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Lost in Torpigna

Editoriale

Lost in Torpigna

La saga della Metro C

Trenino Giallo, noto sex simbol del quartiere, rincorso ed amato da molti, è il protagonista dell’ultimo episodio della seguitissima serie ‘Roma Capitale vs Romani’, tratta dal cult ‘Metro C. Cronaca di un disastro annunciato’, presentato in prima visione nelle sale di Torpignattara, nel pieno della torrida estate 2019.
Coprotagonista è proprio lei, Metro C., così bella da sembrar quasi un dipinto di una cattedrale nel deserto, definita dalla Corte dei Conti «Anomala, illegale, rovinosa».
Realizzata con un ritardo di oltre dieci anni, allagata dopo tre giorni dall’apertura e mai completata nel tratto fino a Grottarossa. I suoi costruttori avrebbero incassato somme non dovute, sfruttando il silenzio-assenso di dirigenti e funzionari pubblici e privati, di destra e sinistra. Roma Metropolitane, secondo i magistrati contabili, ha approvato 45 varianti di progetto riconoscendo gli extra costi a Metro C spesso senza preventiva autorizzazione dell’ente finanziatore, cioè il Campidoglio, comportando un danno erariale complessivo superiore ai 350 milioni di euro.
Come giustificare tale sperpero di denaro?
Finalmente, dopo dieci anni di intrighi e intrallazzi, si iniziano a svelare i retroscena dell’‘Accordo del Ferro’, l’intesa stipulata tra Roma Capitale, Rete ferroviaria italiana e Fs Sistemi Urbani, sul sistema metro-ferroviario del ‘nodo Pigneto’ e che prevede la realizzazione di una nuova stazione di interscambio tra ferrovie regionali e Metro C completamente interrata, con conseguente modifica dello spazio urbano sovrastante.
La puntata inizia con l’annuncio della prossima morte di Trenino Giallo. Dapprima lo sgomento dei cittadini, che si tramuta in un’azione di MAILBOMBING, per evitare la soppressione della linea che collegava la stazione Termini a Giardinetti, al grido di “Il trenino non si tocca!” Il colpo di scena è la scoperta del tradimento di Metro C e dei suoi accordi sotterranei per depotenziare ed impoverire progressivamente le linee esistenti.
Come nelle migliori soap, le avvincenti vicende dei due si intrecciano con le vite dei cittadini di Torpignattara che con occhio da falco attendono ansiosi in mezzo la strada, pronti a far zapping fra le macchine per non perdere il mezzo, che altrimenti c’è da aspettare un’ora. Quando passa il 105 si festeggia. Gremiti i funerali del 412 e di un pezzo dell’81. Aumenta il premio del concorso ‘A che cazzo serve il 50’, perché nessuno riesce a risolvere l’indovinello. Tutti ricordano il bus di via Filarete, che spavaldo collegava i punti strategici e nevralgici del municipio, considerando che non c’è neppure un marciapiede che collega Torpignattara alla metro di Arco di Travertino.
Riusciranno i cittadini a pretendere un dialogo strutturale con le istituzioni? Otterranno l’impegno di rendere organica la definizione di un assetto della futura mobilità, più coerente con i bisogni delle loro vite? Ferrovie dello Stato darà una risposta sulle modifiche in atto e soprattutto realizzerà opere di ‘compensazione’, per esempio un raccordo ciclabile che colleghi Tor Sapienza al Quadraro, passando da via Fieramosca e Mandrione? La stazione Casilina diventerà la più grande piantagione di marijuana d’Europa, nonchè centro territoriale dello spaccio di eroina?
Trenino Giallo alla fine non morirà e c’è grande attesa per la prossima stagione.

Illustrazione di Francesca Mariani 

 

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