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Roma non si vende. Atto secondo.

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Roma non si vende. Atto secondo.

Appuntamento sabato sei maggio alle quindici in Piazza Vittorio Emanuele II. La proposta è di costruire un percorso di mobilitazione sociale collettiva che agisca come una grande alleanza per i diritti, i beni comuni, la casa, i servizi e il lavoro.

Il 19 marzo dello scorso anno una grande manifestazione ha invaso le strade del centro città e la Piazza Del Campidoglio al grido di Roma Non Si Vende. Movimenti sociali, associazionismo diffuso e lavoratori organizzati nel sindacalismo indipendente denunciavano il rischio che il patrimonio immobiliare della città, le aziende ex-municipalizzate e ciò che restava di pubblico a Roma venisse venduto per fare cassa, pagare il debito della Capitale ma soprattutto regalare ai grandi investitori privati tanta parte delle risorse cittadine.
A poco più di un anno, una nuova mobilitazione generale rilancia con ancora più forza il grido
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Una mobilitazione di denuncia ma anche di proposta. La denuncia è la sintesi di un coro a mille voci nel quale confluiscano i tanti problemi, piccoli e grandi, della città sui quali l’amministrazione si sta dimostrando insensibile e assente.

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La sconfitta del Partito Democratico alle elezioni amministrative di giugno e la fine della fase commissariale presagivano una fase nuova per la vita della città. La nuova giunta, del resto, sembrava aver recepito alcune delle rivendicazioni poste dagli stessi movimenti sociali, quali la difesa dei beni comuni, la ripubblicizzazione dei servizi, la messa in discussione del debito e delle politiche di austerità e l’apertura di una fase di partecipazione attiva dei cittadini. Nel giro di pochi mesi però, una buona parte di quelle aspettative è stata sistematicamente disattesa: la nuova giunta ha finito per incanalarsi nella semplice applicazione del programma di gestione della città già impostato dalla precedente giunta e dal commissario Tronca.

Ad un anno di distanza tutte le gravi questioni che attanagliano Roma non solo si presentano nella loro drammaticità, ma risultano aggravate anche dall’assenza di un piano per affrontarle. Anzi, le scelte che l’amministrazione continua a perseguire, o che non riesce a fermare, restano esattamente quelle della fase precedente. Dalla privatizzazione dei servizi pubblici, Atac in testa, allo smantellamento di grandi aziende come la Multiservizi, al coinvolgimento di grandi interessi privati nella gestione dei rifiuti, per finire all’assenza di una reale volontà di ripubblicizzare il servizio idrico.

Stessa situazione nella gestione del patrimonio. Importanti esperienze sociali e culturali della città sono state sfrattate o rischiano di esserlo, mentre va avanti la persecuzione economica nei confronti di realtà che da anni migliorano la città con progetti importanti e che semplicemente hanno curato e salvaguardato il patrimonio immobiliare abbandonato, sostituendosi alle istituzioni.

Mentre crescono pericolosamente gli indici di povertà e di forte disagio sociale, anche a causa dell’inarrestabile chiusura o ridimensionamento di grandi aziende con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro, poco e niente è stato fatto o messo in cantiere per le periferie della città. Proprio le periferie, che erano state le maggiori sostenitrici del cambiamento politico, e dove si concentra la maggior parte del disagio, subiscono così gli effetti non solo dei tagli dei servizi, non solo dell’assenza di opportunità lavorative ma anche una vera e propria aggressione in nome del rispetto della legalità.

Ancora la questione del debito di Roma, sul quale in tanti hanno chiesto da tempo un audit che renda trasparente chi sono i creditori, quanto grande sia effettivamente il debito e chi sono stati quelli che lo hanno creato. La giunta ha dimostrato di non voler avviare un reale confronto con i movimenti sociali e con le organizzazioni indipendenti dei lavoratori, ma soprattutto di non sapere e voler riconoscere il loro ruolo di rottura dei vecchi equilibri di potere. Al contrario, rispetto a ciò, la giunta ha saputo produrre solo strappi e rotture.

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Queste le adesioni, in continuo aggiornamento, Decide Roma; Unione Sindacale Di Base (@USB); Carovana delle Periferie; SALVIAMO IL PAESAGGIO, DIFENDIAMO I TERRITORI; Asia Usb; Coord Romano Acqua Pubblica (CRAP); Attac Italia; Federazione del Sociale USB; Casa Della Pace Roma; Coordinamento Comitati, Associazioni e Cittadini per il Forlanini Bene Comune; Comitato per Costituzione Roma XII; Palestra Popolare ex-Baccelli; Rete Associazioni XI Municipio; Rete Sociale del III Municipio; Comitato Roma 12 Beni Comuni; Csoa Corto Circuito; Prc Federazione Romana; Sinistra Italiana Roma; ReTer; COBAS; Confederazione dei Comitati di Base; Coordinamento popolare PAC (Parco Archeologico Centocelle Bene Comune); SPM Villa Gordiani; Associazione Transglobal;
Esc Atelier Autogestito; Communia; Nuovo Cinema Palazzo; Csa La Torre; Palpop Sanlorenzo; Acrobax; Il Grande Cocomero; Csa Astra; Lab Puzzle; Alexis Occupato; LSA 100celle; CIP – Centro d’Iniziativa Popolare; Strike spa Roma; Scup Sportculturapopolare.; Il sindacato è un’altra cosa, Opposizione CGIL, Coordinamento Lazio; Radiosonar.net; CSOA AURO E MARCO; Servizio Civile Internazionale Italia; Usi Unione Sindacale Italiana.
Queste le modalità per aderire: inserisci l’adesione direttamente sul sito /www.decideroma.com, nella sezione “Adesioni”; oppure scrivendo un messaggio alla pagina FB Decide Roma.

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