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Il cielo sopra il letto – di Alessia de Antoniis

Theatre&dance

Il cielo sopra il letto – di Alessia de Antoniis

La lancinante disputa sia amorosa che civile, che non fa sconti a nessuno, tra un uomo e la sua ex amante. Uno dei più bei testi di David Hare.

Sarebbe facile osannare uno spettacolo perché il drammaturgo, David Hare, è uno dei più famosi scrittori inglesi per il teatro contemporaneo. Ma un testo, per quanto potente, non va in scena da solo. In questo caso, poi, testo e sottotesto danno origine ad un complesso gioco, dove l’analisi politica si intreccia con disquisizioni di natura socio-economica, lasciando spazio a spunti di riflessione sul divario generazionale, sull’amore e sulle basi sulle quali si deve fondare un rapporto per essere duraturo, sulla lealtà, sul perdono.

Lucrezia Lante della Rovere e Luca Barbareschi riescono a creare la chimica giusta per rendere credibili ed empatici i personaggi di Elisabetta e Saverio e per far interessare il pubblico alla loro storia. Complice probabilmente anche il loro trascorso personale.

Barbareschi dirige un coro a due voci, un dialogo arguto e passionale, vivace e caustico, scritto da Hare per descrivere un aspetto particolare delle relazioni umane: il divario tra essere e apparire, la differenza tra ciò che un uomo o una donna dicono e quello che fanno. Migliore come regista e attore che, visti i risultati che lamenta, come imprenditore teatrale, riesce a dare respiro alle molteplici componenti del testo, anche grazie alla traduzione e all’adattamento, operate da Barbareschi stesso, che sceglie di trasportare la storia dalla periferia londinese a quella romana della Magliana e di Corviale.

Ha anche il pieno controllo del suo personaggio dal momento in cui appare sulla scena mentre, come un animale in gabbia, cammina su e giù per l’appartamento di Betta, lanciando lazzi e commenti sarcastici su qualsiasi argomento gli venga in mente, suscitando l’ilarità del pubblico con quell’umorismo sardonico che l’attore rende perfettamente.

Barbareschi è a suo agio nei panni di Saverio: un personaggio complesso, forse mostruoso, ma non un mostro. Un uomo troppo pieno di sé per lasciare che qualcun altro entri in lui; troppo impegnato ad ascoltare se stesso per sentire gli altri.

Tutta la pièce si svolge nella stessa stanza, nell’arco di una notte, ed esplora lo scontro di valori tra due persone, tra Saverio, imprenditore benestante e vedovo, ed Elisabetta la sua ex-amante, insegnante in una scuola di periferia, che vive in una modestissima casa di un quartiere popolare.

È l’intimità e la ferocia di questo incontro che dà allo spettacolo il suo potere e che coinvolge il pubblico.

A tratti sembra che Hare sia più duro con Saverio che con Betta, eppure non c’è un buono e un cattivo: è straordinariamente equilibrato nel modo in cui fa esporre ad ognuno le proprie argomentazioni, costruendo due individui complicati alle prese con differenze politiche e personali, lasciando allo spettatore qualsiasi conclusione.



Lucrezia Lante della Rovere interpreta il personaggio più affascinante della commedia: Elisabetta, una donna che ha voltato le spalle ad un sistema di vita più facile, ma che non la rappresentava più e che viveva senza passione. Bravissima in questo ruolo, riesce a trasmettere le sue emozioni senza mai esagerare, neanche quando i toni della discussione si alzano. Racconta sia il dolore provato per un amore finito, sia i suoi ideali, non teorizzati ma vissuti quotidianamente insegnando in una scuola di periferia. Anche i suoi silenzi parlano, trasmettendo il potere consapevole delle sue convinzioni. Sempre in scena, è la figura attorno alla quale ruotano i due personaggi maschili, maggiormente irrisolti ed emotivamente confusi.

Notevole l’alchimia tra i due protagonisti nel portare in scena un uomo e una donna che ancora si amano, ma che sono incompatibili: non per la loro differenza di età, quasi ventennale, ma per le idee profondamente diverse su ciò che ha valore, su cosa è veramente importante. Il dolore che provano nasce dalla differente visione della vita che ciascuno ha.

Paolo Marconi interpreta bene il ruolo di Edoardo, il figlio problematico di Saverio. Lo vediamo solo nelle scene iniziale e finale e si relaziona esclusivamente con Betta. Due scene che contestualizzano con successo due momenti dolorosi della trama, ma che i due attori rendono con leggerezza e umorismo. Bravo il giovane Paolo Marconi a suscitare simpatia nel pubblico per il suo personaggio, un adolescente travagliato che ha bisogno di amore e che non lo otterrà mai da un padre narcisista ed egocentrico. Ma anche un figlio che nasconde bene, forse anche a se stesso, quanto somigli a suo padre.

Il cielo sopra il letto è un’appassionato scontro frontale tra valori opposti: due persone diverse, un realista e un’idealista, due punti di vista, due modi di vedere e sentire; un dibattito ricco e stimolante che affascina il pubblico.

Alessia de Antoniis

TEATRO ELISEO

Da martedì 17 dicembre 2019 a domenica 5 gennaio 2020

SPECIALE CAPODANNO

martedì 31 dicembre ore 20.00

 

 



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