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Quasi trent’anni di storia a Massimo Volume

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Quasi trent’anni di storia a Massimo Volume

Protagonisti del bel live set che Clementi e compagni hanno offerto sul palco del Festival di Villa Ada

Passano gli anni, quasi 30 ormai, ma oggi come allora i Massimo Volume continuano a rappresentare un faro non oscurabile nella scena rock italiana e non solo.

Un ruolo-guida conferitogli dalla  bontà di un songwriting che, se nella prima parte di attività del combo emiliano ha regalato le vette di ispirazione forse più alte con “Lungo i bordi” e “Da qui”, nondimeno dalla reunion del 2008 in poi si è sempre attestato su livelli qualitativi di rara pregevolezza come confermato dall’acclamato Il Nuotatore, uscito per la 42 Records qualche mese fa.

I cui estratti, ieri, sono stati protagonisti del bel live set che Clementi e compagni hanno offerto sul palco del Festival di Villa Ada, aperti (ottimamente) dai compagni di scuderia e amici di lungo corso Giardini di Mirò: nella terza e penultima data del minitour estivo congiunto, infatti, ben 7 delle 9 complessive tracce che lo compongono sono state riproposte di fronte a un pubblico che ha molto apprezzato la rinnovata verve chitarristica della band rispetto al più liquido Aspettando i barbari.

Nonostante l’abbandono di Stefano Pilia (sostituito dal vivo dalla brava Sara Ardizzoni), il trio storico ha dimostrato di saper tranquillamente reggere on stage il nuovo ispessimento della loro proposta musicale, che è tornata a navigare (è proprio il caso di dire) in acque post rock agitate ma sempre in grado di garantire all’ascoltatore una perfetta stabilità tra componente strumentale e ricercatezza espressiva. E così da Una voce a Orlando a Amica Prudenza, da Nostra Signora del Caso alla nietzscheana Fred”, per arrivare fino alla coinvolgente title track (che ha concluso la prima parte della scaletta), l’impressione è stata quella di avere a che fare con canzoni che trovano proprio nell’esecuzione fuori dallo studio il loro habitat più consono, con l’ipnotico, ossessivo drumming di Vittoria Burattini a costruire un perfetto tappeto ritmico sul quale innestare il cesello a sei corde di Egle Sommacal e le scabre linee di basso di Clementi, perfettamente padrone della scena, ça va sans dire, anche dietro il microfono con il suo sempre emblematico “recitativo vocale”, attraverso il quale continua a raccontare, anzi, a narrare piccole e grandi storie di vita quotidiana che lasciano a bocca aperta.

Non potevano poi mancare alcuni classici del passato, come i bis Alessandro, “Qualcosa sulla vita e l’emozionante gran finale di Fuoco Fatuo, suonata in compagnia dei Giardini di Mirò in una versione davvero emozionante, a sugellare un concerto che rende piena giustizia alla ritrovata ispirazione e voglia del gruppo bolognese, che, speriamo, possa andare avanti per altri tre decenni.

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