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Le Interviste Improbabili di Adriano Bono: Daniele Coccia Paifelman

Esce il nuovo disco da solista del frontman de Il Muro Del Canto, ne abbiamo approfittato per toglierci qualche curiosità.

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Ciao Daniele, grazie mille per dedicare del tempo ai lettori di Post It in questi giorni in cui sarai pieno di impegni promozionali, con il tuo nuovo disco “Il Cielo Di Sotto” in uscita il 27 Ottobre. Un bellissimo album che ho avuto il piacere di ascoltare in anteprima.

Direi di cominciare proprio da questa tua nuova fatica discografica quindi. Il tuo primo disco da solista dopo la militanza, sempre come front-man, in varie formazioni come i Surgery, Il Muro Del Canto, e Montelupo. Quale esigenza ti ha spinto a pubblicare un album a nome tuo questa volta?!

Avevo già registrato un disco in solitaria intorno al 2010 e per completarlo scrissi una canzone in romano “Luce Mia” che divenne la prima pietra del Muro del Canto. Da quel giorno sono stato totalmente rapito dall’avventura con i fratelli del Muro e ho chiuso nel cassetto quel disco. Nel 2014 ho ricominciato a scrivere in italiano con tutta la calma possibile e senza nessun obiettivo. Ho scritto un brano alla volta, per il solo gusto di scrivere. Ho cercato di fare chiarezza dentro di me per raccontare delle storie come avrei sempre
voluto fare ed è successo.

A proposito di nome, come mai hai scelto di affiancare al tuo nome e cognome anche il cognome materno Paifelman, di evidente origine tedesca, per firmare questo nuovo album?!

L’ho scelto perché l’ho sempre trovato molto bello e ha molto senso portarmelo dietro nella parte più viva della mia vita, la musica.

Riguardo la lingua invece, dopo tre album in dialetto romanesco con Il Muro Del Canto questa volta ti sei messo alla prova con la lingua Italiana. Come mai?!

In realtà, la novità c’è stata quando ho cominciato a cantare in Romano. Canto in Italiano da quando ho tredici anni. Ho scritto in Italiano con i Surgery per tanto tempo ed è stato naturale per me questo ritorno.

Trovi sia più facile scrivere in Italiano o in romanesco?! Cosa cambia secondo te?!

Credo sia molto più facile scrivere in Romanesco perché è la lingua dei miei ragionamenti, ha tutte le scorciatoie linguistiche di Roma, la praticità funzionale di una lingua parlata. Nel Cielo di Sotto mi sono divertito a giocare con l’italiano lasciando molte zone grigie e spazio all’immaginazione.

C’è il tema della guerra che attraversa come un filo rosso tutto l’album. Hai scelto questo “leit motiv” come forma di denuncia nei confronti di questo grande male dell’umanità o anche per qualche altra ragione?!

Ho scelto la guerra come metafora della vita e ho portato avanti questo schema cercando di inserire spesso dettagli che riconducessero ad essa. Sono sempre stato affascinato dai racconti dei vecchi e dal modo in cui la guerra cambia le prospettive e le priorità nella vita di un individuo. La mia non è una denuncia, la guerra è stata un buon alleato linguistico per parlare del valore formativo del dolore.

A giudicare dai primi due singoli e video estratti dal nuovo album si direbbe che il tuo look non è cambiato. E allora ti rivolgo la stessa domanda che una volta qualcuno ha fatto anche al grande Johnny Cash, conosciuto come The Man In Black: come mai vesti sempre di nero?!

Il nero è semplicemente una mia mania. Delle volte faccio degli esperimenti e provo a indossare vestiti colorati e così, entro nell’ascensore, mi guardo allo specchio e torno in casa a cambiarmi perché ho l’impressione di essere uscito in pigiama. Quindi secondo me voi tutti, uscite vestiti sempre con dei pigiami, perché? ahahahahaha.

 

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Un’altra cosa molto costante nella tua produzione, a differenza della lingua usata, delle sonorità o del progetto artistico sono le atmosfere cupe e le immagini dalla tinte fosche, enfatizzate anche dalla tua bellissima voce profonda e roca che ti è valsa un premio come miglior cantate in un sondaggio online promosso dal MEI. Anche in questo album c’è un’estetica “noir” molto marcata. Da dove viene tutta questa cupezza?! Eri così tenebroso anche da bambino?!

Non amo le persone che si prendono troppo sul serio. Chi mi conosce sa che sono un chiacchierone, sfrontato e poco diplomatico. Sono tutt’altro che tenebroso e quello che firmo musicalmente può ingannare. Gli umori e i colori di un brano, possono non coincidere con la quotidianità e con il carattere di chi le scrive. Il mondo drammatico delle canzoni e la persona che sono in realtà viaggiano su binari diversi che s’incontrano raramente.

Che poi appunto, in realtà a conoscerti risulti una persona molto piacevole e di compagnia. Quanto ti aiuta la musica ad esorcizzare e a canalizzare i cattivi umori?!

La musica è un buon esorcismo l’ho sempre pensato, ma i cattivi umori sono spesso molti di più di quelli che la musica riesce a mettere in ordine e bisogna fare i conti con se stessi a volume basso.

La prima volta che abbiamo condiviso un palco sarà stato nel 2011 a una festa di piazza alle porte di Roma. Io portavo in giro il repertorio che poi sarebbe confluito nell’album “996 Vol.1” dedicato ai sonetti romaneschi di G.G.Belli e voi de Il Muro Del Canto forse avevate pubblicato solo il primo EP. Quella sera ricordo che finimmo tutti più o meno ubriachi del vino rosso locale e a te, in particolarmodo, ti dovettero
portare via di peso, altrimenti saremmo rimasti tutta la notte in piazza a berciare canzoni da avvinazzati. Finiscono ancora così le tue serate di spettacolo o quello era entusiasmo giovanile?! 😛

Quella notte avevo una stanza d’albergo proprio dietro al palco quindi mi lasciai andare come vorrei fare sempre, purtroppo quella combinazione è molto rara e devo quindi andare a dormire arrivandoci sempre sulle mie gambe e questo lo trovo molto ingiusto.

Una volta mi raccontasti che scrivi le tue canzoni senza l’aiuto di nessuno strumento, ti affiorano alla mente semplicemente rimuginandoci sopra durante notti insonni. E’ ancora questo il tuo particolare metodo di scrittura?!

In realtà il mio metodo è molto cambiato, ora per cominciare a scrivere preferisco aver dormito bene e le giornate di sole, segno inequivocabile che sto invecchiando.

Il disco è prodotto da Emiliano Rubbi per l’etichetta di Piotta. Come ti sei trovato a lavorare con Emiliano?!

Senza Emiliano non avrei avuto il coraggio di fare uscire questo disco, lui ci ha creduto più di me e mi ha dettato i tempi e mi ha motivato moltissimo, quindi sono molto grato a lui ma anche a Tommaso “Piotta”.

Si sa che gli autori cominciano a ragionare a un nuovo disco appena l’ultimo viene dato alle stampe. Hai già qualcosa in mente per la tua prossima uscita discografica vero?! Ce ne vuoi parlare?!

Meno male che c’è chi mi capisce!!! In realtà stiamo già lavorando al nuovo lavoro del Muro del Canto e ho moltissime idee per il mio secondo disco, quindi hai colto perfettamente nel segno. Quando un album esce, l’autore lo considera già vecchio e comincia a pensare a cosa deve fare subito dopo. La considero una caratteristica fondamentale per un autore in salute.

Grazie della disponibilità Daniele e complimenti per il tuo nuovo album ” Il Cielo Di Sotto”.

 

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