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Sono cinese perché sono nato in Cina, o italiano perché sono cresciuto in Italia? Al Gay Village lo spettacolo Tong Men-G

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Sono cinese perché sono nato in Cina, o italiano perché sono cresciuto in Italia? Al Gay Village lo spettacolo Tong Men-G

Un cittadino italiano di origine cinese, che sceglie Prato come la sua New York. Un monologo tragicomico che tocca temi come la libertà di espressione e lo scontro- incontro tra culture antiche.

La storia di Yang Shi, nato a Jinan, nel nord della Cina nel 1979, arriva in Italia ad 11 anni con sua madre. Inizialmente lavapiatti, poi venditore ambulante di erbe e unguenti sulle spiagge, studente bocconiano, è anche traduttore simultaneo per ministri, imprenditori e registi internazionali. Attore di teatro, tv e cinema, Yang Shi è un cinese alto quasi un metro e novanta centimetri. Yang è anche un cinese bello. Ma Yang non sa chi è. Come molti ragazzi di seconda generazione, conosce poco sia la storia della sua “vecchia patria”, che della nuova. Yang è abitato da brandelli di macerie di identità e culture, ed è obbligato a trovare nuovi equilibri e sintesi tra la cultura del luogo in cui è nato e quella dove è cresciuto. E la domanda principale a cui non sa rispondere è: “Sono cinese perché sono nato in Cina, o italiano perché sono cresciuto in Italia?”. Nella versione portata al Gay Village, Yang racconta la sua “riprogrammazione culturale” avvenuta a partire dal 1990, quando arriva in Italia incontrando le contraddizioni, le possibilità e il precario equilibrio della condizione di un uomo orientale/occidentale che vive in Italia da oltre 20 anni e che dal 2006 è cittadino italiano. L’ultimo capitolo di Tong Men-G, prende inizio da un video e da una data: 1 dicembre 2013, giorno in cui a Prato scoppia un incendio in una fabbrica cinese dove muoiono carbonizzati 7 operai.

Da anni Yang, insieme ad altri artisti del Compost, realtà di produzione indipendente che ha avuto sede a Prato, crea azioni di arte sociale che hanno l’obbiettivo di favorire il dialogo tra la comunità cinese e quella italiana. Per sette anni il Compost è stato coinvolto in una difficile opera di mediazione culturale tra le due comunità e Yang spesso si è trovato a fare da interprete in situazioni reali dove il conflitto e la tensione tra italiani e cinesi sono altissimi: la trasfigurazione teatrale mette in scena una di queste situazioni con un registro tragicomico. Italia vs Cina: Yang – arlecchino traduttore e traditore di due padroni, a chi dà ragione? Da che parte sta? E come si esce da un conflitto che sembra non poter essere conciliato, come in ogni tragedia degna di questo nome?

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