Eventi musica teatro mostre cinema mobilitazioni a Roma

La Confessione di un prete gay di Marco Politi all’Off Off Theatre dal 23 al 28 ottobre

“La Confessione” di Marco Politi, il primo spettacolo teatrale italiano che racconta la condizione di un sacerdote omosessuale.

23-28ottobre_OffOffTheatre_LaConfessione_Rid2

Pubblicato ben due volte, prima da Editori Riuniti e poi da Mondadori, letto da un circuito trasversale che va da militanti LGBT a prelati – fra cui il cardinale Carlo Maria Martini – viene portato in scena, in prima nazionale all’Off Off Teatre, La Confessione, del vaticanista Marco Politi, con l’interpretazione e la regia di Alfredo Traversa.
Sottotitolo: Un prete gay racconta la sua storia.

Quando ho iniziato la lettura del libro, mi aspettavo un’indagine psicologica, un attacco alla Chiesa con toni provocatori. Niente di tutto questo: ho fatto un viaggio, insieme ad un uomo che cerca il suo Dio all’interno di se stesso. E, come qualunque storia che parla di un viaggio nell’antro della propria balena, è una storia che parla di sofferenza. Una sofferenza duplice, come uomo e come prete.
Come uomo, perché l’omosessualità è, da tempo immemorabile, all’interno di culture lontane tra loro nello spazio e nel tempo, condannata, demonizzata e duramente punita.
Come prete, perché la Chiesa cattolica, frequentemente dimentica del messaggio cristiano di amore e fratellanza, è una struttura sociale rigida, spesso crudele, che nega la libertà dell’individuo di vivere ogni aspetto della sua esistenza. Questo prete, che ha accettato di condividere con gli altri il suo percorso di riconciliazione con se stesso e con Dio, come un novello Virgilio ci accompagna nella selva oscura dell’ipocrisia che regna nelle strutture ecclesiastiche, mettendo allo scoperto i suoi sentimenti più personali, facendoci entrare nel mondo delle sue esperienze fisiche, sessuali e spirituali.
E’ un uomo che ha deciso, con gli strumenti a sua disposizione, di migliorare se stesso per essere di esempio agli altri della sua comunità, mostrando come siano proprio le sofferenze maggiori a darci l’opportunità di fare i cambiamenti più grandi.

Nella prefazione, Marco Politi scrive: Nel catechismo della conferenza episcopale italiana, l’omosessualità viene catalogata insieme alla prostituzione, lo stupro, l’incesto.(…) Prima che i nazisti inviassero gli omosessuali nei lager, le società cristiane mandavano al rogo i sodomiti.

Ho avuto il piacere di chiacchierare con Marco Politi.

 

 

Un vaticanista è: un giornalista, studioso, esperto di problemi del Vaticano, sul piano religioso, storico o politico; oppure un autore, sostenitore degli indirizzi non solo religiosi ma anche etici o politici del Vaticano. La metto nel primo nel secondo gruppo?
Io vengo da un’esperienza di politica estera. Quindi per me il Vaticano è uno Stato estero. Ho una visione molto storica della Chiesa, come organizzazione sociale. Ho un’impostazione culturale laica e quindi ho sempre osservato, nella Chiesa, come si muovono gli uomini, quello che scrivono, cosa dicono e quello che non dicono e qual è l’interazione con la storia.

Come è stato accolto il suo libro?
Ha avuto un grande successo sotterraneo: attraverso gli anni è andato nelle mani di vescovi come di preti che sentivano questa problematica. Perché la vivevano oppure, come nel caso di vescovi, perché erano attenti a quello che si stava muovendo nella società italiana e nel mondo ecclesiale. Per esempio, il cardinal Martini lo consigliava. Il vescovo Luigi Bettazzi, uno dei vescovi più aperti negli anni del dopo Concilio, è stato disponibile anche a fare l’introduzione. Testimone del successo di lunga durata di questo libro è il fatto che un regista e interprete come Alfredo Traversa sognasse da anni di metterlo scena.

Il titolo del libro è La Confessione. Tralasciando che è uno dei sacramenti più discussi all’interno della Chiesa stessa, non rappresenta in fondo una via di fuga per non mettersi a confronto con se stessi? Lo stesso protagonista racconta: “Provavo rimorso. Una sensazione terribile, l’impressione di essere sporchi (….) è una tortura continua. Allora correvo a confessarmi, spinto dal desiderio di smettere”. C’è un capitolo intitolato “Credere, ricadere, confessarsi”. Questa è coazione a ripetere…
La confessione della Chiesa cattolica si può vedere sotto molti aspetti. Per esempio, dopo la riforma protestante, quando venne resa obbligatoria almeno una volta l’anno, la confessione diventa uno strumento di controllo sociale e di controllo delle coscienze. Al tempo stesso, la nascita dell’idea di confessione, rappresenta anche un momento di confronto: quello che la società moderna fa con la psicoanalisi, quando si raccontano i nodi della propria esistenza e qualcun altro ci aiuta a scioglierli. La confessione, nel suo aspetto più spirituale, è un momento di autocoscienza, di autocritica e dovrebbe essere un momento di guida spirituale.

Un Dio perfetto, crea cose perfette. Quindi l’uomo non può che essere perfetto così com’è, anche nella sua omosessualità. Perché condannarla così duramente?
Non mi deve fare domande teologiche, perché io non sono un teologo.
Comunque questa condanna appartiene a diverse culture, non solo al cristianesimo. Nell’Antico Testamento ci sono dei passi durissime contro gli uomini che si comportano come donne. Questo mostra come già nella cultura ebraica arcaica questo tabù fosse fortissimo. Sicuramente è diventato uno dei comportamenti tabù contro i quali l’istituzione ecclesiastica si è sfogata con maggiore durezza e crudeltà, ed è un tabù contro cui soltanto verso la fine del Novecento, faticosamente, le Chiese cristiane occidentali, e non gli ortodossi, hanno cominciato a fare i conti. Inizia ad esserci una riflessione sulla sessualità verso la seconda metà del Novecento, tra i protestanti e gli anglicani, e con Francesco questa riflessione sta entrando anche ai livelli alti della Chiesa cattolica. Siamo in una primavera recentissima.

Lei non vede un atteggiamento oscurantista nella Chiesa, ma un processo di apertura?
Oggi la Chiesa cattolica è sotto la pressione di una fortissima trasformazione sociale. Non dimentichiamo che il referendum sull’aborto in Italia, avvenuto nel 1981, è stato vinto dalle forze laiche grazie ai voti delle donne cattoliche. Assistiamo anche ad un cambiamento fortissimo nel mondo delle suore, che oggi vanno per strada, anche di notte, a dare da mangiare ai diseredati o ad aiutare le prostitute: sono donne che hanno una conoscenza del mondo spesso più forte di certe signore della società-chic, che non conoscono le miserie umane.
Il divorzio, votato nel 1970, per la stragrande maggioranza dei fedeli non è più uno scandalo, come non lo è risposarsi. Non c’è più una morale cattolica socialmente costringente, come poteva essere cinquant’anni fa. La stessa trasformazione è in atto per quanto riguarda l’omosessualità.
Le aggressioni alle quali assistiamo, sono messe in atto da gruppi di fanatici. Sussistono nel mondo cattolico forze fondamentaliste e conservatrici, come in altre religioni, ma già la grande massa dei cattolici moderati, per non parlare dei cattolici liberal, non se la sente più di dire che l’omosessualità sia un orientamento sessuale che fa “orrore” come tante volte accadeva in passato. I fondamentalisti omofobi cattolici e no, che oggi rialzano la testa, non sono maggioranza.
Uno scrittore cattolico come Vittorio Messori, che è stato integralista per decenni, improvvisamente, una decina di anni fa, ha scritto un articolo dove dice che non possiamo credere che nella creazione ci siano dei prodotti difettosi e quindi non si può trattare l’omosessuale come difettoso. Messori non avrebbe mai scritto una cosa del genere trent’anni fa. L’ha scritta dieci anni fa perché c’è stata una trasformazione sociale. I problemi politici all’interno della Chiesa, che si riversano anche sui media, riguardano uno scontro tra conservatori e riformatori, che sono in minoranza, e che l’attuale pontefice sta cercando di contenere, preoccupandosi solo del fatto che un prete sia un bravo cristiano.

Quindi il problema è che siamo davanti ad una struttura sociale che ha bisogno dei suoi tempi per evolversi e alla quale noi stiamo chiedendo di cambiare più in fretta di quanto noi stessi non facciamo?

Sì, e ricordiamoci che è solo dal Sessantotto che una donna può vivere liberamente la sua sessualità. Ed è solo da un decennio o poco più che c’è una maggioranza di italiani favorevoli alle coppie di fatto gay. Anche i tempi della società civile sono stati lenti. Nella cultura italiana, che è stata molto segnata dal dominio della Chiesa, l’occhio è spesso rivolto a ciò che fa l’istituzione ecclesiastica e non a ciò che fa ad esempio l’istituzione civile. In Irlanda o in Australia, le autorità civili hanno aperto delle indagini sulla pedofilia all’interno delle istituzioni religiose. Io sto ancora aspettando che in Italia il Governo decida di formare una commissione di indagine su questo problema. Tutti aspettano di vedere cosa fa il papa.
Ma cosa fa il Governo italiano su questo argomento?

Lei ha lasciato libertà al regista?
Ne abbiamo parlato insieme, ma poi ho lasciato libertà al regista, come è giusto che sia.

 

23-28ottobre_OffOffTheatre_LaConfessione_Rid1

 

La Confessione nasce da un’intervista ad un prete che si scopre omosessuale, appassionato della propria fede e del suo essere un pastore di un gregge cristiano e parla delle fasi che vanno dalla scoperta della sessualità e dell’omosessualità, alla vita selvaggia in cerca di emozioni forti, alla vita di coppia, all’allontanamento e al riavvicinamento alla vita ecclesiastica.
Da donna lontana dal mondo ecclesiastico, mi sono chiesta perché restare con chi non ti vuole; perché non scegliere una Chiesa o una religione che ti possa rendere più felice, invece di rimanere schiavo di un potere che ti schiaccia con il senso di colpa. Poi mi sono accorta che non stavo rispettando la libertà di scelta di un altro individuo, anche di vivere in modo tormentato, perché l’uomo che si racconta in questo libro, crede “ai cambiamenti graduali, alle novità che maturano come un seme”. Stavo ragionando come le persone che ha attorno: volevo che fosse un seme simile a me.
Le tappe di questo viaggio all’interno di un’anima dilaniata, credo possano essere identificate con i titoli di alcuni capitoli del libro: lo shock, pregavo e gridavo, un mondo di ombre, vite doppie, un suicidio, una vita senza tregua, la rabbia, fratelli schiacciati, uno sguardo tormentato, paura di parlare, un uomo liquidato, il seme nella Chiesa, fratelli gay.

Il protagonista, nelle ultime pagine, dice: “Tanti preti cominciano ad interrogarsi: è proprio inevitabile vivere in modo tormentato?”
Forse è dalla risposta a questa domanda che potrebbe arrivare una scelta alternativa su come vivere la propria esistenza. Essere trattato come un malato, adottare l’ipocrisia come sistema di vita, indossare un cilicio con punte di rame per diverse ore al giorno, pregare in ginocchio a braccia aperte, vivere con un continuo senso di rimorso, sono solo alcune delle violenze che questo prete racconta di aver vissuto e di aver inflitto a se stesso.
Visto il momento che stiamo vivendo, l’argomento, trattato nel libro e nello spettacolo, potrebbe aprire discussioni su vari scenari, come spesso accade sui media, ma trovo che inserire nel “diario di un’anima”, dibattiti di altra natura, non aiuti tutti gli uomini e le donne che affrontano il difficile cammino del riconoscimento di se stessi, soprattutto all’interno di una istituzione chiusa come quella ecclesiastica.
I reati di violenze su minori, su uomini e su donne, vanno perseguiti, duramente, dai tribunali penali dei Paesi dove queste violenze vengono commesse, ma mischiare situazioni diverse, significa catalogare l’omosessualità alla stregua del catechismo della CEI.
Invece di attendere il cambiamento di un’intera struttura, sarebbe forse più onesto concentrarci sul nostro cambiamento. Quanto siamo realmente disposti ad accettare l’omosessualità nella nostra vita? Avere un amico gay, magari artista, ci fa sentire aperti, moderni. Ma se tua figlia viene a casa con la sua fidanzata? Se tuo figlio fa coming out?

Parlare dell’omosessualità nella Chiesa cattolica è un passo gigantesco.
Ammiro il coraggio di chi, come Marco Politi o il nostro prete sconosciuto, ha avuto il coraggio di parlare di un grandissimo tabù esistente nella società ecclesiastica, perché non dovremmo mai rimanere muti contro l’offesa continua agli esseri umani.
Mi vengono in mente alcune parole scritte nel testo sacro per i cattolici, il Nuovo Testamento: “c’è una facile ed insidiosa convinzione in noi quando crediamo che scoprendo e smascherando gli altri difetti, ammantiamo e sminuiamo i nostri. Questa subdola insidia ci spinge a giudicare gli altri e a puntare lo sguardo indagatore e il dito accusatore verso gli altri e non verso noi stessi. Ci capita quando ci siamo disabituati a fare un attento esame di coscienza che ci indurrebbe a vedere prima la trave nel nostro occhio e poi la pagliuzza nell’occhio del nostro fratello. (Lc,6, 40-42).
Molte cose devono ancora maturare all’interno della Chiesa, ma la Chiesa vera è quella fatta dagli uomini, come quello che si racconta in questo libro: bisognoso di affetto e di amore, che vorrebbe da parte dei genitori, degli amici, della persona amata, e da quel Dio che lo ha fatto a sua immagine e somiglianza. E che ha smesso di soffrire e di farsi del male, quando ha imparato ad amare se stesso. Così com’è.

Alessia de Antoniis