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L’essenzialità classica tra le volte del Teatro di Documenti

Theatre&dance

L’essenzialità classica tra le volte del Teatro di Documenti

La Metamorfosi di Apuleio vista da Claudio Riccardi

Immerso in una dimensione d’onirico ardore, Lucio, apprendista mago trasformato in asino per il suo eccesso di curiosità, si fa allegoria del percorso spirituale dell’uomo. Un uomo che ebbro dei suoi istinti sprofonda in esperienze degradanti che lo portano a conoscere dolore, violenza e perversione. L’espiazione de “L’asino d’oro” diretto e interpretato da Francesco Polizzi avviene tra la farsa, la commedia buffonesca, la mescolanza di alto e basso, sublime e immondo. Un Edipo classico e moderno, quello inscenato per una manciata di repliche a dicembre tra le candide volte del Teatro di Documenti a Roma.

Proposto sui palcoscenici dal 2017, fedelmente ispirato alle “Metamorfosi” di Apuleio, il lavoro della Compagnia Eranos ha evidenziato anche in questa occasione una proverbiale coralità d’insieme. Perfettamente amalgamati gli attori (Polizzi, Giancarlo Commare, Alessandra De Rosario, Francesca Dinale, Martin Loberto, Vincenzo Iantorno), sapiente la scelta delle musiche, iconici e minimali i costumi. Ironici spesso i registri, con un sottofondo diffuso di surreale magia.

Il testo in scena rimane fedele a quello che Apuleio scrisse quasi 2000 mila anni fa. Viene affrontata la metamorfosi di Lucio con tutti i personaggi di carattere che girano intorno alla storia. Un’ora e mezza di recitazione serrata, musicata, danzata, cantata, sospesa tra lingua italiana, latina e dialettismi di mediterraneo sapore.

Essenzialità, messaggio, esperienza di vita in scena. L’asino d’oro è la magia del teatro, che fa sognare, apre le menti, che fa riflettere sul significato dell’agire quotidiano e sugli effetti delle decisioni.

di Claudio Riccardi

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