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Quattro chiacchiere con Alfiero

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Quattro chiacchiere con Alfiero

Da poco tornato sulle piattaforme della rete (il 21 luglio) con il singolo “Vuoto”, il cantautore di Terracina Alfiero si avvicina a grandi passi a licenziare sul mercato il suo secondo album, la cui uscita è prevista per l’autunno del 2020 e per il quale ancora non è stato scelto un titolo.

Il tuo ultimo singolo ha un mood musicale molto vicino al rock indie di questi ultimi anni. Solo una “finestra” su un ambito musicale differente rispetto ai tuoi standard o possiamo ipotizzare una qualche virata stilistica futura verso sonorità più robuste?

L’album in uscita sarà sicuramente più robusto rispetto al precedente “Arancione”. Con “Vuoto” ho voluto introdurre i miei ascoltatori a quello che sarà il sound che caratterizzerà la mia prossima release, dove le sonorità saranno più elettriche del passato e si potrà apprezzare una ricerca di soluzioni stilistiche più marcata rispetto alla vocazione prevalentemente acustica del mio esordio.

Nel singolo “Conclusione”, uscito lo scorso 29 febbraio, racconti quella che sembrerebbe una storia d’amore molto intensa e presumibilmente finita non troppo bene. È così e, se sì, nasce da una storia vissuta in prima persona? E ti trovi a tuo agio nello scrivere canzoni di questo tipo?

 

“La Conclusione” potrebbe sembrare una canzone d’amore, sì, ma, se si riflette attentamente il testo, potrebbe anche parlare di qualche altra cosa, quindi credo che chiunque la ascolterà, potrà dargli una sua particolare interpretazione. Trattare certi argomenti dai contorni sfumati, dalle molteplici interpretazione, come può essere l’amore, comunque, è sempre bello, mi piace. Ed è sicuramente più facile scriverne che parlarne, per come la vedo io!

Sempre a proposito di singoli e vita vissuta: “Mare” (uscito lo scorso 3 giugno) nasce da una tua vicenda personale particolarmente toccante. Ti va raccontarci qualcosa sul making of del brano e se per te ha rappresentato un’esperienza in qualche modo catartica?

Inizialmente, non avevo considerato troppo l’idea di farlo uscire come singolo, proprio perché la storia che l’ha ispirato rappresenta qualcosa di molto personale, il cui ricordo custodisco gelosamente dentro di me. Invece, per una serie di ragioni successive, ho poi deciso di farlo ascoltare a tutti prima che uscisse il mio full lenght. È il racconto di una bambina che è arrivata dall’Africa nella casa famiglia in cui lavoro. Era sola e impaurita, come era normale che fosse dopo aver affrontato i pericoli della traversata del Mediterraneo in certe condizioni. Sono contento di poter dire che i pochi anni passati insieme hanno rappresentato per lei una vera propria opportunità di rinascita.

Quanto pensi che la tua professione di educatore incida nel tuo modo di comporre? E hai mai pensato di abbandonarla per dedicarti soltanto alla musica?

Può incidere perché quando scrivo racconto di me e di ciò che mi circonda. Quindi può succedere che venga influenzato da quello che vedo, dagli incontri che faccio. In passato ho pensato di dedicarmi solo alla musica, ma oggi come oggi risulta veramente difficile poterla trasformare in un lavoro a tempo pieno e dunque preferisco andare avanti in questa “doppia veste”.

  • Quando scrivi una canzone ti capita più frequentemente di partire da una traccia testuale o accade anche che le parole vengano in un secondo momento?

Non c’è una regola precisa, non mi impongo metodi a priori. A volte mi capita di partire da uno spunto testuale, altre da uno musicale.

Cosa ne pensi del fatto che ormai il mercato abbia praticamente imposto la logica dei singoli a ripetizione a discapito degli album interi?

Non mi dispiace l’idea di uscire più volte con dei singoli. Crea una giusta attesa e regala suggestioni su come possa essere il disco nella sua interezza. L’importante, comunque, è che alla fine tutto si concluda con l’uscita di un vero e proprio album, altrimenti verrebbe a mancare una certa organicità di fondo nel discorso che mi spinge a fare musica.

Con l’attenuarsi delle misure di sicurezza legate al Covid 19, sei già riuscito a riorganizzarti per i live che, immaginiamo, avevi programmato, o ti stai trovando in difficoltà? A proposito: come cambiano le tue canzoni dal vivo rispetto alla dimensione studio?

Per i live ci siamo fermati, aspettiamo l’uscita del disco per poterlo promuovere in modo più serio. Dal vivo, le canzoni presentano spesso un appeal diverso da quello che hanno in studio, quasi magico, una cosa che, secondo me, le rende più piene, più godibili.

Se ti chiedessero di circoscrivere le tue influenze tre soli nomi di singoli artisti e/o gruppi, chi sceglieresti? Che cosa stai ascoltando più di frequente negli ultimi mesi?

Questo tipo di domanda mi spiazza sempre. Ascoltando molta musica, ho difficoltà a circoscrivere le mie influenze e i miei artisti preferiti a tre soli nomi. Però ci provo in base alle ultime cose che ho ascoltato: La Municipal, The Lumineers e Gregory Alan Isakov.

 

 

 

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