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THE NIGHT WRITER di Jan Fabre con Lino Musella. Un nuovo punto di vista

Theatre&dance

THE NIGHT WRITER di Jan Fabre con Lino Musella. Un nuovo punto di vista

di Cecilia Nocella

Jan Fabre torna in Europa con la sua nuova produzione The Night Writer tratta dai diari autobiografici dell’artista belga: GIORNALE NOTTURNO, appunto, pubblicato in Italia in 3 volumi da Cronopio che raccoglie i pensieri di Fabre in un arco temporale che va dal 1972 al 2012.

Negli anni, Jan Fabre, l’artista totale come è stato definito da Achille Bonito Oliva, ha abituato il suo pubblico ad essere sorpreso e spesso anche scioccato, da messe in scena corali, intrise di uno sguardo non solo acuto, ma profondo, sulla società e sui suoi meccanismi, sui suoi miti: ORGY OF TOLERANCE, PROMETHEUS, BELGIANRULES/BELGIUMRULES, per citarne alcuni che sono stati dei grandi successi proprio durante le passate rassegne del RomaEuropa Festival.

La sua nuova produzione sorprende ancora una volta il pubblico perché è quanto di più tradizionale si possa pensare parlando di uno spettacolo teatrale: un’ora e mezza di monologo in uno spazio scenico apparentemente spoglio.

Eppure, a pensarci bene, la novità di questo spettacolo sta nel punto di vista, in quello sguardo che non è più rivolto verso fuori, ma verso l’interno. Fabre racconta sé stesso saltando attraverso gli anni, i decenni della sua vita e della sua carriera, condividendo e mostrando i suoi pensieri, le sue convinzioni sull’arte visiva e il teatro, sulla vita, sul sesso, sul potere e sulla vulnerabilità della bellezza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi ci sono voluti quasi 40 anni per creare Giornale Notturno” ha dichiarato Fabre nell’intervista rilasciata ad Andrea Porcheddu per REF19.

L’artista belga ci lascia entrare in una riproduzione dello studio in cui lavorava tra gli anni 70 e 80 ma il suo ricordo viene sublimato tanto da rendere lo spazio quasi un’installazione: del sale, “il residuo del sudore dell’artista (e il valore spirituale delle cose)” ricopre il pavimento; 2 cavalletti sorreggono un piano di vetro (la sua scrivania) su cui sono poggiati pochi oggetti, essenziali: una lampada, un posacenere; alcune pietre a terra: gli STEIN. Ad illuminare tutto una luce delicata e un effetto semplice a proiettare sul fondo le ombre rifratte dal vetro della scrivania: quasi a creare un costante doppio della scena, uno stacco tra il riflesso e il reale, tra il teatro, la rappresentazione e la vita.

A traghettaci nei ricordi del regista e coreografo belga, è Lino Musella, la cui interpretazione rende concreti e carnali i pensieri di Fabre. L’attore napoletano ha entusiasmato e coinvolto non solo il pubblico del REF19 per la sua intensa energia e per la sua “disarmante ed espressiva qualità interpretativa”.

“Lino ha assaggiato e masticato ogni parola, digerendola fino a poterla rivomitare e farla propria” ... “L’intimità di questa performance è condensata nel corpo, nell’anima e nella mente di Lino Musella. Ogni parola, ogni respiro e ogni silenzio di questo attore sono, da soli, grandi happening” commenta Fabre.

 

 

 

 

 

 

 

 

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