il blu scuro della Notte Stellata, ora si aggira nell’inferno bianco di un ospedale psichiatrico, alla stregua di un’anima torturata in un girone dantesco, mentre la Casa Gialla lasciava il posto al manicomio Saint Paul-de-Mausole.

Rinchiuso in un luogo dove “anche Dio diventa un imbecille”, Van Gogh chiede “solo una macchia di colore, un segno di colore, cobalto o magenta”.

Invece “Qui anche i fiori sono bianchi”.

Sul palco un magistrale Alessandro Preziosi. Occhi allucinati, volto teso, sguardo scavato, mani tremanti, dita dei piedi contratte, bava che cola dalla bocca e sudore sulla fronte. Incede in modo instabile come il suo carattere. È introverso e tormentato.

Io sono il mio nemico… Se mi guardo allo specchio non distinguo più lui da me… Voglio che qualcuno parli con Vincent senza che Van Gogh ascolti”.

Preziosi si alza da quel pavimento in un crescendo di emozioni, di tensione, offrendo al pubblico ipnotizzato una prova fisica che ci trasporta nella mente del geniale artista per un’ora e mezza, senza lasciarci mai, senza consentirci di uscire, chiusi anche noi in quella stanza dove le emozioni, le paure, i deliri, le allucinazioni, si concretizzano, spiccando nel bianco, nell’impossibilità di confondersi tra colori che non ci sono.

Quello che resta di me stesso è la mia ombra non la mia luce”. La luce, un altro protagonista della messinscena. Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta amplificano i pensieri e le emozioni di Van Gogh declinando il bianco nelle sue sfumature, alternando luci calde e fredde, proiettando sui muri ombre che, moltiplicando i pochi oggetti in scena, a tratti la amplificano, le danno respiro.

Il testo di Stefano Massini, potente nella sua essenzialità, è una “scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalle motivazioni della Giuria del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005, ndr).

Questo è ciò che Preziosi rende sulla scena, portando con sé anche un po’ di quell’Amleto che fa parte del suo bagaglio formativo.

Un cast affiatato ben diretto da Alessandro Maggi. Il regista ci confonde tra allucinazione e realtà, rendendoci inizialmente incapaci di comprendere la vera natura di Theo (Massimo Nicolini), l’alter ego di Vincent, suo fratello, che apre e chiude la piéce, alfa e omega di un percorso borderline tra diversi piani percettivi, che bilancia con la sua luce il buio del secondo, e che si alterna ad un’altra realtà, quella dello staff sanitario della struttura (Francesco Biscione, Roberto Manzi, Leonardo Sbragia e Antonio Bandiera).

La musica è quella del Lohengrin di Wagner, compositore amato da Van Gogh: “I suoi suoni sono scale cromatiche. Gli oboi sono verde e grigio, i tamburi sono ocra scuro, i violini sono di giallo cadmio”.

Vincent Van Gogh, l’odore assordante del bianco” è una rara e imperdibile prova attoriale che replica al Vascello fino al 1 dicembre.

Alessia de Antoniis

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