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Lolite in scena al Teatro Belli. Le video interviste di Postit.

Un urlo silenzioso di un esercito di adolescenti inascoltato da un popolo di scimmie sorde, cieche e mute: noi adulti.

Gilberta Crispino la madre

In scena al Teatro Belli fino al 25 marzo. Abbiamo parlato con l’autore e regista Francesco Sala, scrittore e regista della pièce, e videointervistato il cast  Giancarlo Fares, Gilberta Crispino, Chiara Scalise, Benedetta Nicoletti e Davide D’Innocenzi


Francesco, perché hai deciso di affrontare questo argomento?

E’ la prima volta che tratto un tema così contemporaneo, perché in genere come regista, lavoro insieme a mia moglie, Viola Pornaro, e, con la nostra associazione che si chiama Teatrometis, facciamo rievocazioni di carattere storico. Abbiamo fatto biografie di poeti e di scrittori come Gozzano, Salgari, D’Annunzio, per citarne alcuni; ci siamo sempre interessati all’intreccio tra letteratura e biografia. Quando nel 2013 scoppiò il caso delle baby squillo dei Parioli, ne rimasi colpito. Mi colpì l’età e il fatto che fosse un fatto che coinvolgeva un quartiere bene della capitale. Nelle vite dei clienti c’è questo principio della doppia morale, fuori insospettabili professionisti, con le iniziali ricamate sulle camice, con la targa di ottone al portone, e poi infognati a consumare sesso rapido con delle ragazzine. E vogliono che siano ragazzine! Dalle chat allegate agli atti, ai quali ho avuto accesso grazie al PM romano Cristiana Macchiusi, che ha seguito il caso e che ha scritto un libro che si chiama Ragazze in vendita, emerge che i clienti volevano avere rapporti con ragazzine non professioniste. C’è un vampirismo nei confronti dell’adolescenza, ultimo tabù rimasto insieme all’infanzia. A quel punto ho cominciato a far lavorare la fantasia, perché lo spettacolo è liberamente ispirato al caso dei Parioli, ma non ci sono riferimenti diretti; ho riflettuto sulla vecchia diatriba tra avere ed essere; mi è tornato in mente Sei personaggi in cerca di autore, dove, nel budoir di madama Pace, il padre incontra la figliastra. Ho utilizzato le conversazioni riportate nei verbali, nelle quali queste lolite riferiscono che, facendo sesso con questi clienti, si sentivano altro da sé. Si immaginavano di essere un personaggio, cercavano di chiudere gli occhi e diventare altro: “fallo con lui come se tu fossi un’altra persona”, è una delle frasi che emergono dalle intercettazioni. Noi attori facciamo questo quotidianamente, ma è una tecnica che ci viene insegnata, spiegata e che impariamo a gestire, mentre nella vita quotidiana questa è una scissione pericolosa che può portare a patologie irreversibili, come la schizofrenia. C’è poi un altro aspetto: la famiglia. Sono famiglie dove la figura paterna non esiste più, è assente, è solo un bancomat; le madri sono competitive e attente all’apparenza. Siamo di fronte a genitori che ragionano da single. I ragazzi comunicano attraverso strumenti, come cellulari e pc, non si parlano. Il drammaturgo, però, deve fare la sospensione di giudizio, non può giudicare questi padri e queste madri. Queste situazioni, se non colte in tempo, possono capitare a chiunque e, per comprenderle, dovremmo metterci nei panni delle persone coinvolte.

Tu lavori anche con i ragazzi. Che impressione hai di queste nuove generazioni?
Insegnando teatro, noto che i ragazzi sono manichei, è tutto nero o tutto bianco: alcuni sono tradizionalisti al massimo, altri fanno finta di essere modernissimi, non conoscono le famose sfumature di grigio. I ragazzi spesso hanno come obiettivo il soddisfacimento dell’immediato, che è un soddisfacimento compulsivo: è esattamente quello che vuole il marketing, la pubblicità.

Pensi che aver avuto un presidente del consiglio che ha, di fatto, sdoganato le lolite, abbia influito sulla tolleranza di questo fenomeno? Lui è come sembra. Poi ci sono molte persone che non sono come sembrano, che predicano bene e razzolano malissimo. Quando i maîtres à penser, i personaggi di riferimento, sono Fabrizio Corona o la moglie, cosa ci aspettiamo? I ragazzi non hanno come modelli di riferimento persone che ce l’hanno fatta grazie a qualità positive. Oggi la cultura è una cosa noiosa, da sfigati. Un professore guadagna molto meno di uno che fa un’ospitata in televisione. Questo è il dio denaro con cui si confrontano i giovani d’oggi. Dobbiamo far tornare di moda la cultura.

Non trovi che ci sia una tendenza a voler giustificare questa parte di società malata, cercando le cause della depravazione nelle famiglie assenti, nella scuola che non funziona, nei sistemi di informazione, mentre dovremmo imprimere una lettera scarlatta addosso agli uomini in giacca e cravatta, di cui parlavi prima, che vogliono avere rapporti con le minorenni? Alla fine mi sembra che in certi ambienti prevalga quell’atteggiamento strisciante borghese, perbenista, che fa dell’unità della famiglia l’unico valore da difendere. Parlare solo di baby squillo, non trovi sia un modo occulto per concentrarsi sulle ragazze distogliendo l’attenzione dai clienti? Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Chi siamo noi per autorizzare l’inquisizione? Questa è una delle tante contraddizioni italiane, come quando siamo tutti contro l’evasione fiscale però paghiamo l’idraulico a nero perché con la fattura mi costa di più. Siamo pronti all’autoassoluzione e siamo pronti all’inquisizione quando riguarda gli altri. Pietro Nenni diceva di fare attenzione a questo atteggiamento, perché ci sarà sempre qualcuno più puro di te che ti epura. Non dobbiamo fare i giacobini, ma educare tutti: genitori, insegnanti, figli. Dobbiamo tirare fuori le passioni e in questo il teatro può dare una mano. Siamo di fronte alla famiglia adultescente, di cui parla Massimo Ammaniti, dove le mamme e i papà restano adolescenti e i bambini crescono. Questo mettere i figi allo stesso livello, essere amici dei figli, avvocati dei figli, non li fa crescere. I figli devono lottare e risolversi i loro problemi, la vita è sacrificio. Ognuno deve fare la sua parte e deve farla nel miglior modo possibile. Come diceva Brecht se vuoi che cambi il mondo, tu cambia te stesso.

Alessia de Antoniis