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Le Interviste Improbabili di Adriano Bono: Raina

Ho intercettato Raina, storico personaggio della scena reggae romana e Italiana, tra i fondatori della Villada Posse e artista sempre attivissimo anche da solista, durante una serata Pigneto Reggae Invasion al Circolo Arci Sparwasser di Roma. In quell’occasione l’ho intervistato a voce sul palco, e questa è la trascrizione più o meno fedele di quella interessante chiacchierata.

londra

Circola voce che stai lavorando ad un album dalle sonorità dub. Siccome anche io sono molto interessato a questo genere sono molto curioso su tutti i dettagli. Come ti è venuta questa ispirazione?!

Intanto diciamo che il dub lo considero una costola del Reggae, ed è un genere che mi è sempre piaciuto molto. L’ho sempre suonato alle mie serate. Purtroppo con il passare degli anni la scena reggae si è divisa, chi fa roots, chi fa dancehall, chi fa dub, e allora oggi come può risultare sorprendente se io mi metto a fare musica dub. Ma in realtà mi è venuto molto naturale, la considero nient’altro che una delle tante sfaccettature della musica reggae.

Quale stile del Dub ascolti di più, a quale ti stai ispirando?!

Siccome anche il dub ha dei sottogeneri, dovendo scegliere devo dire che perferisco il dub Europeo, specie quello Inglese, piuttosto che quello Giamaicano. Qundi direi che mi ispiro a quello lì.

E ti stai nuovendo nell’emisfero roots o in quello più digital della musica dub?!

Più digital direi: cassa dritta.

Dopo la pubblicazione dell’album conti di portare in giro uno spettacolo incentrato su questo nuovo repertorio?!

Intanto non penso di fare un disco. Perché comunque anche il formato del disco ormai, diciamolo, è un po’ superato. Penso di far uscire delle tracce, in digitale inizialmente. Magari parlando di dischi semmai farei uscire un vinile. Se un pezzo piace e c’è richiesta si fa sempre in tempo a stampare un bel vinile. Perché comunque nel dub, ricordiamocelo, a differenza che nella dancehall dove abbiamo un po’ perso la cultura dell’impianto, del Sound System e del vinile, nel dub ancora è molto presente il vinile. E’ ancora viva la voglia di montare un impianto per far sentire forte e bene i bassi. La famosa Sound System Culture. Questi sono aspetti della scena dub che mi affascinano molto, perchè mi riportano lì dove ho cominciato. Comunque sì, tecnicamente permettendo, potendo trasportare un mixer e tutto il necessario, porterei volentieri in giro anche un nuovo spettacolo dub, fermo restando che è ancora un progetto in divenire. Prima facciamo uscire un po’ di musica, poi si pensa anche a quello.

Che ne pensi della scena dub, è molto diversa da quella reggae?!

Bè sì, diciamo che è diversa. Almeno per come si è evoluta negli ultimi anni ognuna delle due scene ha preso una sua strada separata. Ho frequentato qualche serata dud negli ultimi anni, specie in grandi festival, dove adesso c’è sempre l’area Dub. Prima non c’era questa cosa. Comunque se ci capiti vedi che c’è una buona vibes, un buon mood, anche perché comunque c’è un impianto, c’è il vinile, qundi anche un buon ascolto, e la gente è coinvolta. Anche il pubblico è diverso, è molto più ampio, non a livello di numeri magari, ma di spettro di generi musicali, quello sì. Non so come dirti. Anche chi è abituato ad ascoltare musica elettronica si diverte a una serata dub, e si rompe meno le palle che in una serata dancehall. Questo magari ti porta anche un tipo di pubblico diverso da quello che conosciamo e che ha la nostra stessa cultura.

Infatti. Che ne pensi di certe situazioni di musica dub, tipo le serate di progetti come gli Iration Steppas o Alpha & Omega, in cui magari ti ritrovi anche un pubblico imballato di pasticche, che manco a un rave?!

Bè ma sai, io non sono nè una guardia nè un assistente sociale, quindi se loro si vogliono drogare, ragazzi, drogatevi! Basta che non rompete i coglioni a chi vi sta vicino. Penso che la droga non ha generi. Sai quanta gente magari sta sotto pasticca anche alla dancehall o al concerto rock, oppure si fa la cocaina a un concerto reggae o a un concerto rock. Ripeto: riguardo la salute ognuno si gestisce da solo. L’importante è il rispetto per gli altri e magari al posto di una pasticca fatevi i funghetti che soni più naturali.

Quindi dub digitale. Questo mi suggerisce il tema della “tecnologia”. Ricordo una volta, tanti anni fa, al Forte Prenestino ho visto nelle tue mani per la prima volta in vita mia un mp3 player. Perché comunque mi risulta che sei sempre stato in fissa anche con l’hi-tech. Quindi insomma, oltre alla tua anima roots ce n’è anche una nerd?!

Io cerco di compensare il bagliore del monitor con il calore del fuoco del camino. Il legno con l’alluminio spaziale. L’importante è stare in equilibrio tra le due cose. Senza dubbio se la tecnologia non la conosci rischi che poi t’incula. Conoscerla ti permette di essere al passo con i tempi, l’importante è non farsi travolgere, rimanere sempre anche collegato alle cose vere, quelle che rimarranno per sempre: un fuoco, un bel panorama, il mare.

Oh yes, pillole di saggezza, Raina. E invece, per tornare a bomba alle sonorità alle quali il pubblico ti associa in automatico, mi parlavi oggi di una nuova imminente uscita discografica, un featuring su una raccolta, di che si tratta?!

Sì, è un pezzo che uscirà a Gennaio, ci saranno molti artisti su un riddim. Anche Giamaicani: Burro Banton, Ritchie Stevens, poi Don Rico con un pezzo bomba che ho ascoltato in anteprima, poi anche Vacca e tanti altri, tra cui anche io. Ci sta lavorando un’etichetta di Tornino, More Love. Il ritmo si chiama Rub a Dub. Molto allegro, tutto in maggiore. Tutto il ricavato andrà in sostegno a un progetto che si occupa di autismo. Ho partecipato molto volentieri a questa cosa. Il mio pezzo parla di intolleranza nei confronti delle diversità.

Una curiosità: nel video che ci hai mandato oggi pomeriggio per promuovere questa serata eri vestito che sembravi Messner sull’Everest. Come te la passi lassù in montagna, dalle parti di Ovindoli, dove ti sei trasferito da diversi anni?!

In montagna me la passo molto bene. Si sta bene. Un po’ freddo questi giorni, -10°, però insomma: tanta natura, bei tramonti, le sciate, i caminetti. Insomma, non si sta male. E soprattutto molto meno stress che in città.

Infatti, proprio a quello pensavo: una volta che ti abitui a quei ritmi e a quello stile di vita, quando torni in città, che effetto ti fa?! Botta di nostalgia oppure trauma da rientro?!

Allora, se vieni in città è perché comunque devi fare qualcosa, sennò non ci arriveresti, quindi probabilmente ti piglia bene. Io quando torno le prime due ore sono tipo il Dalai Lama, nulla e nessuno può turbarmi. Dopo un giorno che sto a Roma ritorno ad essere una bestia, come tutti voi.

Tu oltre che autore cantante e produttore sei anche una specie di attivista antiprò, sempre molto attento al tema dell’erba e hai partecipato spesso anche alle varie Million Marijuana March, fiere del settore e quant’altro. Cosa ne pensi di questo fenomeno della “legal weed” che sta impazzando in tutta Italia?!

Mah! Che forse è anche un po’ una moda. Penso che questo fenomeno di base nasca da una situazione di proibizionismo assurdo. Una specie di valvola di sfogo. Purtroppo mentre nel resto del mondo si va verso la liberalizzazione noi viviamo in un paese in cui siamo ancora molto…”stretti”. Più che altro ci sono dei poteri forti che…cioè, in Italia chi ci guadagna sono lo Stato e la Mafia. La Mafia vendendola, lo Stato per mezzo delle carceri, del ritiro delle patenti, con i Carabinieri, le sanzioni. Quindi il business in Italia è più grande se l’erba viene proibita che legalizzata. Perchè ci lavora già tanta gente, capito?! Almeno questa cosa dell’erba legale, del CBD, quanto meno a livello sociale può far diventare la materia prima e il gesto di consumarla un po’ più familiare, un po’ più accettato, anche culturalmente. Può essere un passo. Però insomma, alla fine è una presa per il culo, come il caffè decaffeinato e la birra senza alcool.

E direi che qui abbiamo detto tutto. Grazie Raina per questa bella chiacchierata, alla prossima!

 

 

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