Eventi musica teatro mostre cinema mobilitazioni a Roma

Simone Sibillano è Eva in Amor Mio, cantando Aznavour, Battisti e Mina

Giovedì 27 e venerdì 28 settembre Amor Mio di Simone Sibillano al Teatro Altro Spazio

SIMONE SIBILLANO - Amor Mio

Va in scena Giovedì 27 e Venerdì 28 Settembre alle ore 21.30, al teatro Altro Spazio, il nuovo spettacolo Amor Mio, scritto, diretto e interpretato dal cantante-attore Simone Sibillano, noto al pubblico per aver interpretato opere musicali come Jesus Christ Superstar, Aladdin, Robin Hood, Il Fantasma del’Opera.

Abbiamo chiacchierato con lui per conoscerlo meglio.

Simone, qual è stato il percorso che ti ha portato a fare musical?  Ho cominciato a cantare a 14 anni. A 18 feci un’audizione per Sarabanda, il programma di Enrico Papi, e fui selezionato per il gruppo di canto. Poi iniziai a prendere parte alle audizioni per i musical: mi piaceva l’idea del teatro legata al canto. Feci la mia prima audizione con Massimo Ranieri: fui scelto e da lì ho sempre lavorato.

Quindi non sei arrivato al musical partendo dalla danza?  Questa è una cosa degli ultimi anni, ossia ballerini che diventano cantanti o attori. Quando ho iniziato io era diverso: gli spettacoli che venivano messi scena richiedevano cantanti che sapessero anche recitare, piuttosto che ballerini che sapessero cantare.

Hai preso parte a grandi produzioni, ma ora porti in scena musical scritti da te. Come è avvenuta questa evoluzione?   Avevo bisogno di creare qualcosa che fosse mio. Non mi bastava più solo recitare. Non mi divertivo più. Il primo esperimento è stato America, che tratta della migrazione italiana dell’inizio del Novecento e che riporterò di nuovo in scena a marzo in lingua inglese. E’ stata un’esperienza positiva, che mi ha consentito di conoscere un lato di me che non pensvo di avere. E’ andata bene, sono stato premiato come migliore attore da Broadwayworld.com e da lì ho iniziato a scrivere, approfondendo questo mio talento scoperto in ritardo: una bellissima scoperta fatta grazie ad una noia.

Lo spettacolo che porti ora in scena è Amor Mio. Ambientato alla fine degli anni Settanta, è la storia di Eva, un en travestì dalla voce incantevole. Come nasce questo tuo lavoro?
L’iter è lo stesso che mi ha portato alla realizzazione dei lavori precedenti: tutto parte da cose che mi succedono gli anni e che immagazzino. Tantissimi anni fa avevo pensato ad un altro tipo di soggetto, ad un travestito che, negli anni Settanta, veniva messo in carcere per l’assassinio di un grande politico per legittima difesa. Questa era un’idea embrionale, un’intuizione. Poi ho accantonato il progetto. Circa un anno e mezzo fa ho ripreso l’idea del travestito ascoltando una canzone di Aznavur, Comme Ils Disent, brano che ho inserito nell’opera. Ed è proprio la storia di questo travestito che vive con la madre che mi ha incuriosito.
Ma se oggi dovessi dirti qual è stata effettivamente la scintilla che mi ha permesso di scrivere Amor Mio, sono state questa canzone e I Giardini di Marzo di Battisti. Ascoltandola, ho visto l’immagine di questo bambino che veniva abbandonato in un grande giardino in una fredda mattina di marzo. Non so perché ho avuto questa intuizione. Partendo da qui, ho deciso di provare a raccontare un personaggio ai margini non solo della società intesa come etero società, ma ai margini della vita.
La vera intuizione c’è stata dopo, durante la stesura del testo: il personaggio che stavo creando, Eva, era schizofrenica e questa è stata, da quel momento in poi, la mia chiave di lettura per addentrami nel testo che stavo scrivendo. Quindi è un’emarginazione sociale dettata dalla sua malattia mentale: la schizofrenia. Il fatto che lui sia un travestito è semplicemente una manifestazione di una sua grande mancanza.
Ho poi deciso di metterle accanto Jaq, la donna che gli sta accanto come un’ombra, una donna androgina, francese, e di avere per tutto lo spettacolo un confronto con la madre. Se il brano di Aznavour è stato l’incipit del mio processo creativo, I Giardini di Marzo di Battisti mi hanno guidato lungo il percorso, perché è come se avessi visto la scena finale dello spettacolo. A quel punto scrivere è stato facilissimo. Ho scritto il testo in cinque giorni.

Il musical fa parte della tua formazione, ma mi ha colpito il fatto che tu utilizzi il musical non come puro divertissement. Pensavo ad America, Le Sorelle Frank, Amor Mio…
Il fatto che io abbia lavorato in grandi produzioni commerciali come Aladdin, Robin Hood e tanti altri, è dipeso dal fatto che avevo fatto Jesus Christ Superstar. Ma non riuscirei mai a dire che i miei sono dei musical: per me sono prosa con musica. Credo che il musical sia un genere commerciale e debba rimanere tale.
Quando ho deciso di scrivere, soprattutto America, mi rendevo conto che stavo affrontando il tema dell’immigrazione dei primi del Novecento, ed infatti, a livello scenico-registico l’adattamento era scarno e povero: stavo raccontando la povertà di quell’epoca. Per me è però importante raccontare quello che mi emoziona, altrimenti non riuscirei a suscitare emozioni nei miei spettatori.
Scrivere Antonietta e Gabriele è stato un po’ più facile perché è tratto dal film Una giornata particolare ed è forse il pezzo che è risultato più comico.
Quando invece ho scritto Amor Mio, ho deciso di usare tutta la mia immaginazione. Appena iniziate le prove con le due attrici, Brunella Platania e Chiara Di Bari, mi sono accorto che stavo rappresentando qualcosa che era un pugno allo stomaco e mi sono preoccupato della reazione del pubblico. Ho però deciso di essere coraggioso e ho detto: io credo in questo lavoro, mi commuovo ogni volta che lo rappresento, voglio portarlo avanti! Sicuramente dopo aver visto il mio spettacolo non vai a casa spensierato, anzi, ma è quello che voglio: che il pubblico continui a pensare al mio spettacolo nei giorni successivi.

Nelle note di regia leggo: Eva è “ sempre in equilibrio tra i sentimenti e il rifiuto, nella precaria accettazione di se stesso e della sua posizione nel mondo, nella costante ricerca di quelle radici che darebbero un senso alla sua vita”. Cosa c’è di te in Eva?
Direi che c’è tantissimo di me, forse tutto. C’è un periodo della mia vita che ho superato e che sono riuscito a trasformare in qualcosa di artistico, spero. La cosa più lontana da me, forse, è proprio il travestitismo, una cosa che non mi è mai appartenuta. Mi preme sottolineare, però, che il rifiuto che esprime Eva è il rifiuto della felicità. Se lui, Giulio, decide di diventare Eva, è perché sta rifiutando la felicità, non per trovare accettazione. Questa trasformazione non è risolutiva, anzi è l’apice della sua vita che non avrà un lieto fine, perché lui rifiuta totalmente la felicità.

 

AMOR MIO_SIMONE SIBILLANO (1)

 

Ho trovato un vecchio articolo di giornale intitolato: un buddista interpreta Jesus Christ Superstar.  Ero davvero buddista ed era il periodo in cui stavo facendo Jesus Christ super star.

E adesso non lo sei piu? Non credo che si possa essere buddisti e poi non esserlo più. Semplicemente al momento non seguo più questa pratica.

Cosa è rimasto dentro di te di quel percorso? Tutto. Forse la cosa principale è la volontà di non dare nulla per scontato e di essere sereno anche per le cose che non ho.
E’ importante non perdere di vista i sogni, ma quando i sogni diventano motivo di ansia, di dolore, di frustrazione, allora dobbiamo fermarci. E’ per questo che ho iniziato a scrivere, perché ho realizzato che stavo inseguendo obiettivi che, pur realizzati, non mi rendevano felice. Ho quindi deciso di fare qualcosa che mi rendesse felice. Per questo alla fine ho smesso di interpretare altri musical: non faccio più neanche i provini. Non mi sentivo a mio agio, sentivo la necessità di esplorare altro.
Sono grato alla mia vita per quello che mi ha dato, ma quando rincorri cose che non ti danno gioia, ti devi fermare. Forse questo è l’insegnamento più grande che conservo del mio percorso buddista. E non è uno stare fermi improduttivo. Anzi, ho imparato che spesso, proprio stando fermi si produce di più: dipende dalla condizione del tuo animo. Io avevo corso tanto e avevo bisogno di fermarmi. Non mi sveglio più con l’ansia di dire “devo fare questo, devo assolutamente riuscire”. Per la prima volta quello che faccio è esattamente quello che voglio fare. E sono felice!
Ho addirittura iniziato a lavorare a bordo delle navi da crociera, un lavoro che mi consente di finanziare le mie attività teatrali. Ho un trattamento economico che purtroppo oggi il teatro in Italia non garantisce più. Aladdin è stato l’ultimo lavoro ben retribuito che ho fatto. E quando inizi a lavorare in un percorso malato, l’unica cosa che puoi fare è dire: ok qui c’è una malattia; dove devo andare? Io sono andato su Costa Crociere.

A proposito di sistemi per finanziare le imprese teatrali in Italia, com’è stata l’esperienza del crowdfunding?  Difficile.
Ho affrontato anche rifiuti da parte di persone che, quando ero protagonista di grandi Musical, mi tenevano in grande considerazione, ma che poi si sono risentiti quando hanno ricevuto messaggi promozionali che avevo inviato loro per promuovere la mia raccolta di fondi. Purtroppo anche questa è l’Italia. Il brutto dell’Italia è che si ha sempre l’impressione di elemosinare qualcosa. Sia Antonietta e Gabriele che Amor Mio sono stati messi scena grazie ai soldi raccolti con il crowdfunding, perché non avevo soluzioni alternative.
Sono molto grato a tutte le persone che ci hanno aiutato. In entrambe le campagne ho specificato che, qualunque cifra io avessi raccolto, avrei comunque fatto lo spettacolo: e così è stato. È importante sapere che c’è qualcuno che ti aiuta perché crede in quello che fai. Per me è stato bellissimo. I sostenitori venivano comunque ricompensati con foto autografate o biglietti omaggio, a seconda degli importi donati.Tantissimi colleghi ci hanno dato magari solo cinque euro ma per me è stata un’esperienza bellissima.
Non rientrerò mai dei costi sostenuti, però continuo ad affidarmi alla collaborazione di persone valide e cerco sempre di fare del mio meglio. Per la nuova messa in scena di America, a marzo, pur di remunerare tutte le persone che lavorano con me, ho riscritto il testo riducendo il numero degli attori, perché ritengo che il lavoro vado sempre retribuito.

Hai qualche lavoro nel cassetto che aspetta di venire alla luce?  Ho iniziato a scrivere un romanzo partendo dallo spettacolo Amore Mio. Il romanzo si chiama Eva. Va molto a rilento rispetto ai tempi di lavorazione che impiego per le scritture teatrali, ma per me è una esperienza nuova.
Mi piacerebbe poi portare avanti Antonietta e Gabriele, Amor Mio e America: far crescere questi tre progetti, farli conoscere di più. Per ora questo è il mio direttivo.

Saranno sul palco insieme a Simone Sibillano, Brunella Platania (“Tosca-Amore Disperato”, “Jesus Christ Superstar”) e Chiara Di Bari (“Notre Dame de Paris”, “Canti di Scena”, “La Strada”), con la consulenza in drag, costumi e makeup a cura di K.B. Project.

Hypatia

 

Giovedì 27 e Venerdì 28 Settembre alle ore 21.30

Teatro ALTRO SPAZIO in Via Tiburno, 33 – Roma