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Roberto Latini 👉 In exitu

Theatre&dance

Roberto Latini 👉 In exitu

di Debora Pappalardo

Siamo al teatro Palladium di Roma e lo spettacolo ha già attraversato luoghi differenti, dalla stazione di Milano fino a Napoli.

La rockstar romana del teatro sperimentale italiano, con il suo ultimo concer…spettacolo, reclama e ottiene ascolto proprio come fece Giovanni Testori, l’autore di ‘In exitu’, nome preso dal canto gregoriano ‘In exitu Israel de Aegypto’ che si cantava nel trasportare il corpo di un defunto nel luogo sacro e che nacque dall’incipit del salmo 113.

Spesso i testi più amati e con cui ci si sfida hanno a che fare con la follia, l’autodistruzione, la miseria, lo sdoppiamento, il cammino verso la morte. Qui il protagonista Riboldi Gino è un tossicodipendente, che si prostituisce miserabilmente alla stazione di Milano, il suo delirio è preda di tanti demoni, la goccia della ‘divinatoria’ eroina, il padre, la madre, la maestra di scuola e persone intorno alla sua squallida vita.

Testori e Latini ci invitano a riflettere sul rapporto tra esistenza, parole e fine, associando una dipendenza dall’eroina all’adrenalina secreta con l’ingresso in scena, con l’invenzione di un linguaggio.

L’abilità di ‘ridurre’ un romanzo a monologo teatrale e vestirsene mirabilmente è una carta intellettuale importante per un interprete e Latini la possiede.

Continua l’instancabile sperimentazione del suo stile, tracciata dalla tradizione di ricerca teatrale, lo fa all’interno della sua stessa sperimentazione con tutti i suoi  ingredienti, grande talento, impianti scenici, ambienti sonori, amplificazioni, distorsioni, insomma da tutto ciò di cui ha vissuto finora la sua brillante carriera pluripremiata.

Continua, con la stima e il supporto accordato dalle istituzioni culturali e dalla critica, che riconoscono nei suoi copiosi lavori una rara espressività, questa si erge nel semideserto abitato da colleghi, spettatori, studiosi e amatori, il resto delle persone sa poco della sperimentazione teatrale, la conosce meglio chi sperimenta, è una questione di comunicazione a specchi, purtroppo, ma le luci di Roberto Latini ne proiettano dei raggi al di fuori.

In apertura, tra il palco e la platea cala lenta una rete da tennis che si abbandona sul proscenio. Quindi inizia una gara, tra il testo/spettacolo e il pubblico, Latini riporta brillantemente la bellissima ricerca linguistica di Testori, è comprensibile ai più, fatta eccezione forse per qualche abbonato, è uno slang tra milanese, latino, francese e inglese. Potrebbe essere anche una partita di tennis tra ‘l’Attore senza spettacolo’ (nome di un laboratorio di R.Latini) e il teatro nella sua accezione più vasta.

Il ‘vocalist’ albergato dall’eroinomane Riboldi Gino entra in scena non prima di una sottile asta di metallo che penetra lateralmente le tende bianche della scenografia, pare rappresentare l’ago della siringa che fa una grande iniezione di eroina all’ambiente scenico per poi entrarvi e riportarcene il delirio, quell’asta di metallo si rivela poi essere anche quella del suo microfono (fedele compagno di scena), anche le voci di questo testo sembrano come l’eroina che l’interprete stesso genera e inietta attraverso questo microfono/ago, è anche un bastone con cui si aiuta in una claudicanza da ‘fattanza’ sul palco, reso soffice e morbido da tanti materassi. Eroe ed eroinomane nella sua consueta tensione febbrile, con vocalità virtuosa, delirio, movimento monotono e circolare, invariabile quasi, ombra, vocalità, bestia in gabbia, vocalità musicale, luci/ombre.

Alla fine il Latini/Riboldi viene inglobato dal rigonfiamento graduale di un grande mantello, questo diventa una enorme pallina da tennis che schiacciandolo lo espelle strisciante dalla scena (in exitu = in uscita), quindi vince il teatro/platea! (?)

Sono finiti i 70 minuti, sono ‘in exitu’ dal teatro. Poco ma sicuro è una metafora della sconfitta, della morte!

Era davvero una enorme pallina da tennis sul palco! Testori era un amante del surrealismo in arte, quindi sarebbe stato entusiasta di  Latini e dei suoi collaboratori.

Certo è che un folgorante ultimo come Riboldi Gino oggi è meno conosciuto di un ‘folgorato’ Ultimo, il cantante, non è giusto! Sarebbe un sogno se qualcuno facesse uscire una ribellione, una poetica e/o un’etica profonda, fuori dalle porte di un teatro o di un cinema, come un’esplosione invisibile, che investa le città, le provincie e tutti, di serie consapevolezze e poesia, risa, lacrime e bellezza, ma purtroppo così non è, il teatro e il cinema, oggi più che mai, vivono dentro nicchie autoreferenziali. Pazienza! Non c’è più molto spazio per le serie consapevolezze, rimane solo il dominio indiscusso delle serie TV, sono loro a sedurci, iniettarci avventure di esplorazioni, ammaestrarci passivi ai ‘nuovi mondi’/modi, cinici, poveri, noi! che finaccia! l’eroina vera! oggi ci ‘facciamo’ di serie in serie con persone poco serie, su divani e materassi fatti in serie, materassi, ora dormitori, ora harem come quelli su cui si muove il tossico Riboldi di Latini.

Nel 1988, anno di uscita del testo, il problema dell’eroina era grande e sentitissimo, un problema sociale,  preludio della fine da tossici in uscita dalla vita vera, a discapito della famiglia, degli altri, di tutto il resto, fine che abbiamo fatto tutti chi in un modo chi in un altro?

 

Debora Pappalardo

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