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Teatro e letteratura al femminile al Teatro Argot studio, un mese di spettacoli dedicati al coraggio delle donne.

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Teatro e letteratura al femminile al Teatro Argot studio, un mese di spettacoli dedicati al coraggio delle donne.

La storica rassegna dedicata alle donne, giunge alla ventiduesima edizione. Attrici, autrici, registe e danzatrici aderiscono alla linea di approfondimento della scrittura al femminile.

«Storie di donne coraggiose» è il tema di fondo dell’edizione 2016, della rassegna “La scena sensibile”,  in cui si intrecciano i racconti di donne che trovano dentro di sé la forza e il coraggio di andare a testa alta, incontro al loro destino, nonostante le avversità, dall’orrore per la guerra, al degrado sociale e ambientale.

In scena il monologo “Viola di mare” in cui l’autrice/attrice Isabella Carloni, in abiti maschili, rivive l’incredibile storia di Pina, la donna che si traveste da uomo per amore, fino alla metamorfosi della dott.ssa Fausta in “Tana libera tutti”, interpretata da Livia Lupattelli, che per centomila euro a nero, accetta un massacrante lavoro da svolgere al computer in appena tre settimane. Susy Suarez, nei panni di “Cleo” avrà il coraggio di affrontare il suo inimmaginabile passato, fino alla rivelazione di un torbido segreto. Chiara Cardea con “A scatola chiusa” mette in scena un tragicomico sullo stile inteso come ricerca del modo di stare al mondo. Le due protagoniste vivono da tempo in una scatola dimenandosi come “criceti”. Stimolate e ispirate dai loro idoli (Pasolini, Guccini, Montale, Maria Callas),  trascorrono le giornate curando se stesse e disquisendo su questo fatidico modo di stare al mondo in un circolo vizioso che pare non avere fine. E’ uno spazio asfittico. L’asfissia sarà il motore che permette alle due di arrischiarsi ad uscire nel mondo. Tiziana Bergamaschi, cura l’allestimento de  “Le rinchiuse”, insieme all’autrice e alle attrici prendendo in esame la vita delle badanti, come paradigma della condizione di straniamento dalla vita e dal diritto alla bellezza. Silvia Gallerano è “Celia”, diretta da Alessandra Cutolo, donna che fa la vita di strada a Roma e che si innamora di un suo cliente. “Ferocia” porta in scena tre storie di femminicidio, in cui Betta Cianchini, affiancata da Lucia Bendìa, Elisabetta De Vito si raccontano acidamente e beffardamente.


Nella “Medea e il suo inconscio” di e con Esnedy Milan Herrera, diretta da Serena Grandicelli, Medea è una modella e Giàsone il suo Press Agent e compagno di vita, che si muovono nel Regno dell’alta moda milanese. Un testo che vuole smascherare la crudeltà del mondo della moda, che costringe la donna ad inseguire dei canoni di bellezza imposti che non corrispondono al reale. Le parole di Camilla Cederna, giornalista di costume e società dal fascismo in avanti,  nello spettacolo “Nostra signora del miracolo” sono il punto di partenza di un insolito giro d’Italia dalla guerra alla Liberazione, dal boom economico agli anni di piombo, dalle televisioni commerciali alle piogge acide. Camilla Cederna ci racconta una società che cambia a velocità impressionante: col suo occhio attento la registra, la descrive, la svela, attraverso immagini vivissime, spiazzanti e incredibilmente reali. E con un’ironia pungente e quanto mai scontata ci svela l’essenza profonda dell’Italia e degli italiani. Infine ne “I monologhi dell’atomica” Elena Arvigo, in un testo ripreso dai racconti di Kyoko Hayashi e Svetlana Aleksievich racconta Tre storie diverse. Una donna, una bambina e un ragazzo, tutti e tre sono stati vittima di un destino che non avevano scelto, previsto. Cernobyl non ha ucciso solo gli operai che lavoravano in fabbrica ma ha ucciso, dentro, le mogli, i bambini e la speranza di una vita migliore.

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