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Spartaco, schiavi e padroni a Roma.

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Spartaco, schiavi e padroni a Roma.

Una mostra dedicata a chi ha costruito fisicamente la Città Eterna; coloro che occupavano l’ultimo gradino della scala sociale romana: gli schiavi.
di Valentina Luca

di Valentina Luca

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Attraverso 11 sezioni composte da 250 reperti archeologi provenienti da molti musei italiani e stranieri, è possibile ripercorrere la storia della parte della popolazione più umile di Roma. Un percorso che spiega le diverse e molteplici sfaccettature della figura dello schiavo: partendo da come si diveniva schiavo fino ad arrivare a come si poteva scampare da questa prigionia, per raggiungere la libertà. Gli schiavi potevano essere donne, bambini, non vigeva una regola né di sesso né di età. E quale miglior personaggio poteva eleggersi simbolo di tale mostra se non Spartaco. Colui che venne costretto a diventare gladiatore e a combattere nelle arene contro avversari feroci, solo per il puro divertimento di una classe più privilegiata quale quella dell’aristocrazia.

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Colui che con forza e determinazione riuscì a ribellarsi a tale sistema e a capeggiare un gruppo di rivoltosi contro Roma. Simbolo di coraggio, di ambizione, Spartaco viene acclamato ad eroe per aver sacrificato la propria vita per il raggiungimento di un ideale più grande. La mostra non si ferma a raccontare allo spettatore il fenomeno della schiavitù circoscritto ai tempi dell’Antica Roma. Affiancano i reperti archeologici ben 10 fotografie d’autore, per creare un parallelismo tra la remota schiavitù e quella contemporanea, per far comprendere come questo fenomeno retrogrado ancora non sia stato del tutto abolito in zone della Terra più povere e in via di sviluppo.

Un’ ambientazione che cattura i sensi, che permette alla vista di cogliere i tratti, i visi, la sofferenza degli schiavi mediante un gioco di luci ed ombre suggestivo, accompagnato da un sonoro spietato che spiega le pratiche, i lavori degli schiavi e che inoltre, riproduce le loro voci le loro sensazioni e dolori. Un viaggio che parte dal passato, ma che fa riflettere su come quel passato è ancora presente nei nostri giorni.

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Il più grande sistema schiavistico che la storia abbia mai conosciuto. Un’intera economia basata sullo sfruttamento di una “merce” cara e redditizia quanto deperibile: l’essere umano. La società, l’economia e l’organizzazione dell’antica Roma non avrebbero potuto raggiungere traguardi così avanzati senza lo sfruttamento pianificato delle capacità e della forza lavoro di milioni di individui privi di libertà, diritti e proprietà. Basti pensare che stime recenti hanno calcolato la presenza di 6 fino a 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50/60 milioni di individui.

Grazie ad un team di archeologi, scenografi, registi e architetti la mostra restituisce la complessità del mondo degli schiavi nell’antica Roma a partire dall’ultima grande rivolta guidata dallo schiavo e gladiatore trace Spartaco tra il 73 e il 71 a.C. I diversi ambiti della schiavitù ai tempi dell’impero vengono raccontati attraverso 11 sezioni che raccolgono circa 250 reperti archeologici. Le opere sono inserite in un racconto immersivo composto da installazioni audio e video che riportano in vita suoni, voci e ambientazioni del contesto storico.

Chiudono il percorso i contributi forniti dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO, International Labour Organization), Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite nei temi del lavoro e della politica sociale, impegnata nell’eliminazione del lavoro forzato e altre forme di schiavitù legate al mondo del lavoro.

4 Una sala della mostra

Le sezioni

– Vincitori e vinti, in cui si racconta l’età delle conquiste e la riduzione in schiavitù di decine di migliaia di vinti in ogni campagna militare;
– Il sangue di Spartaco, ossia la sconfitta a opera delle legioni di Crasso dei circa 70.000 ribelli guidati, appunto, da Spartaco;
– Mercato degli schiavi, fiorente in tutto il Mediterraneo e presente nella stessa Roma;
– Schiavi domestici evidenzia il privilegio, rispetto agli addetti ai lavori pesanti, di chi condivideva quotidianamente la vita negli spazi domestici;
– Schiavi nei campi, si tratta dell’agricoltura, contesto sicuramente più svantaggiato, per la fatica quotidiana, la presenza di un sorvegliante plenipotenziario e a volte per l’uso delle catene nei campi;
– Schiavitù femminile e sfruttamento sessuale, per le quali la prostituzione era così frequente da renderne necessaria la proibizione per legge;
– Mestieri da schiavi alcuni dei quali conferivano ulteriore marchio di infamia, come le prostitute, i gladiatori, gli aurighi e gli attori;
– Schiavi bambini, del cui impiego nell’economia domestica padronale restano molte testimonianze archeologiche;
– Schiavi nelle cave e miniere, descrive la condizione di lavoro e di vita cui erano costretti coloro che rifornivano di marmi e metalli preziosi la capitale e gli altri centri dell’impero;
– Una strada verso la libertà, dedicata alla manumissio, vera e propria occasione offerta dal diritto romano agli schiavi più meritevoli e a quelli che erano riusciti, arricchendosi, a comprare la propria libertà;
– Schiavitù e religione, esplora il rapporto della schiavitù con alcuni aspetti del culto ufficiale romano.

 

Roma, Ara Pacis. Dal 31 marzo 2017 al 17 settembre 2017 è in mostra Spartaco, schiavi e padroni a Roma.
Una mostra promossa da Roma Capitale ed ideata da Claudio Parisi Presicce, Orietta Rossini e Lucia Spagnolo.

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