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Salvato dall’espatrio il Codice Maimonide del valore di due milioni di dollari

Resterà esposto fino al 5 gennaio all’Archivio di Stato

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Fino al 5 gennaio resterà esposto al pubblico, per la prima volta nella storia, nella Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato in Corso Rinascimento, il Codice Maimonide, rarissimo manoscritto salvato da una vendita tra privati che lo avrebbe portato fuori dal territorio italiano.
Il manoscritto, noto anche come Codice Norsa, dal nome della famiglia che lo acquistò in epoca rinascimentale, fa parte di quell’operazione di recupero di documenti storici che, soprattutto negli ultimi anni, la Direzione generale Archivi sta portando avanti a tutela del patrimonio storico letterario del nostro Paese, in ottemperanza al dovere di tutela del patrimonio culturale della nazione, sancito anche dall’art. 9 della Costituzione.
Non dobbiamo infatti dimenticare che l’identità di un popolo si tutela anche attraverso la conservazione del suo patrimonio artistico.
L’antico manoscritto, datato 1349, prodotto in ambito ebraico-askenazita, contiene una delle più pregevoli copie della traduzione ebraica della Guida dei Perplessi del celebre medico e filosofo ebreo Moshé ben Maimon detto Maimonide, vissuto tra il 1138 e il 1204. E’ composto da 228 fogli in pergamena con legatura in pelle, arricchito da pregevolissime miniature in foglia d’oro, fra cui una rappresentazione del Paradiso terrestre, e da grafismi in rosso e blu.

 

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Fu acquistato dal banchiere bibliofilo Moise ben Nathaniel Norsa nel 1516. Il contratto di compravendita, concluso il 10 gennaio, venne redatto su un foglio di guardia del manoscritto: da allora l’opera filosofica e l’atto di acquisto costituiscono un unicum inscindibile. Messo in vendita nel 2017, rischiava di lasciare l’Italia e approdare in una collezione privata austriaca.
La Direzione generale degli Archivi, esercitando il diritto di prelazione, proprio in virtù dell’atto di compravendita allegato al codice stesso, che, in quanto atto notarile e quindi pubblico, lo rendeva un bene demaniale, lo ha acquistato tramite acquisto coattivo.
La cifra pattuita tra la famiglia Norsa e l’acquirente straniero era di circa 2 milioni di dollari. Il prezzo di acquisto da parte dello Stato italiano, tenendo presente i danni causati dall’errata conservazione in una cassetta di sicurezza e i relativi costi di restauro, è stato poco superiore a 1 milione e trecentomila euro.
Il complesso intervento di restauro è stato effettuato presso l’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario (ICRCPAL), istituto di eccellenza mondiale.
L’ ”Operazione Maimonide” – ha dichiarato Gino Famiglietti, direttore generale degli Archivi – è uno dei risultati più significativi di questa nuova politica culturale, perché ha garantito la conservazione in Italia di un manoscritto, il cosiddetto Codice Norsa, insieme al documento che ne attesta la proprietà.
Il Codice Norsa – continua Famiglietti – è così sfuggito ad un destino che ne prevedeva una proprietà non italiana e il continuo peregrinare fra nazioni, per una sorte di mera esposizione museale, alternata alla chiusura in cassetta di sicurezza.

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La famiglia Norsa era una colta e importante famiglia ebraica arrivata a Mantova dall’Umbria e legata ai Gonzaga. A Mantova, i primi banchieri giunsero già nella seconda metà del Trecento e, nei due secoli successivi, la famiglia Gonzaga favorì la comunità ebraica con generose concessioni, date, ovviamente, in cambio di elevate contribuzioni. Mantova è stata una delle città dove la comunità ebraica ha avuto un fiorente sviluppo, contribuendo, al contempo, alla crescita della città stessa. Infatti, solo nel 1610 Vincenzo I cedette alle pressioni dei pontefici che esigevano la reclusione degli ebrei in appositi ghetti.
Per cinquecento anni il Codice Maimonide fu conservato nella loro biblioteca, subì le sorti della città e della famiglia e, si dice, sia stato danneggiato durante il Sacco di Mantova del 1630. Si narra che non fu mai abbandonato neppure durante la fuga per scampare alle persecuzioni del periodo nazi-fascista.
Al termine della mostra, il Codice e il relativo atto di proprietà verranno conservati presso l’Archivio di Stato di Mantova, città alla quale è legato da oltre cinque secoli, e dove potrà essere studiato da chiunque lo desideri.

Niente peregrinazioni e niente più cassette di sicurezza per un bene di inestimabile valore, ora a disposizione di chiunque voglia studiare la storia che il Codice racconta. Per capire chi siamo e da dove veniamo.

Hypatia