Eventi musica teatro mostre cinema mobilitazioni a Roma

Le Interviste Improbabili di Adriano Bono: Inna Cantina Sound

Gli Inna Cantina Sound sono uno dei progetti reggae più promettenti della scena Italiana, che nonostante la giovane età ha già alle spalle diversi album e moltissmi fan in giro per lo stivale. A Maggio uscirà il loro terzo album che li potrebbe consacrare come progetto ormai maturo per il salto di qualità. Conosciamoli meglio con questa intervista.

inna cantina

Jimmy (uno dei due autori, ndr) ne avete fatta di strada (due album e un terzo in uscita, centinaia di concerti, migliaia di kilometri) da quando tu e Ientu (l’altro cantante, ndr) poco più che adolescenti avete cominciato a berciare nel microfono le vostre rime sconnesse su basi dancehall. Vi sentite molto diversi da allora?! O siete sempre  pischelli di un tempo?!

Ciao Adri, intanto grazie della bella introduzione. Parto subito a rispondere dicendoti che è impossibile dire che siamo sempre gli stessi di otto anni fa e sulla carta sono cambiate tante cose, ma a livello di mood non è cambiato molto: siamo sempre quei pischelli di una volta innamorati della musica Giamaicana e con molta voglia di comunicare i nostri pensieri alle generazioni che abbiamo di fronte. Poi in generale siamo cresciuti, abbiamo scoperto tanto e sarebbe una bugia se ti dicessi che siamo quelli di una volta. Abbiamo un contratto discografico, facciamo concerti in tutta Italia e sicuramente non era ciò che ci aspettavamo quando abbiamo pensato la prima volta di scrivere due rime sulla Shanty Town Riddim nella cantina di casa mia.

Ientu, oggi come oggi dovunque andate in Italia trovate un pubblico numeroso ed entusiasta della vostra musica, ve l’aspettavate a quei tempi?!

Non ci aspettavamo assolutamente una risposta del genere. Non ci aspettavamo proprio una risposta perché le nostre canzoni non erano state pensate per un mercato discografico ma più per invitare i nostri colleghi alunni dei licei a scendere in piazza e protestare, a quei tempi era la Gelmini ma in generale quello che volevamo e che vogliamo tutt’oggi è spingere a far riflettere i nostri ascoltatori, ma sempre con un pizzico di ironia. Oggi è un’emozione gigante vedere tante persone cantare le nostre canzoni.

Jimmy, cosa dobbiamo aspettarci dal vostro nuovo album in uscita a Maggio?! E’ sul solco dei precedenti in quanto a sonorità o avete preso svolte inaspettate?!

Preparatevi a sentire qualcosa di nuovo, ehehe. Non cambiamo genere siamo sempre gli stessi ma innanzitutto stiamo lavorando con un produttore (Marco “Magista” Evangelista, ndr) dall’inizio alla fine del disco ed è una cosa che non abbiamo mai fatto e questo inciderà sul sound totale del disco. Ci saranno pezzi classici da cantinari ma anche tanto altro, non vi posso anticipare molto ma stiamo sperimentando parecchio nell’ultimo periodo.

E in quanto ai testi e temi trattati nelle nuove canzoni invece, ci saranno sorprese?!

A livello di testi invece insistiamo su temi che ci stanno molto a cuore come la tanto chiacchierata marijuana legale o il tema del “mercato musicale italiano/talent show”, senza farci mancare i pezzi d’amore e autoreferenziali che piaccciono molto al nostro pubblico.

Francesco (Francesco “Tak” Sprovieri, il batterista, ndr) quando suonate dal vivo preferisci vedere il pubblico che balla e si scatena oppure un pubblico attento a come suonate e a quello che dite nelle vostre canzoni?!

Preferisco il pubblico che balla e si scatena perché se si mettesse davvero a stare attento a come suoniamo e a quello che diciamo probabilmente smetterebbe di essere il nostro pubblico. Ehehehehe, scherzo!

Se potessi sostituire un componente della band, chi sostituiresti volentieri e perché?!

Sostituirei senza dubbio Paolo Zou perché è pazzo e piuttosto molesto. Oppure sostituirei me stesso per le stesse ragioni.

Qual è la sostanza psicoativa più consumata nei camerini di Inna Cantina?!

La risposta più ovvia è marijuana , consumata senza freni, in quantità ingenti, dentro e fuori i camerini. Anche l’alcool è sempre presente, e mescolato con la sostanza di cui sopra genera situazioni sempre nuove e imprevedibili. Non consiglierei a nessuno di condividere un camerino con noi. A volte proviamo altre sostanze esotiche, tipo lo zenzero, ma con risultati più prevedibili. Vi aspettavate una risposta più interessante tipo che pippiamo polvere di ossa di animali preistorici tagliata col silicone? Beh non è così, heheh!

Viola (Viola Rossi, voce e cori, ndr), anche tu vieni da un background di studi jazz e note su pentagramma. Come ti sei ritrovata in mezzo a questa masnada di “reggaettari”?!

È tutta colpa di Paolo Zou, ci siamo conosciuti perché frequentavamo lo stesso corso, mi sentì cantare e mi chiese di andare a fare “due cori” nel suo gruppo reggae, ed eccomi qua.

Ci saranno anche tue canzoni dentro questo nuovo album?!

Sì, sentirete la mia presenza in questo album, il ruolo di corista non mi si addice più.

Come ci si sente ad andare in tournée con Inna Cantina, unica ragazza su un furgone di folli totali?!

I tour, beh, che dire, ormai sono abituata e sinceramente non ho mai pensato di mollare, man mano che andiamo avanti siamo sempre più organizzati. Certo, dovessi raccontare alcune scene dei tour passati ci sarebbe da rabbrividire o ridere per i prossimi decenni,ma porto tutto con me nel corazon e credetemi, anche io ho una buona dose di pazzia. Io sono me stessa in mezzo a questi pazzi, va tutto bene, purché mi lascino LA MIA ACQUA (chi ci conosce, sa)

Paolo (Zou, il chitarrista, ndr) tu che sei un super tecnico, capace di spaziare un po’ in tutti i generi e stili musicali dalla Fusion Jazz all’Afro, come ti trovi all’interno dei confini che la musica di matrice Reggae normalmente impone ai musicsti?!

Bella domanda. Devo ammettere che all’inizio questi limiti erano un problema per me. Con gli anni, maturando come musicista, mi sono reso conto che il divertimento nel suonare qualcosa di più “libero” è tanto quanto quello che si prova nel suonare un brano con la propria parte strumentale estremamente limitata. Il divertimento lì diventa (nel mio specifico caso) concentrarsi prevalentemente sull’esecuzione, spesso all’unisono con le tastiere, o incastrata con il charleston.

Jimmy, voi siete tra i pochi gruppi della vostra generazione che non fanno Trap ma che comunque riescono a richiamare molto pubblico giovane in sala e nelle piazze. Come vi spiegate questa cosa?!

Domanda difficile. Evidentemente riusciamo a colpire nonostante il nostro genere non sia ciò che va di moda. Cerchiamo di parlare sinceramente e di raccontarci senza troppo stare a pensare alle leggi del mercato o senza paura di dire quello che pensiamo. Credo sia questo che le persone apprezzano.

A proposito, cosa ne pensate dei vostri colleghi artisti della scena Trap?!

Cosa ne pensiamo degli artisti trap, anche questa è una domanda difficile. A me personalmente mi piace solo Ghali perché lo sento un ragazzo molto umile e sincero in quello che dice, tutti gli altri sono un po “too much“ per i miei gusti, però rispetto.

Ientu, come vedete il futuro della musica Reggae in Italia?!

La reggae music italiana sta attraversando un periodo bruttissimo. In cui ci sono pochi artisti e il ricambio generazionale fa fatica ad esistere. Sento che noi abbiamo una grossa responsabilità per quello che sarà il futuro della reggae italiana. O meglio questo è quello che ci sentiamo. Ci sono tanti artisti fortissimi che secondo me si concentrano troppo sul “far piacere “ le cose invece di cercare la propria skill o invece di andare in fondo ad un concetto che magari può risultare scomodo per il mercato musicale ma che in fondo è ciò che pensi. Questo album sarà pieno di beat molto in stile, sarebbe un sogno sentire tanti ragazzi chiederci le basi per cantarci delle loro canzoni.

 

 

Logo Interviste Improbabili

CLICCA QUI PER LEGGERE TUTTE LE ALTRE INTERVISTE