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Tulps e repressione culturale:
dai collettivi universitari
ai “ragazzi del loghetto”

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Tulps e repressione culturale:
dai collettivi universitari
ai “ragazzi del loghetto”

A rischio anche alla “Sapienza” gli eventi autorganizzati. Una circolare di Tronca fissa criteri validi solo per partite iva e società. A giugno torna l’evento dei collettivi per rivendicare una università libera e proprietà unica di studenti e studentesse.

Quello sollevato dal commisario Tronca nei mesi del periodo del suo mandato su Roma, non è stato il semplice polverone alzato da un uomo in preda ad una crisi prepensionista, ma l’azione coordinata e premedita su un settore specifico della gestione della proposta sociale, artistica e commerciale della città. Un tavolo bandito su cui far accomodare il prossimo Sindaco che potrà scegliere le pietanze da rigettare e quelle da spolpare. L’attacco ai centri sociali e agli spazi occupati – con pretese ridicole – ha di fatto solo spostato l’attenzione, concentrando i livelli di comunicazione sull’inevitabile conflitto territoriale e mettendo sottopiano il lavoro che polizia, siae, finanza e vigili intanto svolgevano in molti quartieri, puntando a mettere sotto controllo quell’offerta artistica, sociale e culturale che lede gli interessi dei grandi marchi del settore.

Insomma con la cultura si mangia e questo pare l’abbiamo capito pure loro.

Ma quella che crea fermenti territoriali, autogestita, low budget e senza loghi appiccicati in bella vista, gli va fisicamente di traverso. Difficile comprendere quale visione culturale li animi, meno che mai ravvisabili in una sterilissima campagna elettorale priva come mai di contenuti. L’attacco al sottosuolo culturale di questa città, vera macchina che sostiene il tessuto sociale della capitale, non era mai stato così impavido e agguerrito. Attivisti, militanti, soci, residenti autorganizzati non piacciono al Comune di Roma, che invece strizza l’occhio con passione ai “ragazzi”. La nuova leva del fai da te, senza nessuna posizione politica e fuori da ogni prospettiva intellettuale. Insomma quella fetta dei giovani che di politica non ci capiscano una mazza, ma che siano ligi alle regole che gli vengono imposte e pronti ad ospitare o a dare voce all’onorevole di turno.

I ragazzi… quelli freschi, motivati, con idee brillanti e abili nel caricarsi di responsabilità, pronti ad aprire una partita iva e a costituirsi in società e cooperative e che preferibilmente non provengano dai collettivi studenteschi. Questi ultimi e l’università di Roma La Sapienza i destinatari privilegiati dell’ennesima lettera a firma Tronca con oggetto ancora una volta l’applicazione del TULPS, il noto regolamento di epoca fascista in materia di prevenzione e repressione, utilizzato per la chiusura del Circolo DalVerme. 

“Tutte le iniziative,  -scrive Tronca come denunciano i collettivi – dalle piccole alle grandi manifestazioni culturali, ogni attività dipenderà dall’ottenimento di una trafila di autorizzazioni, rilasciate solo ad associazioni con statuto o partita IVA, da una commissione addetta alla valutazione della fattibilità dell’evento”.

Gli effetti sono chiari: imbrigliare gli eventi alla necessità di sponsor privati e neutralizzare le iniziative autogestite. Il primo a rimanere escluso dalle regole di fattibilità sarebbe potuto essere quello della Notte Bianca che invece si svolgerà comunque in tutta la sua dirompente formula di protesta.

La sfida è dunque aperta e le barricate pure qui si preannunciano altissime. “Il grande portato che ci viene dai movimenti studenteschi del 2008 e del 2010, – scrivono – gli stessi che sono stati repressi, criminalizzati, cancellati dalla storia del nostro Paese ci parla invece di un modello dell’università pubblica in cui gli studenti siano i veri protagonisti della vita universitaria. Per questo abbiamo deciso, quest’anno, di dedicare la Notte Bianca a tutt* noi, e intitolarla quindi “L’universitè est à nous”.

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