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L’ELOGIO DELL’IMPERFEZIONE

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L’ELOGIO DELL’IMPERFEZIONE

di Michela Bonafoni

Si dovrebbe prendere spunto da “L’Elogio dell’Imperfezione”, l’autobiografia di Rita Levi-Montalcini, per interpretare il mondo della moda contemporanea.
Il “difetto”, che fino a ieri doveva essere nascosto o manipolato, anche attraverso la chirurgia estetica, in un processo standardizzante, oggi diviene bellezza, protagonista assoluto di una comunicazione di massa, che colpisce il consumatore finale.
Dall’estetica di un Gucci, rivoluzionato dalle mani e dalla mente del suo direttore creativo Alessandro Michele, fino alla pubblicità del più commerciale Diesel, il senso del “brutto”, e quindi, dell’imperfetto sale in pedana, non soltanto in passerella! Si impone in sostanza un nuovo approccio, etico ed estetico, che già da tempo provava a farsi strada ribellandosi al passato. Un’estetica che sconvolge e libera dagli stereotipi. I volti delle modelle e dei modelli di Gucci, infatti, presi dalle strade come soltanto una subcultura inglese a firma Vivienne Westwood negli anni ’60 poteva (e sapeva) fare o scelti tra casting anch’essi rivoluzionari ed assolutamente nuovi, colpiscono per i loro difetti, le loro imperfezioni e, quindi, le loro assolute singole individualità. Ed ecco, quindi, che i protagonisti del video di Diesel “Keep the world flawes” (“Rendi il mondo imperfetto”), ci pongono davanti ad una scelta: se migliorare la nostra estetica attraverso una standardizzazione di massa o se proseguire con i nostri difetti, ponendo il nostro destino nelle mani di chi ci sceglierà soprattutto per quello.
Pertanto, un “difetto” che ci rende liberi di scegliere, di essere e di sentire: essere attori consapevoli e naviganti delle nostre vite. Un segnale che la moda vuole dare, quindi, in un ruolo che sta prendendo nuovamente forza, sicuramente con la volontà e l’onere di tornare ad essere “medium” necessario e portatore di messaggi universali. Finalmente, aggiungo io.

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