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Straniere Strane ed appassionate in periferia

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Straniere Strane ed appassionate in periferia

Le storie di Ana, Ljuba, Radi, Sihem e Sonia: cinque donne arrivate in Italia, spinte a lasciare le proprie radici da ragioni diverse ma accomunate dall’essere riuscite a dar vita a un’attività propria, reinventandosi e integrandosi con successo in una nuova realtà.

Ferro + è un progetto che nasce con e per il territorio di Tor Bella Monaca dallo staff femminile del teatro del quartiere e prospera con la partecipazione di artisti, associazioni, spettatori e cittadini. L’idea è esprimere il punto di vista delle donne su temi di rilevanza sociale come la violenza, l’ emarginazione e l’ immigrazione, attraverso l’intervento di artiste diverse per cultura, nazione e generazione. 

Strane Straniere è il film di Elisa Amoruso, da poco nei cinema, che sarà proiettato giovedi nell’ambito del progetto. Racconta la storia di donne che sono partite lontano dal proprio paese per inseguire un amore,  cercare un lavoro migliore, per curiosità. Cinque storie che si intrecciano per raccontare cosa significhi costruire un’identità in un altro Paese.

Sonia è la proprietaria del ristorante cinese più conosciuto di Roma. Parenti e amici la incontrano lì davanti ad una tazza di the o una grappa di rose. Come ogni anno prepara il Capodanno Cinese. Segue i riti propiziatori necessari a scacciare il maligno e destinati alla riuscita della festa. Suo marito, scomparso in Cina per due anni, finalmente è tornato. Sonia spera che il rito del lancio delle lanterne protegga il futuro del loro amore.

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Sihem e il suo compagno Ciro vivono in campagna e si occupano degli animali. La loro giornata è fitta di impegni nell’associazione che Sihem ha fondato ad Aprilia, dopo l’arrivo dalla Tunisia, “La Palma del sud”: un pezzo di mondo arabo nel paesaggio laziale, ma anche un sostegno per tutti coloro che, italiani e stranieri, si trovano in difficoltà economiche.

Radi ha lasciato la Bulgaria per un amore che si è rivelato una trappola. In Italia ha scoperto la passione del mare e ha creato una cooperativa di sole donne, la “Bio e mare”. Nel laboratorio di Carrara lei e le sue amiche preparano salse di pesce. Da quando ha lasciato il marito, queste donne sono la sua famiglia. Condividono un sogno: uscire in mare con un peschereccio tutto loro.

Ana è croata, Ljuba è serba. Entrambe sono arrivate in Italia come jugoslave, poi la guerra ha cambiato le loro nazionalità. Si sono incontrate per caso e “riconosciute” immediatamente, diventando inseparabili. Hanno aperto l’Atelier, una piccola galleria d’arte nel centro di Roma, che gestiscono insieme anche ora che Ljuba si è trasferita a Francoforte con la famiglia.

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