Connect with us

Massimiliano Vado e Laura Lattuada all’Off-Off Theatre con Questo Amore

ARTICOLI

Massimiliano Vado e Laura Lattuada all’Off-Off Theatre con Questo Amore

La complessa trama di una storia semplice, di un amore che vive oltre la morte.

Da martedì 20 a domenica 25 marzo all’OFF/OFF Theatre, sarà di scena Questo Amore con Laura Lattuada, Massimiliano Vado ed Eleonora De Luca, tratto dal romanzo omonimo di Roberto Cotroneo, con la drammaturgia e la regia di Matteo Tarasco.
Ne abbiamo parlato con Laura Lattuada

Come nasce questo progetto? Nasce da un incontro, avvenuto anni fa, tra me e Roberto Cotroneo, che mi diede questo libro chiedendomi di farne un adattamento teatrale.
E’ una storia ispirata ad una vicenda realmente accaduta.

Questa è la storia vera: un incidente d’auto, Anna e suo marito Edo davanti, le due figlie sul sedile posteriore. Edo muore. Anna in coma. Quando si riprenderà continuerà a coltivare il ricordo del marito quasi fosse ancora vivo, quasi dovesse tornare da un momento all’altro.Questa storia è rispettata?  Lo sfasamento spazio-temporale del romanzo di Roberto Cotroneo, è stata conservata nell’adattamento di Matteo Tarasco, per cui solo alla fine si capisce chi dei due sia morto. Quello che qui si vuole raccontare è che l’amore è più forte di qualsiasi altra cosa, anche della morte.

Cosa viene rappresentato? In scena vengono portati i dialoghi e le memorie un po’ scomposte di Edo, di Anna e della figlia Margherita, l’unica persona reale e concreta, che si ritrova tutti i giorni con una madre in coma.
Ma in scena, sia io che Max Vado, ci relazioniamo continuamente, dialoghiamo, in questo interregno tra la vita e la morte.
La domanda mai pronunciata, che è però presente nella storia, riguarda il fine vita e quanto sia giusto interrompere una vita attaccata ad una macchina, perché la storia parla di una donna che resta a lungo in coma.

Il testo cela un doppio messaggio o è solo un modo per narrare un amore? Sicuramente è un testo che parla d’amore, ma poi ognuno può leggerlo attraverso le proprie esperienze sulla vita, sulla morte, sull’assenza. Max, ad un certo punto, dice che la morte è una curva della strada, che non ti consente di vedere cosa c’è dopo. Io dico che l’assenza è un miraggio rovesciato. Sono tutte cose in cui ognuno di noi si può ritrovare.
Personalmente, trovo che la chiave di lettura di questa storia sia la memoria, grazie alla quale la dimensione spazio-tempo perde il suo valore.

Laura Lattuada_Ph_ DANNY'S SHUTTER_Rid

C’è un punto in cui Anna dice: Da allora Edo è venuto ogni giorno a trovarmi, mi ha raccontato mille storie. Storie di me che non potevo più avere storie. Si parla di Edo e di Anna, dei loro dialoghi, ma chi andava realmente al capezzale della madre era la figlia Margherita. Che ruolo ha la figlia nella storia? La figura di mia figlia, che cerca disperatamente di riportarmi in vita, non entra in contatto con me. Io interpreto una donna che, nel momento in cui si trova in questa situazione, sente solo il richiamo dell’amore per  suo marito. Anna è una madre affatto materna, totalmente concentrata su Edo. Quando mia figlia mi parla, io, anche se in coma, la sento, ma parlo per conto mio, non replico alle sue affermazioni; lei non ha percezione di ciò che le dico, per lei sono solo una donna in coma che non può risponderle. L’azione si svolge contemporaneamente, ma su due piani diversi.
E’ una storia che si racconta con difficoltà ma si trasmette bene in teatro.

Il fine della pièce è quindi quello creare emozioni nello spettatore, al di là delle parole? Assolutamente sì. Anche noi che le recitiamo, galleggiamo sulle parole, non vogliamo entrarci dentro, perché l’emozione, che si manifesta nell’istante in cui la parola viene detta e ascoltata, è unica per ogni spettatore.
Questo accade anche leggendo il libro: se cerchi di analizzarlo, perdi le emozioni che vuole trasmettere.
Questo Amore è un’opera che va sentita, percepita; se la filtriamo attraverso il piano razionale, perde il suo fascino, può risultare incomprensibile o addirittura pesante. Perde quella leggerezza che ha nonostante la situazione contingente. Vogliamo comunicare su un altro piano.
Addirittura Tarasco ha studiato abiti di scena neutri. Io indosso un abito come quelli del teatro danza di Pina Bausch, nero, fuori dal tempo, non ho le scarpe, sono a piedi nudi. Anche Massimiliano indossa abiti neutri. Proprio per non far entrare lo spettatore in una storia concreta.

L’obiettivo è togliere. Il linguaggio di Cotroneo è di livello alto e lo abbiamo semplificato, abbiamo eliminato  nella recitazione quell’enfasi che allontana la trasmissione diretta dell’emozione, che fa sembrare il dialogo finto. Vogliamo che i dialoghi non appaiano recitati. Ciò implica un grande lavoro sulla parola e sulla fisicità, con posizioni neutre, senza eccessivi movimenti del corpo. E’ una storia dove si entra con facilità se ci si lascia andare.

E’ una mise en scène del libro? No, è un testo riscritto appositamente per il teatro. Perché una trasposizione di un libro, sia al cinema che al teatro, non è mai fedele e se lo spettatore si attende la stessa cosa, ne rimane deluso.

L’immenso Antonin Artaud diceva che il teatro è la vita stessa in ciò che ha di irrappresentabile, che il teatro non deve copiare la realtà ma ci deve mettere al cospetto di un’altra dimensione, che la rappresentazione deve creare emozioni. Se Matteo Tarasco, gli attori Laura Lattuada, Massimiliano Vado ed Eleonora De Luca, come sembra, porteranno in scena tutto questo, assisteremo sicuramente ad uno spettacolo emozionante.

Alessia de Antoniis

 

 

 

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

More in ARTICOLI

To Top