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La Grazia Obliqua, i nuovi principi della dark-wave capitolina

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La Grazia Obliqua, i nuovi principi della dark-wave capitolina

Siete alla ricerca di una band che abbia un suono estremamente personale e suggerisca un immaginario senza tempo e fuori dagli schemi? Allora correte a procurarvi “Canzoni per tramonti e albe – Al Crepuscolo dell’Occidente”, il debutto su lunga distanza del combo romano La Grazia Obliqua, presentato in anteprima lo scorso 30 aprile al Traffic e successore dell’omonimo ep del 2017

Ne abbiamo parlato con il loro frontman, l’avezzanese Alessandro Bellotta.

Ciao Alessandro, puoi raccontarci come è nata La Grazia Obliqua e se il nome nasconde qualche significato particolare? La Grazia Obliqua nasce innanzitutto come progetto legato al territorio, anzi, al quartiere, la Prenestina, dove un gruppo di amici si è ritrovato in un laboratorio artistico presso il Ghostrack Studio. Da lì abbiamo cominciato a portare avanti un progetto multi-artistico, nel quale la musica aveva sì una sua preminenza ma non era l’unico interesse condiviso e coltivato. Con l’attuale formazione siamo insieme da due anni. Le nostre prime esibizioni erano caratterizzate dall’esecuzione di cover che poi abbiamo mano mano sostituito con nostre composizioni. Per quanto riguarda il nome, posso dirti che è nato dal sogno, anzi, dalla dimensione onirica del sogno, quella dove spirito e carne convivono in un equilibrio sempre rinnovantesi, sempre pronto a ridefinirsi nel tempo. È proprio nel tempo che La Grazia Obliqua si sostanzia.

“Canzoni per tramonti e albe – Al Crepuscolo dell’Occidente” è il vostro disco d’esordio, venuto fuori dopo un lungo processo creativo. Qual è stata e quanto è durata la sua gestazione? Circa un anno ed è stata una gestazione lunga e felice. Al suo interno convivono le nostre diverse personalità e le nostre diverse estrazioni musicali, che abbiamo cercato di sussumere in una alchimia tutta nostra con l’intento di catturare lo spirito del tempo che stiamo vivendo, cercando di rappresentare, ovviamente dal nostro punto di vista, la crisi che l’uomo occidentale sta vivendo in questi giorni. Il titolo deriva da una rielaborazione di una frase di Heidegger.

A proposito delle vostre varie influenze: dark, wave, elettronica, rock, canzone d’autore… C’è una nicchia sonora nella quale pensate di poter essere più facilmente inquadrati o no? No, speriamo di no, soprattutto! Certo, la scena dark-wave è la prima ad averci accolto e si sente chiaramente che la nostra musica è accostabile agli stilemi del genere, ma noi non ci riconosciamo in nessuna categoria che non sia quella di “sacerdoti dell’immaginario”.

Come mai la scelta di utilizzare sia l’inglese che l’italiano (a volte anche insieme) nei vostri testi? Non ci siamo mai posti il problema della lingua. Se una canzone nasceva in italiano o in inglese a noi è interessato sempre poco, quello che ci premeva era soddisfare la nostra urgenza di comunicare. Tante volte, la scelta tra le due o delle due lingue insieme è stata dettata da motivi puramente eufonetici. Le nuove tracce che stiamo scrivendo continueranno a conservare questa compresenza, arricchendola anzi anche con l’uso del tedesco.

La vostra è una proposta che sembra guardare molto fuori dai nostri confini per le sonorità scelte. È così? Sì e no. La “canzone” è un concetto molto italiano e noi scriviamo certo delle canzoni in un senso riconducibile alla tradizione. Ma è anche vero che le “vestiamo” con una forma molto più vicina al mondo anglosassone e, per intenti estetici, a quello della Mitteleuropa. Diciamo che non ci poniamo troppo il problema. Anzi, non ce lo poniamo affatto!

Qual è la traccia della vostra release dalla quale un vostro nuovo ascoltatore dovrebbe partire per scoprire La Grazia Obliqua? Forse Velvet e non soltanto per la sua ricchezza stilistica, ma anche e soprattutto perché mette in campo alcune istanze che ci sono particolarmente care, visto che è permeata, nello stesso tempo, sia di nostalgia (celebra tra l’altro l’omonimo e ormai scomparso locale romano che fino all’alba dei Duemila costituì una roccaforte del dark e, più in generale, della musica alternativa capitolina) che di riflessioni molto attuali. Ma anche Genealogy che abbiamo scelto come singolo di lancio. E certamente Cantare Bellezza, che, per certi versi, costituisce un po’ il nostro manifesto.

Avete suonato già in diverse, importanti venues italiane. Sono previste date all’estero per la promozione del disco? Da settembre dovrebbe partire il tour di lancio vero e proprio del disco e uno dei nostri principali obiettivi è assolutamente farlo ascoltare fuori dall’Italia. Cominciando magari dalla Germania. Ci stiamo lavorando, vedremo che succede.

Ci spieghi la presenza alla fine del booklet della lunga poesia-serie di poesie Pensieri per albe e tramontiCome ti dicevo, il progetto La Grazia Obliqua nasce come contaminazione e multi-espressione artistica, dunque, niente di strano che contenga anche spunti prettamente letterari irrelati dalle sette note. Le composizioni contenute in questa lunga coda, da me scritte in un lungo arco di tempo, rispondono a questa esigenza di allargare i nostri confini espressivi e a quella di mostrare gli scenari di riflessione e di approfondimento sui quali tutti noi siamo concentrati. Come fosse una sorta di compendio, insomma. Nel medesimo discorso, rientrano anche le immagini concesseci da Saturno Buttò, d’altronde. La Grazia Obliqua è e resterà un cantiere aperto a spunti eterogenei, musicalmente e artisticamente. Sempre.

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