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Peter Cincotti, in Italia per presentare “Long way from Home” il suo quinto album

L’intervista di Alessia de Antoniis anticipa l’unica data romana di mercoledì 13 dicembre all’ Auditorium Parco della Musica.

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E’ proprio “lontano da casa” che noi di Postit Roma abbiamo incontrato Peter Cincotti,  per presentare il suo nuovo album in uscita il 13 ottobre. Un album che esce a cinque anni dal precedente (Metropolis), scritto, arrangiato e prodotto dallo stesso Peter.

Gli chiediamo perché, dopo aver lavorato con grandi produttori, come Phil Ramon, On the Moon – e David Foster, East of Angel Town, abbia deciso di autoprodurre questo disco con un‘operazione di crowdfunding.

Ci risponde che voleva essere libero dai vincoli, sia contrattuali che artistici, imposti dalle case discografiche e avere il completo controllo della produzione, creando un album più personale dei precedenti, scegliendo da solo la sua musica e percorrendo in piena autonomia quella “long way” che porta ogni artista ad esplorare se stesso attraverso la propria arte.
Questo progetto è stato realizzato da Peter grazie a PledgeMusic, la piattaforma che gli ha consentito di coinvolgere i suoi fan la raccolta dei fondi necessari per produrre l’album e anche di capire in quale direzione il suo pubblico voleva che lui andasse.

Long way from home è un album nato per essere suonato live, adattato estemporaneamente alle reazioni del pubblico, diverso in ogni parte del mondo. Peter ricorda, ora divertito, della sua prima volta in Giappone: la platea in religioso silenzio dall’inizio alla fine dell’esibizione. Per gli artisti sul palco una situazione fallimentare. Peter e la sua band terminano di suonare e … standing ovation e tre bis!

In Long way from home, Peter mescola con naturalezza le sue anime jazz e blues  – Roman skies, Long way from home, Wanna be – con l’hip-hop, il funk e il pop  – Story for another day.  Ma non chiedetegli a quale stile appartiene la sua musica: non vuole sentirsi un CD da mettere in una sezione piuttosto che in un’altra su uno scaffale di un negozio di musica.
C’è anche tanta Italia in questo album.

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Palermo, una delle prime canzoni scritte, trae ispirazione da uno dei suoi tanti viaggi in Sicilia: “una notte ho sognato l’intera canzone, mi sono svegliato e l’ho scritta”. “Questo è uno dei pregi dell’avere una sala di registrazione in casa”, ci dice Peter.

Roman skies è un’altra canzone ispirata all’Italia: “ho iniziato a scriverla durante un viaggio a Roma, mentre ero seduto sul sedile posteriore di un taxi. Parla di infedeltà il rimpianto. È la storia di due persone che hanno molti rimorsi a causa delle loro situazioni di infedeltà e solo venendo a Roma, ritrovandosi a Roma, si sentono effettivamente liberi di amarsi”.

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Una canzone molto speciale per lui? Probabilmente Sounds of summer. “Lo studio del Jersey Shore l’ho costruito al piano terra della casa dove andavo film da bambino. Quel Walkie sono fonte di ispirazione per le mie canzoni. Tutti i miei ricordi d’infanzia sono raccolti in quella casa e non avrei potuto immaginare un modo migliore per chiudere questo album”.

Un’ultima domanda sul ricordo che ha della sua collaborazione con Silvio Muccino, è sua la colonna sonora del film “La legge del desiderio“. Il suo volto, segnato dalla stanchezza del jet leg e delle tappe forzate per promuovere il suo disco, si illumina : Yes!….I love him!. E’ vero che Muccino lo ha contattato via Skype e non si sono mai incontrati? Sì, è andata esattamente così! C’è stata una relazione a distanza via Skype, Silvio mi mandava le idee visive, oppure mi diceva: ‘nella musica metti un 30% di Angel Town… Un 30% di Joe Cocker”…. Poi però mi veniva lasciato il tempo e il silenzio per poter creare la mia musica. Davvero una bellissima esperienza!

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Quando ha solo 18 anni il New York Times scrive di lui “uno dei più promettenti pianisti cantanti della nuova generazione”. Ha suonato alla Carnegie Hall, al Madyson Square Garden, all’Olympia di Parigi, al Montreux jazz festival, alla Casa Bianca per Clinton e Obama, ma anche per il presidente Underwood in House of Cards.

In Italia ha duettato al Festival di San Remo con Simona Molinari (“E’ stata un’esperienza unica e mi piacerebbe tornare come ospite”, ha detto Peter durante l’intervista. Ha collaborato con artisti del calibro di Ray Charles, Andrea Bocelli e David Guetta.

Ora è pronto per iniziare il suo nuovo tour mondiale che lo porterà in Italia a dicembre per cinque concerti: martedì 5 dicembre al Blue Note, Milano; martedì 12 dicembre al Teatro Puccini, Firenze; mercoledì 13 dicembre all’ Auditorium Parco della Musica, Roma; giovedì 14 dicembre al Modo, Salerno; per concludere venerdì 15 dicembre al Teatro Forma, Bari.

“Cosa accade ora”? Chiedeva da bambino Peter al padre quando gli raccontava una storia. Lui avrebbe risposto come il titolo di una delle più belle canzoni di questo album: “It’s a story for another day“.

di  Alessia de Antoniis


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