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L’8 Marzo è sciopero globale delle donne

Le femministe tornato in strada per lottare e non per celebrare. di Sara Graziani

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Da #metoo a #wetoogether. Così il prossimo 8 marzo la marea femminista tornerà nelle strade di tutto il mondo con lo sciopero globale delle donne. Il movimento Non Una di Meno lancia l’appuntamento e rimette in fila le parole d’ordine: rifiuto della violenza maschile in tutte le sue forme e ribellione verso una narrazione della donna vittima.

Sarà sciopero femminista dunque, con cortei, assemblee, astensione dal lavoro, fuori e dentro casa. Come lo scorso anno, l’8 marzo vuole essere poco celebrativo e molto di protesta: contro la violenza economica, la precarietà e le discriminazioni, per la dignità che vuol dire prima di tutto lavoro, parità salariale, libertà di scelta sui corpi e le vite, e sostanzialmente una occasione per ribadire che le gerarchie sessuali, le norme di genere, i ruoli sociali imposti, i rapporti di potere sono quella base culturale e così radicata su cui si legittimano molestie e violenze.

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Lo sciopero, che fu lanciato alcuni anni fa dalle donne di Rosario in Argentina, sarà concreto e simbolico nello stesso tempo, “produttivo e riproduttivo” come si è detto. Nonostante la consapevolezza di quanto complicato sia effettivamente astenersi dal lavoro, anche di cura, che si fa nelle case, nei servizi pubblici e privati, per le strade (su questo c’è un interessante vademecum sul sito web di Non una di Meno) c’è un precedente incoraggiante che è quello del 2017, quando a scendere in piazza furono migliaia di donne, in tantissime città d’Italia e del mondo. In mezzo c’è un percorso che ha animato il movimento e fatto molta strada, ha aggregato tante donne e soggettività, ha posto discussioni ed elaborato documenti. Il primo su tutti è certamente il Piano Femminista contro la violenza di genere, presentato lo scorso 25 novembre e che ha il grande merito di affrontare la questione della violenza in modo sistemico, vale a dire in tutte le sue forme di espressione: dalla sfera familiare e delle relazioni, a quella economica, da quella politica e istituzionale, a quella sociale e culturale, da quella che impone di riprodurre i soli generi binari – uomo/donna, fino a quella dei media e della rappresentazione che ne consegue, per dire che non si tratta di emergenza, ma di un sistema di potere che permea nel profondo la nostra società.

L’8 marzo sarà sciopero, quindi, per ribadire che le donne non hanno bisogno di tutori, non chiedono la militarizzazione delle città, non sono vittime e non se la sono cercata. Piuttosto vogliono dire al mondo, in ogni occasione, che c’è in corso una lotta per un cambiamento strutturale.

di Sara Graziani