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L’evasione possibile. Il Festival di Storia quest’anno parla di carcere, vita e diritti.

Tre giorni di incontri, proiezioni, spettacoli teatrali, esposizioni e concerti. Focus della settima edizione: i diritti dei detenuti.

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Il diritto all’affettività, le necessità e le richieste della popolazione carceraria femminile e minorile, le legislazioni emergenziali, questi i temi affrontati nella settima edizione del Festival di Storia che anche questa volta è ospitato dalla facoltà di Giurisprudenza de “La Sapienza” Università di Roma e gli spazi del Nuovo Cinema Palazzo. Il Festival, quest’anno, rende omaggio nel titolo, al romanzo di Sante Notarnicola, operaio, comunista, rapinatore di banche, carcerato e poeta, che nel 1972 pubblica per Feltrinelli L’evasione Impossibile.

Una tre giorni in cui si indaga attraverso testimonianze e discussioni, proiezioni di documentari e incursioni teatrali la connessione tra la storia dell’istituzione carceraria e le storie della popolazione reclusa. I caratteri secolari del mondo penitenziario: l’emarginazione e l’impermeabilità verso l’esterno, la violenza tra custodi e custoditi, l’eterna contraddizione tra le finalità dichiarate di recupero sociale e quelle attuate mediante radicate prassi carcerarie difficilmente riformabili.

Venerdì 26 la kermesse apre con un tavolo di discussione sul diritto all’affettività in carcere a cui parteciperanno il Professore Pasquale Bronzo (ricercatore di procedura penale presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza), Rita Bernardini (deputata radicale XVI legislatura), Valentina Esposito (regista e autrice, ha lavorato per oltre un decennio all’interno della C.C. Roma Rebibbia N.C. Nel 2014 fonda Fort Apache Cinema Teatro, compagnia di attori detenuti in misura alternativa ed ex detenuti, esterna al carcere).

Prima e dopo il dibattito la proiezione documentario L’ora d’Amore di Andrea Appetito e Christian Carmosino Mereu. Girato per la maggior parte all’interno del carcere, un luogo in cui ogni passo ha una barriera e ogni contatto umano è mediato dal controllo, segue le vicende sentimentali di alcuni reclusi, il rapporto con l’esterno, il tentativo di un riscatto contro la solitudine e la paura. A seguire Ombre della Sera di Valentina Esposito, interpretato dai detenuti e dagli ex detenuti del Carcere di Rebibbia N.C., un film che nasce con l’intenzione di raccontare il difficile percorso di reinserimento sociale e lavorativo che intraprendono i “liberanti” tornando nel mondo esterno dopo anni di lontananza.

Sabato 27 si parlerà delle condizioni delle donne recluse con la giornalista e scrittrice Bianca Stancanelli, il giurista Gianluca Dicandia, specializzato in diritto amministrativo e dell’immigrazione. Molti gli estratti dagli spettacoli della compagnia di teatro sociale Le Donne del Muro Alto.

L’ultimo giorno è dedicato alla reclusione minorile con gli interventi di Stefano Anastasìa Giagni, garante dei detenuti nelle regioni Lazio e Umbria, la scrittrice Valentina Calderone, Guido Farinelli, educatore professionale nelle comunità per minori e attivista del Nuovo Cinema Palazzo e la proiezione del film Fiore di Claudio Giovannesi: la storia d’amore di due adolescenti reclusi, fatta solo di sguardi e lettere clandestine.

Un momento di incontro in cui pesicologi, giuristi, associazioni operanti nel mondo carceraio, registi, e scrittori si incontrano per discutere, affrontare e cercare di portare alla luce, tra le diverse forme di detenzione che coesistono nel carcere contemporaneo, quei modelli che rispettano i diritti fondamentali della persona umana.

Per tuttala durata del festival la mostra “Guardami fuori non guardarmi dentro” a cura di Il Centro Onlus,

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