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La riscossa culturale delle periferie parte dalla vagina!

di Antonella Inverno

IL LABORATORIO DELLA VAGINA PER PDB

Piscine di Torrespaccata, una periferia come tante, proprio dietro Cinecittà. Non un servizio, non un’attività commerciale, né tantomeno culturale o sociale. Un posto che pare pensato per crescere ragazzini senza visione, senza prospettiva, senza fantasia. Un futuro, quello loro, segnato da politiche pubbliche culturali e sociali colpevolmente inadeguate, che aumentano le disuguaglianze e azzerano la mobilità sociale.

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Metti anche una serata come tante, il quartiere buio pesto, tutto chiuso, solo una piccola palestra ravviva l’atmosfera.

E poi entri in quella che era considerata la discarica del quartiere, dove da una saracinesca divelta finivano i rifiuti di tutti, e trovi 7 donne che parlano disinvoltamente della loro vagina, dirette magistralmente da Patrizia Schiavo.

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Il posto è il Teatrocittà, centro di ricerca teatrale e musicale, gestito dall’associazione Compagnia Nuovo Teatro, nata appositamente per occuparsi di questo spazio assegnato informalmente dal Comune. Peccato che gli anni passano e lo stesso Comune non trova mai il tempo o la volontà di compiere i passaggi formali richiesti per arrivare ad un’assegnazione definitiva.

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L’associazione si trova davanti a un bivio: lasciar perdere e far ricadere l’intero quartiere nel buio del niente o continuare ostinatamente a voler tenere questo spazio aperto al territorio? Il progetto, o meglio il sogno, di CNT resta inalterato e si continua ad andare avanti, autofinanziandosi, nella speranza di sensibilizzare le istituzioni sulla necessità di sostenere iniziative culturali e di riqualificazione del territorio.

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Lo spettacolo invece è Il laboratorio della vagina, con Teresa Arena, Annamaria Bruni, Roberta Colussi, Silvia Grassi, Roberta Marcucci, Carmen Matteucci, Sarah Nicolucci.
A metà tra un seducente Mefisto, che svela le piccole ipocrisie degli umani, e una zelante conduttrice, pronta a saltellare con ritmo tra la polemica e la farsa, la Schiavo conduce il pubblico attraverso i misteri della vagina, misconosciuta dalle donne e mistificata dagli uomini. Una sineddoche che ci parla di femminilità, coraggio e maternità, ma anche di sottomissione, emarginazione e violenza.

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Ed è proprio una scena di violenza l’apoteosi di questa performance. Tratta da “Il Rumore della notte” di Marco Palladini, una scheggia di follia omicida e violenta irrompe sulla scena, ricordandoci le sevizie e gli stupri di massa a cui sono state costrette le donne bosniache nel 1992, paradigma della sottomissione continua sperimentata da tutte.

Frizzanti e allo stesso tempo coraggiose e profonde le attrici, professioniste e non, donne che attraverso un laboratorio teatrale hanno scelto di rielaborare i propri vissuti, divertenti e meno, attorno alla propria vagina. Godono, ridono e piangono sul palco con una freschezza liberatoria e contagiosa.

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Questo è solo il primo spettacolo di una rassegna, Parla con lei, che è un progetto che racconta le donne a trecentosessanta gradi, dal paradosso vitale alle pieghe più oscure dell’anima, per aprire un luogo di confronto e di riflessione, per una nuova cultura della parità e del rispettoUn’occasione per ritornare ad ascoltare le donne e tornare a parlare con loro con rinnovata capacità di riflessione e confronto, promossa dalla stessa Patrizia Schiavo e da Anna Maria Bruni. Spettacoli teatrali, incontri, film, workshop e punti espositivi, oltre alla mostra permanente “Riconoscersi uomini”, che al Teatrocittà andranno avanti almeno fino a marzo, in collaborazione con i centri antiviolenza e le realtà che quotidianamente riflettono sul tema.

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E’ dal basso, dalla vagina, dalle donne, dai marciapiedi, dalla periferia, che parte la voglia di riscatto culturale e sociale di territori per troppo tempo lasciati soli a se stessi e che oggi possono diventare davvero promotori di un cambiamento della società che finalmente si libera del patriarcato familiare, politico e culturale.

di Antonella Inverno