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24 Ott. 2017
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Curata da Olivier Berggruen, l’esibizione si propone di rievocare, a cent’anni di distanza, il viaggio che Picasso compì in compagnia di Cocteau e Stravinsky al seguito della compagnia dei Balletti Russi di Sergej Djaghilev, durante il quale l’artista avrebbe conosciuto e si sarebbe innamorato di Olga Kochlova, prima ballerina dei Balletti e sua prima moglie. Meno di otto settimane che sarebbero risultate determinanti per lo sviluppo dell’arte di Picasso, un Grand Tour che lo avrebbe messo a confronto con la grande arte antica (romana e etrusca) ma anche con la cultura «popolare» (quella degli spettacoli di marionette, delle cartoline con le giovani donne in costume tradizionale) e con i fermenti del Futurismo.

Un centinaio i capolavori esposti, dal 22 settembre al 21 gennaio 2018 alle Scuderie del Quirinale, (prestati da grandi musei come il Picasso di Parigi e il Metropolitan di New York): dal Ritratto di Olga in poltrona a quello di Paul, il loro figlio, vestito da Arlecchino; da L’italiana alla natura morta Chitarra, bottiglia, frutta, piatto e bicchiere su tavola; da Il Flauto di Pan alle Due donne che corrono sulla spiaggia. Con un pezzo forte. Il sipario realizzato per il balletto Parade (e per la compagnia di Djaghilev): una grande tela (più di 10 metri per oltre 16) di solito conservato al Centre Pompidou e già esposto in Italia nel 1998, in occasione della mostra Picasso 1917- 1924 a Venezia, a Palazzo Grassi. Non sarà alle Scuderie (viste le dimensioni) ma nel vicino Palazzo Barberini, sotto le volte della grande sala affrescata da Pietro da Cortona con il Trionfo della Divina Provvidenza (1632).
Una grande occasione — spiega il curatore Berggruen — per mettere a confronto la modernità di Picasso con il grande Seicento italiano». La mostra delle Scuderie rientra nel progetto Picasso-Mediterranée avviato nel 2015 dal Musée Picasso di Parigi e dal suo presidente Laurent Le Bon.


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