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POTERE AL POPOLO DELLA BICICLETTA!

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POTERE AL POPOLO DELLA BICICLETTA!

La recente aggressione ad un gruppo in bicicletta è la prosecuzione di una formula comune abbastanza popolare: i ciclisti rompono i coglioni (cit. turpiloquio non è mio)

L’involuzione democratica che sta investendo tutti i settori della nostra società negli ultimi anni ha raggiunto anche il mondo della bicicletta. Questo è quello che fanno pensare alcuni indizi fin troppo concreti e alcune notizie ben precise. Un segnale molto significativo per esempio è il recentissimo disegno di legge presentato dal Senatore De Bertoldi (Fratelli D’Italia) nella cornice più ampia della riforma del Codice della Strada.

Tra le norme contenute nel DDL l’obbligo del casco per i ciclisti (secondo molti esperti una misura controproducente da tutti i punti di vista), divieto di circolare contromano (condotta che uno studio Europeo invece scagiona del tutto) e addirittura l’introduzione della targa e l’obbligo dell’assicurazione di responsabilità civile.
Tutte misure che senza dubbio scoraggerebbero ulteriormente i già pochissimi, rispetto ad altri paesi, ciclisti Romani ed Italiani.

Altro episodio molto preoccupante è quello avvenuto a Torino lo scorso mese, quando un gruppo di ciclisti è stato brutalmente caricato dalle forze dell’ordine. A questo riguardo così scriveva in un post su facebook Sandro
Calmanti, cicloattivista romano molto attivo anche in seno all’”Associazione Salva i ciclisti Roma”: “Giovedì scorso, a Torino, la Critical Mass è stata aggredita dalla polizia e alcune persone sono state gettate in terra, picchiate, identificate, caserma ecc.

chiara ferragni

L’ipotesi più verosimile, avvalorata dalle dichiarazioni a caldo della questura di Torino, è che fosse una trappola. La polizia voleva fermare alcune persone, le ha seguite, e nel momento in cui si trovavano in prossimità di un incrocio le ha aggredite contestando il nuovo reato di blocco stradale contenuto nel cosiddetto decreto sicurezza. La stessa sera, a Roma, la polizia cercava di fermare un gruppo di persone a passeggio durante una serata di luna piena parlando di “assembramento” e “manifestazione non autorizzata”.
Dunque, siamo già alle estreme conseguenze: la polizia è in grado di fermare e accusare persone di gravi reati (pene da 2 a 12 anni) in modo del tutto arbitrario.
Probabilmente non è un caso che questa spia si accenda per prima sul sistema di navigazione di chi usa la bici: chi si muove in bicicletta ha più facilità a socializzare e condividere gli spazi cittadini. Inoltre, l’aggressione ad un gruppo di persone in bicicletta è la prosecuzione di una formula comune abbastanza popolare: i ciclisti rompono i coglioni (cit., turpiloquio non è mio). Ma a ben vedere la bicicletta c’entra poco. L’aggressione parla di nuovi dispositivi di controllo e di repressione arbitraria e quindi di una diminuzione sostanziale dei nostri diritti fondamentali di cittadinanza. Magari pensate che non vi interessa, perché in fondo quelle erano solo persone in bicicletta che rompevano i coglioni (cit.) a chi stava tornando a casa dal lavoro. Magari pensate che non vi interessa, ma vi sbagliate.

Foto di Engin Akyurt

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