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Interviste impassibili

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Interviste impassibili

di Ivan Talarico

Salve, Mare. Posso chiamarla Mar?
No, la prego. Già fatico a contenere in un solo nome, tutto quello che ho dentro. Il Mar Tirreno, lo Ionio, l’Egeo, Alboràn. Mi chiami col mio nome, per favore, Mediterraneo Mare figlio di Mediterraneo Giuseppe e Costa Marina.

Di lei dicono spesso sia un mare chiuso.
Ho un carattere riservato, mi sento spesso un pesce fuor d’acqua. Ma con l’Oceano Atlantico, ad esempio, c’incontriamo spesso, si chiacchiera volentieri, aperitivi a Gibilterra come se piovesse. E poi attraverso il canale di Suez – che avete creato voi, senza chiedermi niente – comunico anche con il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, ma spesso non ci capiamo, ognuno dice una cosa e non ascolta l’altro, ci parliamo sopra. Mi stanno anche simpatici, ma se non c’è feeling meglio stare da soli, ognuno nel proprio bacino.

Si parla spesso di lei come di un assassino.
È dal tempo dei Fenici che circola la voce “Il Mediterraneo si macchia di rosso”, ma loro erano famosi per commerciare porpora, un pigmento rosso, era un po’ una strategia pubblicitaria. Anche Ulisse, con le Sirene, con Scilla e Cariddi, trovava solo scuse per non tornare da Penelope. Non siamo noi elementi naturali a uccidere, è una scusa. Sono sempre gli uomini che uccidono gli uomini e non solo, anche piante e animali. Gli uomini uccidono tutto.

Ma comunque è lei che decide di fare tempesta o mareggiata, di alzare le onde, di mettere burrasca…
Io non decido niente, guardi. Sono i venti, le piogge, che mi mettono ansia, mi fanno agitare. E poi sempre gli uomini, con questa superficialità… Sa che mi sto tropicalizzando? Lei si è mai tropicalizzato?

No.
E io sì, e ho paura. Vengono a trovarmi pesci e piante tropicali e poi si piazzano come se fosse casa loro. Mettono tutto in disordine. Mi sveglio sempre stanco perché il sole mi asciuga, le piogge non mi ridanno più quello che ho dato, la temperatura si alza e mi sento come se avessi sempre la febbre. Non è facile, mi creda.

Capisco. La spaventa l’idea della morte?
Ne parlo spesso con mio cugino, Mar Morto, lui sta vicino a Gerusalemme e ha una deriva molto religiosa. Diciamo che la accetto serenamente. Ho più paura dell’inquinamento mentale e fisico. Non voglio vederci torbido, voglio essere limpido fino alla fine.

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