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Lo zoo di vetro.
Il dramma della memoria al Teatro India

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Lo zoo di vetro.
Il dramma della memoria al Teatro India

La regia poetica di Cirillo si misura con un classico del teatro del novecento, mostrando meccanismi familiari sempre attuali e personaggi reali, nell’Italia di oggi come nell’America degli anni ‘40.

Un testo dalla doppia natura: realistico nella descrizione dei rapporti tra i personaggi, ma totalmente onirico rispetto al tempo della vicenda e al tempo della sua rappresentazione. Potente messa in scena dell’atto del ricordare e del rapporto con il passato come luogo del rimpianto: “Il futuro diventa presente, il presente passato, e il passato un eterno rimpianto” si dice nel testo.

Al centro della vicenda il fallimento di una famiglia, una madre che vive ancorata al ricordo di una giovinezza dorata, un gruppo di ex-giovani ormai senza più età. L’opera, attraverso cui l’autore, Tennessee Williams, raggiunge la notorietà nel 1944, è ricca di riferimenti autobiografici. L’azione, intervallata dalle narrazioni di Tom, si svolge nel modesto appartamento di un triste quartiere di Saint Louis, dove lo stesso Tom vive con la madre, abbandonata dal marito, e con la sorella Laura, psichicamente immobilizzata nel suo complesso di inferiorità. Lo zoo di vetro di Williams rappresenta “l’inganno dell’immaginario”, non è casuale la grande importanza, data dall’autore, all’atto del proiettare.

Il riflettore teatrale che il narratore/figlio punta sui personaggi, i molteplici film nei cinema dove si rifugia Tom per sfuggire alla realtà, e anche gli stessi animaletti di vetro che compongono lo zoo del titolo sono l’emblema della fragilità e della finzione: sono essenze quasi prossime all’assenza, non a caso trasparenti.

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