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La cucina di Slavina _ Gazpacho

Eros

La cucina di Slavina _ Gazpacho

L’estate che finisce sa di gazpacho. Lei, concentrata, sembra assopirsi mentre frulla pomodori, cetrioli, peperone rosso e un po’ di aglio. Pensa che forse ce ne puó mettere anche di piú, di aglio. Stasera non bacerá nessuno e domani nemmeno. Il pane non ce l’ha, eppure è importante il pane per il gazpacho, Maria glielo aveva detto, seria. Lei aveva risposto “Ma a me piace piú leggero” e l’andalusa aveva alzato gli occhi al cielo “Se ti piace leggero togli il cetriolo” e poi aveva sorriso e tutte e due avevano riso del doppio senso “Ma sí, basta con il cetriolo” e avevano riso cosí tanto che alla fine si erano baciate e poi avevano fatto l’amore con le mani che ancora sapevano di verdura. Poi verso mezzanotte avevano bevuto il gazpacho, finalmente (bisognava tenerlo in frigo almeno qualche ora, perché si serve freddo) e lei le aveva chiesto se non potevano metterci anche un po’ di vodka oltre all’olio, aceto e sale. Maria aveva riso ancora, riso tantissimo che… insomma, l’avevano fatto di nuovo e il loro sapore si era mischiato con quello della zuppa.
E anche se Maria se n’era tornata da un pezzo in Andalusia, lei continuava a celebrare l’estate che se ne andava pure lei con il rito del gazpacho a notte fonda, perché non aveva dimenticato niente. Tranne il pane, come sempre.

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