Le Interviste Improbabili di Adriano Bono: Giorgio Cùscito | Post.it
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Le Interviste Improbabili di Adriano Bono: Giorgio Cùscito

Facciamo due chiacchiere con Giorgio Cùscito, pianista, sassofonista, vibrafonista, arrangiatore e compositore, instancabile e generoso animatore di serate swing, di festival di rilevanza nazionale ed internazinale, molto attivo anche nell’attività di insegnamento privato e di produzione di musica per sonorizzazioni.

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Giorgio, tu che ne sei un profondo conoscitore, in che stato di salute trovi la scena jazz romana?

Più che un conoscitore, sono un vecchio frequentatore – anche per ragioni anagrafiche – di diverse realtà musicali della capitale. Dal punto di vista musicale direi che la salute è ottima! Ci sono al giorno d’oggi dei musicisti di livello assoluto, non solo fra i più noti ma anche fra coloro che suonano abitualmente nel circuito dei locali romani. Non so poi come sia la salute lavorativa, diciamo che non credo che il mondo della musica professionale riesca a recepire e valorizzare tutti i talenti presenti sul territorio.

E quella Italiana, grosso modo stesso discorso o Roma è un pianeta a sé?

A Roma, se penso al jazz in particolare, vedo un livello medio forse più alto rispetto al resto dell’Italia, proprio grazie alle maggiori possibilità di esprimersi dal vivo, magari regolarmente, in locali anche piccoli. Però c’è forse meno progettualità.

Pensi che i più giovani siano ancora capaci di appassionarsi a questa musica?! Io credo di sì, se anche tu sei d’accordo, come te lo spieghi?

Se parliamo dei musicisti, loro sono sempre giovani, qualsiasi età abbiano! Il motivo di questa eterna giovinezza risiede proprio in questa indomabile capacità di provare passione, di gioire, di amare.
Se parliamo invece del pubblico, bisogna distinguere: i giovani hanno sempre – e da sempre – voglia di musica e di verità; di prodotti finiti ma con una creatività; di musiche che siano rappresentative delle esigenze e della società attuali. Se le varie realtà musicali sono in grado di soddisfare e rappresentare queste esigenze, i giovani le premiano. Altrimenti, si devono accontentare del solito (poco) pubblico di adulti appassionati, puristi e nostalgici. Come vedi non parlo di “stili” del jazz ma solo dello spirito con cui viene suonato.

Cosa ne pensi delle commistioni tra jazz e musica elettronica, sempre più comuni di questi tempi? Sono una boccata di aria fresca per questo genere o più un attentato alla sua integrità?

Il jazz è di per sé un attentato alla sua stessa integrità. È come uno scienziato che sperimenta in casa propria con storte e alambicchi: capita, a volte, che salti in aria con tutta la casa. Però non muore, e appena possibile ricomincia i suoi esperimenti. La musica elettronica è solo uno dei tanti alambicchi.

Dovendo scegliere, quando suoni, preferisci trovarti davanti un pubblico seduto che ascolta con attenzione quello che stai suonando o un pubblico scatenato che balla?

Mi piacciono entrambe le situazioni, perché richiedono attenzioni diverse. Devo dire però che suonare regolarmente per il ballo rifornisce di una energia molto molto forte. È una grandissima scuola, che consente di affrontare poi qualsiasi altra situazione. Disinibisce.

Un tempo il jazz era la musica degli eccessi, dell’alcool e dell’abuso di sostanze di ogni tipo. Secondo te oggi come oggi è ancora così, oppure non più?

Potrebbe essere ancora così, dipende dalle persone e dagli ambienti musicali.

E’ evidente che ti piace salire sul palco presentandoti al pubblico sempre con un certo stile. Quanta brillantina consumi in un mese?

Non so quantificare, ma posso dire che la brillantina fa suonare diversamente. Non scherzo.

Qual è il più bell’evento jazz Italiano al quale sei stato invitato a suonare ultimamente?

L’ultimo invito l’ho avuto da Stefano Di Battista, per suonare il prossimo 5 maggio a Roma in via dei Fori Imperiali alla grande manifestazione cittadina di Emergency. Lui è il direttore artistico della manifestazione e vuole chiudere la kermesse musicale con la mia Swing Valley Band e un parterre di ballerini swing. Una operazione che aveva visto già quando eravamo insieme con Umbria Jazz in Cina, e che lo aveva evidentemente colpito.

Quali progetti stai portando avanti in questo periodo e dove potremo trovarti a suonare quest’estate?

L’unico progetto è sempre quello di suonare bene, di essere sincero, e di dire e dare qualcosa a chi ascolta e/o balla. Le altre cose le chiamo “bands”, con le quali parteciperò a diversi festival, sia a Roma che fuori. Segnalo con piacere la prima edizione del Salento Swing Festival, ad Otranto dal 15 al 17 giugno, dove suonerò sia con la Swing Valley Band che con grandissimi musicisti italiani come Larry Franco e Bepi D’Amato. Per quanto riguarda l’estate romana, consiglio vivamente di seguire il giovane Aniene Festival, a luglio: tante cose di tanti tipi, ma anche tanto swing. Ultimo ma non ultimo, l’ormai storico Roma Jazz Festival che mi vedrà il 5 agosto nel parco della Casa Del Jazz.

Grazie mille Giorgio per la tua disponibilità, ci si vede presto qualcuno dei tuoi show o delle tue jam 😉

 

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