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Hacker Porn Film Festival:
No Gender No Border

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Hacker Porn Film Festival:
No Gender No Border

Prima di entrare in sala, chiacchieriamo con Fran Stable e Lucio Massa, curatori e ideatori della prima edizione romana del festival.

Scelta ardita presentare nella città sede dello stato pontificio una selezione di film, prime visioni, corti e documentari indipendenti che indagano i corpi, la sessualità e le transizioni tra i generi. Il porno come specchio della società, ma di nascosto. “Un dovere sociale, politico e culturale. Bisogna disancorare la pornografia da un immaginario che la relega a pura mercificazione, tra l’altro ad esclusivo consumo maschile. Il linguaggio del porno, per come lo intendiamo, è un’arma per poter scardinare questa società benpensante e presentare un progetto di ‘cinema’ ancora inedito in Italia. Il festival vuole riportare il porno alla sua matrice politica originaria come linguaggio di rottura degli stereotipi culturali. Hackerare il sistema linguistico e percettivo.”

In programma lavori post porno e porno femministi, succose anteprime e tanti registi pronti al dibattito. Come avete scelto i filmati? “Abbiamo prediletto film, che rompessero con i cliché del genere stesso, prediligendo la produzione al femminile – Erika Lust, Jiz Lee e S.L.Houston, Anna Brownfiel – e il cinema pornoterrorista e queer nel quale la questione di genere è oramai superata in una piena fluidità sessuale e di orientamento. Con la collaborazione del But Festival di dare risalto ai film di puro intrattenimento, legata alla cultura di produzione indipendente che è da sempre linfa vita per l’intera cinematografia.

Tra le tante pellicole in programma, segnaliamo Blown di Buck, Angel del celebre pornodivo trans americano e altri autori come Lidia Ravviso, Carlotta Moore, David Bloom, Rosario Gallardo, Maria Basura, Luca Donnini. Fuori concorso Queen Kong di Monica Stambrini e titoli tra cui Porno & Libertà di Carmine Amoroso – Nastro D’Argento 2016 – e Inside the Chinese Closet di Sophia Luvarà, sui matrimoni di facciata tra omosessuali nella Cina contemporanea. L’anteprima internazionale di Sexual Labyrinth di Morgana Mayer, erotico ed onirico, sulla presa di coscienza e liberazione di un corpo femminile. Il Pop Porn Festival di San Paolo collabora con una retrospettiva di titoli e autori sudamericani tra cui Nova Dubai, dramma pornoterrorista contro l’urbanizzazione selvaggia e il genocidio culturale e O’ Animal Sonhado, un film a episodi su desideri ed ossessioni del Brasile d’oggi.

Tutto per allargare i confini esperienziali del pubblico e destabilizzare il rassicurante e convenzionale sistema culturale italiano, come avviene già in altri paesi. “Abbiamo avviato partnership con alcuni festival come il BUT di Breda ed altre manifestazioni decennali, per cui perfettamente armonizzate all’interno del tessuto culturale locale. A Roma la situazione è diversa e molto stimolante perché le ‘incrostazioni culturali’ capitoline rendono il festival una sfida ad osare per portare al centro della discussione la libertà e l’amore nell’ottica della pansessualità”. Un atto di sovversione dal controllo sociale sui nostri corpi.

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