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Beni pubblici e delibere infami del PD: dove stanno i tavoli partecipati dei 5s?

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Beni pubblici e delibere infami del PD: dove stanno i tavoli partecipati dei 5s?

Appuntamento alle ore 16 al Campidoglio lanciato dalla rete DecideRoma: “Contro la logica del bando, devono essere riconosciute altre procedure di evidenza pubblica che valorizzino l’autonoma iniziativa delle persone sui territori, la cooperazione invece che la concorrenzialità, il valore sociale invece che quello economico, la partecipazione dal basso invece che il governo dall’alto”.

Il patrimonio immobiliare pubblico deve essere considerato un bene comune. Non si tratta di uno slogan, ma di una indicazione precisa: se un bene è “comune”, significa che non appartiene solo al Comune di Roma, ma è nella disponibilità di tutti i cittadini, che devono poterne decidere insieme l’uso e potervi accedere liberamente. DecideRoma, lancia il presidio per aprire, sul terreno del patrimonio pubblico immobiliare, un processo permanente di democrazia diretta e di partecipazione dal basso.
Gli effetti dell’operazione Mafia Capitale, che ha portato alla luce tutte le speculazioni e le ruberie con le quali la città è stata depredata negli ultimi decenni da politici ed amministratori, hanno generato un’ansia di legalità che si sta rivolgendo ora non solo contro i reali responsabili. La giunta Marino, infatti con la delibera 140 / 2015 ha affrontato la corruzione, ordinando il patrimonio capitolino in concessione, dato per due soldi in cambio di favori o di consensi, aprendo 800 istruttorie e non distinguendo fra le associazioni che realmente promuovono il miglioramento sociale e culturale in città e le grandi società intitolate alla nonna morta degli amici dei potenti.

Ora la Giunta Raggi è riuscita a rispondere ai disastri della precedente amministrazione, con una delibera piccola piccola, con un atto che in sostanza ripropone la stessa 140, ordinando di proseguire gli sgomberi, partendo sì dalle realtà commerciali, ma proseguendo prima o poi con le realtà sociali e associative –  dalla Scuola Popolare Di Musica Di Testaccio, alla Accademia Filarmonica Romana, all’Associazione PeterPan Onlus, al Csoa Corto Circuito, alla Palpop Sanlorenzo, al Celio Azzurro fino al Rialto Sant’Ambrogio, all’ associazione Vivalavita Onlus Italia, al Csoa Spartaco.  Un atto utile, per prendere tempo per scrivere un nuovo Regolamento sulle concessioni, che dovrebbe servire a normare l’intero settore. È proprio sui contenuti di questo futuro Regolamento – cui stanno lavorando gli Assessori Bergamo e Baldassarre, i primi a candidarsi come interlocutori della Roma solidale, e l’Assessore Mazzillo, le cui deleghe gli attribuiscono una responsabilità primaria  –  che il 10 marzo alle ore 16 DecideRoma lancia la mobilitazione al Campidoglio, con istanze precise.

La prima, è la scrittura partecipata del nuovo Regolamento, attraverso un confronto pubblico e partecipativo sui contenuti per accogliere le istanza della cittadinanza. Richiesta in linea con il modus operandi del Movimento 5 Stelle, che ha basato la sua propaganda elettorale proprio sulla trasparenza e la partecipazione, eppure oggi che amministra la città, non riesce più a dialogarci. Nè la ex giunta PD, tantomeno la attuale, hanno riconosciuto il valore di numerose strutture che animano ed arricchiscono Roma, dai centri sociali ed interculturali, ai luoghi che promuovono cultura, alle onlus ed associazioni che lavorano nel sociale, nei termini della richiesta di centinaia di migliaia di euro per la permanenza nei luoghi in cui sono diventati punto di riferimento.

La città necessita di applicare il metodo dei beni comuni urbani. Sembra incredibile, ma fu la stessa Sindaca Raggi a presentare, nella scorsa consiliatura, una bozza di Regolamento sui beni comuni urbani; su questo tema, d’altronde, è stata svolta tutta la campagna elettorale di chi oggi governa Roma, mentre oggi il patrimonio pubblico è utilizzato per riempire le casse capitoline, regolato peraltro dalla disciplina dei bandi pubblici. Contro la logica del bando, devono essere riconosciute altre procedure di evidenza pubblica che valorizzino l’autonoma iniziativa delle persone sui territori, la cooperazione invece che la concorrenzialità, il valore sociale invece che quello economico, la partecipazione dal basso invece che il governo dall’alto.

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