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Il Tevere, padre – serpente

Arte

Il Tevere, padre – serpente

Giromagando di Ornella Beltramme

“Poche precipitazioni quest’inverno, e qui a Roma quasi ci siamo dimenticati di Lui, del Padre Tevere. Era Padre e Dio presso gli antichi, amato e temuto come si conviene. Era stato per secoli “Dio Tiberino” e poi divenne Esculapio in persona, dio della medicina sotto forma del suo serpente, un colubro venuto apposta da Epidauro per risiedere nelle bionde acque romane a sedare una pestilenza. Da allora per i sacerdoti il nome magico del fiume non fu più Tiberis, ma Coluber, Serpente. Lungo e robusto, ma mai velenoso. All’inizio di febbraio l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha scattato una foto dal satellite Sentinel-2 in cui il Tevere sembra proprio un serpente giallo. Una foto impressionante e commovente: uno o due giorni di piogge intense (forse le uniche della stagione) e il Colubro aveva macinato già rive argillose e fondi sabbiosi, creando nel Tirreno blu una piuma bionda di 28 km di sedimenti gettati in mare, verso nordovest. Fa così da sempre, chiedetelo agli ingegneri romani, quando nel I secolo gli insabbiava, i porti nuovi di zecca. Dalla foto spaziale si capisce tutto: il legame viscerale della città col fiume-serpente, il fatto che Ostia è Roma stessa in versione marina, e quanto è vicino questo mare crocevia di popoli. Il verde dei boschi che penetra nella città, le coppie di laghi misteriosi, (vulcani in pensione) a nord e a sud. Grazie alla foto spaziale si riconosce meglio pure l’odore del Tevere: un po’ di smog e spazzatura, ma soprattutto salmastro, tufo bagnato e pelo caldo di lupo.”

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