Eventi musica teatro mostre cinema mobilitazioni a Roma

Ridi con me. Con chi? Con Antonello Costa!

Dal 26 al 30 settembre Antonello Costa al Teatro Olimpico con Ridi Con Me. Lo abbiamo intervistato.

antonello costa_o

Antonello, hai creato più di cento personaggi. Come nascono?
Dalle cose che vivi ogni giorno, guardando un film, leggendo un libro, sentendo una battuta al bar, da un istinto comico innato; poi ci devi mettere un po’ di follia e tanta ironia, con l’unico obiettivo di far ridere il pubblico.

Ci racconti la storia di uno dei tuoi personaggi?
Ahmed, ad esempio, un egiziano che ha un bar nel quartiere africano, nasce perché una volta, girando per Roma, mi accorsi che c’erano tanti negozi di kebab. Io dissi: pensa che ridere se un egiziano invece che un kebab aprisse un bar. Come lo chiamerebbe? Kebar! A Roma tutti dicono se vedemo al bar. Che bar? Kebar è il mio…io egiziano furbo!
Da questa semplice battuta abbiamo creato tutto un mondo comico attorno al personaggio: la sua famiglia, gli amici che vivono a Roma, e da lì un intero monologo.
Toni Fasano è invece un personaggio nato quando andavo in Puglia a fare spettacoli. Decisi di creare un personaggio pugliese. Passavo sempre sulla Brindisi-Fasano e mi venne in mente, invece di Toni Manero, di chiamarlo Toni Fasano: è uno fissato con la Febbre del Sabato Sera, che confronta gli anni Settanta con quelli che stiamo vivendo.

 

 

Ti rifai molto all’avanspettacolo, ad artisti come Totò e Macario. L’avanspettacolo ti porta spesso in teatri di periferia, con l’odore di muffa, magari senza riscaldamenti nei camerini; poi ci sono i grandi format televisivi che sfornano tormentoni di varia durata, ma che poi cadono nel dimenticatoio. Tu hai lavorato sia in teatro che in televisione. Qual è la differenza tra questi due tipi di comicità?
La differenza è enorme e attiene soprattutto all’approccio professionale. La televisione, negli ultimi vent’anni, ha distrutto la comicità. Ha trasformato dei potenziali grandi comici in sicure meteore. Non ha dato il tempo a tanti comici bravi, che hanno avuto un rapido successo in spettacoli televisivi come Zelig, Colorado, Made In Sud ed altri, di fare cento o centocinquanta spettacoli l’anno in quei localacci di cabaret dei peggiori bar di Caracas. Lì veramente impari a fare il mestiere. Hanno fatto sì che tutti i comici giovani avessero un linguaggio moderno e soprattutto veloce. Vuol dire cotto e mangiato. Una comicità che non lascia niente.
I più grandi attori comici che il cinema italiano ha avuto, vengono tutti dall’avanspettacolo e dal varietà. Alberto Sordi, Macario,Totò, Peppino de Filippo, Aldo Fabrizi, Manfredi, Paolo Panelli, Bice Valori, attori straordinari che hanno fatto la gavetta sulle tavole del palcoscenico.
Io lavoro per creare quel tipo di comicità che spero faccia ridere per venti, trenta o quarant’anni e non un mese. Per la comicità di breve durata, basta che parli di quello che succede oggi: del telefonino, di politica, del traffico, delle buche.
Io preferisco il classico sketch dell’equivoco, come quello del dentista che fa Lino Banfi in Vieni Avanti Provino, quando lui va a prostitute in un appartamento che nel frattempo è diventato uno studio dentistico, creando il famoso equivoco.
Noi abbiamo scritto uno sketch che ha lo stesso schema comico, nel quale io vado da un andrologo, a fare una visita di controllo, ed entro per sbaglio in un centro assistenza per telefonini. Quello chiede: funziona? E io: certo che mi funziona, devo solo fare un controllo. E lui: a lei dura tanto? Io: Scusi, a lei che gliene frega? Lui: No, perché a me una volta mi durava otto ore, invece adesso mi dura pochissimo! Io: scusi, problemi suoi. Lui parla del telefonino e io invece penso che parli di un’altra cosa.
È uno scherzo che fa ridere sempre, perché l’equivoco è uno dei capisaldi del varietà e dell’avanspettacolo. Questa è una comicità che resterà, perché ci sarà qualcuno che dopo di me prenderà il mio sketch e lo rifarà, come io ho rifatto gli sketch di Totò, di Peppino.

Il personaggio che ti viene più naturale?
Il più facile è Don Antonino, quello che faccio da più tempo. E’ un mio zio siciliano, perché io sono siciliano. Parla con la voce alla Marlon Brando ne Il Padrino. E’ quello con cui mi diverto di più, perché è uno dei pochi personaggi con il quale parlo direttamente con il pubblico, minacciandolo se non ride: se non ridi magari torni in macchina e la trovi che stava bruciando da sola. La famosa auto-combustione. Quello è il personaggio per me più facile, che potrei improvvisare ogni sera. E’ nelle mie corde.

 

 

Quello che ti impegna di più?
Sono più complessi i numeri cantati, dove devo concentrarmi molto. In questo spettacolo ce n’è uno dove canto sai canzoni romane, che hanno in comune la parola Roma, unite in un medley. È un bellissimo numero che però richiede molta concentrazione per essere intonato e coordinato. Questi sono i momenti in cui io mi diverto di meno.

Basta essere simpatico o devi anche studiare per essere un comico?
In ogni caso devi essere simpatico, altrimenti non puoi fare il comico. Ma se non studi resti un animatore, un dilettante. Al teatro Olimpico farò numeri che faccio da quasi da vent’anni e ancora ieri sera ho provato con il corpo di ballo e con la Vocal coach. Bisogna studiare assolutamente.

Hai iniziato con il teatro classico. Perché hai cambiato strada?
Quando frequentavo il liceo classico hanno provato a farmi fare delle tragedie. Volevo fare l’attore drammatico. Ma ogni volta che mi chiamava una compagnia, e mi davano un ruolo drammatico, pensavo mi prendessero in giro, perché io aprivo bocca e loro ridevano. Anche se dicevo delle battute serie. Ad un certo punto, un regista mi ha aperto gli occhi facendomi notare che avevo una grande vis comica e un ottimo tempo comico. Forse devi provare a fare il comico, mi disse.

Hai parlato di tempo comico: mi spieghi bene cos’è?
Il tempo comico è lo spazio che tu metti tra tre, sei, otto parole e l’ultima, che è quella che fa ridere. Ognuno ha il suo. La parola che fa ridere viene detta attaccata alla parola precedente, oppure dopo uno spazio che può durare da un microsecondo a cinque secondi: quello è il tempo comico ed è quello che fa ridere.

Quindi hai deciso di fare il comico… Sì anche se all’inizio ci sono rimasto male. Come quando mi dissero: lei è un fantasista. Non sapevo bene cosa fosse, ma studiando scoprii che Renato Rascel è stato forse il più grande fantasista che lo spettacolo italiano abbia avuto, perché sapeva recitare, cantare, far ridere, ballare, suonare la batteria: era un attore completo.
Negli Stati Uniti, ad esempio, il più cretino sa fare tutto; in Italia il più bravo sa fare una cosa sola. Ci vorrebbero cento Massimo Ranieri.

Perché pensi accada questo?
A causa del sistema dello spettacolo italiano, che negli ultimi trent’anni è peggiorato sempre più, fatto di aiuti ministeriali a personaggi improbabili legati alla politica. La politica ha messo a capo di strutture teatrali fantastiche, che hanno sempre lavorato benissimo, gente non adatta a quelle posizioni.
Io produco i miei spettacoli, reinvesto quello che guadagnano nelle mie produzioni. Uno dei motivi per cui i teatri sono spesso vuoti, credo dipenda dal fatto che il pubblico non torna se ha visto spettacoli deludenti.

 

 

E’ vero che anche tu hai lavorato nei villaggi vacanze?
Sì. Ho fatto villaggio perché, quando studiavo recitazione a Roma, il mio insegnante mi disse: Antonello, per avere facilità di improvvisazione e saperti relazionare col pubblico, d’estate vai a lavorare nei villaggi turistici. Così, dal ’91 al ’98, mentre studiavo recitazione a Roma, d’estate ho lavorato nei villaggi Valtur. Nel ’98 vinsi il festival di Grottammare a pari merito con Ficarra e Picone e da allora sono in tour in tutta Italia. Dopo vent’anni di gavetta, il teatro Olimpico mi ha chiamato per aprire la loro stagione.

La regia di questo spettacolo è di Maurizio Battista. Com’è stata la tua esperienza con lui? Fantastica! Maurizio è una bellissima persona. Mi vide in un piccolo teatro romano nel ’96 e mi invitò a lavorare nel suo locale. Negli anni abbiamo vissuto entrambi una splendida avventura, ognuno per la sua strada. In occasione del mio spettacolo al teatro Olimpico, gli ho chiesto di occuparsi della regia, ma alla fine abbiamo lavorato insieme e ci siamo divertiti tantissimo.

Hypatia