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Teatri di Vetro, che “Guarda indietro, guarda avanti”. Due chiacchiere con la direttrice artistica, Roberta Nicolai

Oltre 40 spettacoli tra teatro, danza e musica, distribuiti in 9 spazi e in 2 mesi di programmazione, rendono la rassegna di arti sceniche contemporanee, fra le più importanti in Italia da undici anni.

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Teatri di Vetro è nato nel 2007 come vetrina per la scena contemporanea romana, che in quel momento esprimeva una grandissima vitalità. Il punto di partenza è stato l’osservazione di quel panorama artistico. Prima di allora ne avevamo condotto, come Triangolo Scaleno – la compagnia che dirige –  un monitoraggio, dal quale abbiamo ricavato la determinazione di rendere visibile la scena sotterranea ormai già matura e professionale. Cosa cambia in 11 anni, puoi fare un bilancio? L’attitudine all’osservazione si è mantenuta e ha guidato la trasformazione del festival fino a oggi, perché il panorama artistico è un soggetto/oggetto che costantemente si trasforma ed in parallelo il mio sguardo si è avvicinato sempre più al processo creativo ed alla creazione. Le undici edizioni sono state guidate da questo progressivo avvicinamento.

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Oggi non compongo un cartellone. Piuttosto dagli incontri, dalle riflessioni condivise con gli artisti, dalle sessioni di prove che riesco a seguire, dai tutoraggi degli artisti più giovani cerco di individuare un tracciato, una mappa che posso restituire al pubblico. Una serie di presenze, di spettacoli ma anche di progetti, che compongono un ragionamento e si restituiscono all’esterno come oggetti di piacere e come dispositivi esperienziali, per aprire un orizzonte che è organico al contemporaneo: il pensiero che lo muove.   E quanto influiscono secondo te nelle creazioni le condizioni attuali ed i mutamenti politici e sociali? Pensare che in condizioni materiali più ristrette, la scena si impoverisca non credo sia corretto. L’arte ha a che fare con la vulnerabilità, con lo squilibrio. Ciò che invece mi sembra si sia assottigliato negli ultimi anni è un bene necessario alla ricerca: il tempo.  E le motivazioni sono economiche ma anche culturali e sociali. Questa velocità indotta, su molti piani, nuoce all’arte, sia per chi la crea che per chi la fruisce.

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L’11^ edizione consolida le collaborazioni con il Teatro Vascello, Centrale Preneste, Fondazione Volume! Carrozzerie n.o.t., le librerie Tuba e Giufà e ne stringe di nuove con il Teatro del Lido di Ostia, il Teatro Brancaccino. Generi diversi per questa edizione e spazi differenti in vari quartieri della città.  La scelta degli spettacoli prescinde dagli spazi e viene prima di tutto. Poi si attiva un processo che individua lo spazio più adeguato per ogni lavoro, lo spazio che possa evidenziare e far emergere le caratteristiche di ogni singola creazione. Nel lavoro di associazione tra uno spettacolo e uno spazio, sia teatro che spazio non convenzionale, entrano ovviamente molti fattori.

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I primi e più evidenti sono connessi alla possibilità di pianta scenica, come l’installazione performativa di Salvo Lombardo e Isabella Gaffè B-SIDE a Fondazione Volume!, un lavoro liminare tra scena e arte visiva. Quest’anno, a differenza degli altri anni, ho voluto creare delle sezioni artistiche che ospitassero simili, per generazione o dispositivo o disciplina. Il mese di ottobre è dedicato al teatro. Il teatro Vascello dal palcoscenico di grandi dimensioni e un rapporto convenzionale con l’audience, ospiterà la riscrittura dei grandi classici con Macbettu della compagnia Teatropersona/Teatro di Sardegna il 2 ottobre, interpretato in sardo da soli uomini, come vuole la tradizione del teatro elisabettiano. Centrale Preneste accoglie opere che esprimono linguaggi scenici e dispositivi sperimentali, Riccardo III e le regine di Oscar De Summa/La Corte Ospitale ed il fortunato spettacolo Da parte loro nessuna domanda imbarazzante di Fanny&Alexander e Ateliersi, che affonda nel rapporto tra la storia individuale di due donne e la storia di un paese travagliato dalle sue contraddizioni. In your face di Ateliersi, Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi indagano l’attitudine di scandire relazioni e realtà attraverso i social in uno stream dialogico ininterrotto tra le chat e i performer.  In scena a Carrozzerie n.o.t, tutti i lavori che hanno dispositivi scenici performativi e non convenzionali, come la Compagnia Enzo Cosimi in Corpus Hominised. Al Brancaccino, che ha una linea artistica legata alla drammaturgia contemporanea, le nuove scritture dove fonti letterarie e fonti teatrali diventano materia di indagine come in Dove tutto è stato preso di Bartolini/Baronio, in cui lo sguardo rivolto al passato diventa necessario punto di slancio per porre domande sulla costruzione di futuro. Il Festival anche quest’anno si estenderà oltre i confini romani.

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Così il progetto Trasmissioni, che ha invitato tre coreografe dal percorso maturo ad una condizione di residenza artistica e di vera ricerca da restituire al pubblico, ha aperto il festival a Tuscania; mentre il progetto Composizioni ospiterà danza e musica con giovani coreografi e musicisti al Teatro del Lido a Ostia – dal 3 al 12 novembre – interagendo, attraverso laboratori che coinvolgono dai bambini agli aspiranti professionisti come presenze in scena. Un festival ambizioso con numerosi spettacoli in programma per un tempo lungo. TDV è una realtà conosciuta. Siamo attivi nei principali network. Abbiamo il piacere di essere un punto di riferimento su Roma sia per gli artisti che per i colleghi, operatori culturali, programmatori, curatori. Il pubblico romano in autunno è sobillato da proposte. Tuttavia abbiamo avuto un anno ottimo nel 2015, con un incremento di pubblico importante. Lo scorso anno non è stato facile per le troppe sovrapposizioni con altri festival ma abbiamo comunque registrato un piccolo aumento complessivo su Roma e uno sostanziale in regione. Quest’anno abbiamo messo in campo molte relazioni, anche progettuali, per cercare di estendere il pubblico della scena contemporanea a altri ambiti culturali e della società. Le relazioni con lo IED, con l’Accademia Nazionale di Danza, Il Conservatorio Respighi e altri soggetti vanno esattamente in questa direzione. Per l’anno 2017 Triangolo Scaleno Teatro si conferma partner delle reti nazionali: NdN Network drammaturgia Nuova e Anticorpi XL. È inoltre partner della rete appena costituita Focus Young Arab Choreographers/Italy 2017.Cosa consigli ai nostri lettori, da non perdere assolutamente? Vorrei che seguissero il festival con occhio critico e vedessero tutto. E che poi si restasse a parlare degli spettacoli fino a notte fonda, in piedi di fronte al portone di casa … come mi è successo alcune volte con interlocutori straordinari. Sarà possibile, anche grazie ai prezzi, dai 5 ai 10 euro dunque assolutamente sostenibili!


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