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Occupato per un giorno il Palazzo Nardini da Noantri Cittadini Planetari

Diverse associazioni di artisti hanno occupato il palazzo del centro città, per protestare contro la vendita ai privati.

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Il 9 giugno 2018 abbiamo aperto per un giorno alla città e al mondo lo storico palazzo del Governo Vecchio, tra piazza Navona e Campo de’ Fiori, chiuso da 32 anni e di recente oggetto di una speculazione immobiliare che lo intende trasformare in un hotel di lusso. 

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Noantri Cittadini Planetari è il collettivo che rivendica l’occupazione simbolica durata un solo giorno, del Palazzo in via del Governo Vecchio. Conteso ultimamente fra Invimit, la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che si occupa della vendita, e la Soprintendenza speciale di Roma che ha avviato nei mesi scorsi la riformulazione del vincolo di interesse storico-culturale per rendere l’edificio inalienabile. Ora tutto è in mano al ricorso del Tar.

A sostegno del vincolo, Stalker, Scomodo, Rialto Sant’Ambrogio ed altri, hanno aperto il palazzo ed hanno appeso uno striscione con la scritta: Roma sogna. Allestendo una instant-mostra di disegni e altre opere sui muri del palazzo. Chiediamo di esplorare e sperimentare processi di azione, formazione e trasformazione sociale al riparo dalla conflittualità politica, dalla labirintica burocrazia, dalla speculazione economica, dalle logiche clientelari, dall’ossessione securitaria e dall’astratta normatività. Una sperimentazione che istruisca e informi un agire politico e legislativo concreto che finalmente corrisponda alle esigenze della cittadinanza, un processo necessario e inderogabile, il solo in grado di riaprire le porte di questa città al futuro. 

L’assessore alla ‘Crescita Culturale’ e vicesindaco, Luca Bergamo , in un dibattito pubblico a fine giornata, ha dichiarato di voler proporre alla Invimit di aprire il palazzo in via sperimentale come spazio sociale e culturale. La nostra città ha vissuto già numerosi e tristi esempi di apertura ‘partecipata’ attuata dalle istituzioni, dall’esperienza di Perdutamente al Teatro India del 2012, fino all’epilogo dell’esperienza del Teatro Valle.

Riportiamo il comunicato stampa, firmato da Noantri Cittadini Planetari ed una carrellata di immagini.

Con l’azione del 10 giugno, abbiamo dichiarato che non vogliamo essere alienati, né alienabili, e che abbiamo intenzione di prendere in carico la liberazione degli spazi collettivi resi inaccessibili, garantendone l’accessibilità attraverso il loro uso creativo, facendone i laboratori di una  rigenerazione sociale…

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Il palazzo, costruito alla fine del ‘400 e adibito per secoli a sede del governo della città, è il simbolo del sistema clientelare che sottrae alla città il suo patrimonio più prezioso con la scusa di fare cassa, in realtà arricchendo i soliti potentati. Nel 2011 la Regione Lazio lo ha acquistato per 38 milioni, più altri 6,5 milioni per il restauro, è stato poi venduto ad un privato a soli 18 milioni. A differenza di altre situazioni in cui l’operazione è riuscita, per palazzo Nardini il Ministero dei Beni Culturali ha rilevato (tardivamente) un vincolo storico-artistico che lo rende inalienabile, bloccando l’operazione. Il conflitto tra istituzioni – e tra le istituzioni e l’investitore privato che lo ha acquistato – renderà impraticabile per almeno dieci anni qualunque possibilità di uso del palazzo. È un tempo inaccettabile in una città che ha bisogno di spazi sociali, culturali, ricreativi, artistici.
Interamente restaurato, ma senza finestre, palazzo Nardini rischia in dieci anni di andare in rovina e di non valere neanche più i pochi milioni di euro per cui è stato venduto.

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Per Noialtri Cittadini Planetari il patrimonio pubblico è della collettività, quindi inappropriabile e non alienabile. L’alienazione è quella a cui è sottoposta la cittadinanza romana, che vede la città trasformata in una merce per il profitto dei pochi soliti noti. La città storica sta diventando una nuova periferia, un quartiere luna park per turisti, è in atto un processo inaccettabile di erosione speculativa e consumistica che fa della città merce e macerie. Con l’azione di oggi abbiamo dichiarato che non vogliamo essere alienati, né alienabili, e che abbiamo intenzione di prendere in carico la liberazione degli spazi collettivi resi inaccessibili, garantendone l’accessibilità attraverso il loro uso creativo, facendone i laboratori di una rigenerazione sociale, civile e culturale urgente e necessaria.

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Dopo un corteo durante il quale abbiamo segnalato gli oltre 160 luoghi abbandonati di Roma che abbiamo individuato, siamo entrati a palazzo Nardini, portando artisti, poetesse, cantanti, animali, direttori di musei, studenti, cittadini e idee. Abbiamo aperto il palazzo alla città, abbiamo fatto entrare i turisti e a chiunque passasse su via del Governo Vecchio; per un giorno il palazzo è tornato a respirare e vivere. Palazzo Nardini era stato occupato dal 1976 al 1984 dai collettivi femministi romani, che ne fecero la Casa delle donne, poi trasferita al Buon Pastore e attualmente a rischio di sgombero; da allora era rimasto vuoto, tranne nel 2014 quando fu occupato per un giorno.
L’assessore Luca Bergamo, vicesindaco di Roma, ci ha visitato a fine giornata, e in un dibattito pubblico ci ha promesso un impegno perché la Invimit apra il palazzo in via sperimentale come spazio sociale e culturale. Chiediamo alla politica e agli enti gestori del patrimonio dismesso di accogliere e legittimare uno spazio del possibile, liberamente accessibile alla creatività sociale che oggi solo l’Arte può catalizzare.

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Chiediamo di esplorare e sperimentare processi di azione, formazione e trasformazione sociale al riparo dalla conflittualità politica, dalla labirintica burocrazia, dalla speculazione economica, dalle logiche clientelari, dall’ossessione securitaria e dall’astratta normatività. Una sperimentazione che istruisca e informi un agire politico e legislativo concreto che finalmente corrisponda alle esigenze della cittadinanza, un processo necessario e inderogabile, il solo in grado di riaprire le porte di questa città al futuro.Abbiamo lasciato il palazzo di buon grado, convinti della buona fede dell’assessore: ora speriamo di vedere presto dei fatti seguire le parole. La nostra mobilitazione prosegue fino a lunedì. Oggi stesso (10 giugno)  convocata un’assemblea cittadina alle 17 al Teatro India. Siete invitati e invitate a partecipare: Incontriamoci per immaginare e costruire insieme un futuro più desiderabile, dal quale nessuno venga escluso, dove i problemi da affrontare smettano di essere terreno di aspri conflitti, oscuri, spesso insolubili, comunque estranei all’interesse comune, ma diventino il terreno fertile su cui rigenerare Roma, ancora una volta dalle sue rovine.’

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