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Grazia Scuccimarra, una donna laceroconfusa

Tornano in scena la sua grinta, la classe, l’ironia e l’arguta intelligenza in Sono una donna laceroconfusa. Al Teatro degli Audaci dal 1 al 25 febbraio. Intervistiamo la splendida protagonista Grazia Scuccimarra.

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Grazia è una donna che ha deciso di vivere una vita di valore, una donna che ha lottato per le proprie idee e che ha saputo dire no, anche quando questo ha messo fine ad una carriera. Una donna che ha fatto ciò che noi donne facciamo da sempre: tutto quello che la vita ci mette davanti.
Abbruzzese, di Teramo, come il suo grande amico Marco Pannella.

Noi di Post.it l’abbiamo raggiunta telefonicamente per parlare, seriamente, di alcuni degli aspetti della nostra quotidianità sui quali lei, a teatro, riesce a farci ridere.

Più lacerata o più confusa? Tutte e due. Sempre più lacerata e sempre più confusa. La mia vita sta terminando, il mio cerchio si sta chiudendo e quello che mi lascio alle spalle mi fa sentire confusa, ma soprattutto lacerata. La confusione che più mi preoccupa è quella nella quale lascio i giovani, che non sanno dove vanno.

Ventotto spettacoli all’attivo. Madre, insegnante, regista, attrice, autrice, musicista, giornalista, politica. Come ha fatto a fare tutto? L’ho fatto e basta. Credo profondamente nelle grandi capacità delle donne. Ho fatto sempre del mio meglio. Sono nata su questa Terra e ho fatto di tutto per starci in maniera completa.

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In “Bella dentro (Fuori non ce l’ho fatta) dice: “Cosa faccio nella vita? Faccio l’onesta. Faccio l’indignata speciale”. Da quanti anni lo fa? Da sempre. Già a cinque anni volevo fare il magistrato e all’università mi sono laureata in giurisprudenza. Considero i magistrati degli eroi, che affrontano difficoltà inaudite senza i mezzi adeguati. E’ ovvio, anche qui c’è del buono e del meno buono, ma la magistratura sana è la normalità. A differenza della politica, dove la normalità è la corruzione.

E farebbe ancora l’onesta? Sì. L’onestà è sempre stata il mio faro.

A teatro recita: “La gente chiede giustizia. Ma se non te la danno, chiedi un’altra cosa. Chiedi un cappuccino. Sennò diventa un capriccio”. Lo pensava anche durante gli anni ’60 e ’70? No, ma già quando nel 1980 iniziai a scrivere “Noi ragazze degli anni ’60”, avevo chiari i danni incalcolabili che la politica di quegli anni aveva fatto. Ad esempio a livello ambientale, a causa delle lottizzazioni scriteriate, o della mania di modernizzare tutto distruggendo importanti opere del nostro passato. A Teramo, ad esempio, hanno abbattuto un teatro dell’Ottocento per costruire un mostro di cemento.

Non solo, ma la politica degli anni ’60 è anche quella che ha modificato inesorabilmente la struttura della politica stessa, sostituendo gli ideali politici di grandi uomini come De Gasperi con i principi propri delle associazioni di stampo mafioso, sistema che poi si è consolidato negli anni successivi. I politici rubavano anche prima, spesso si comportavano male, ma almeno, se venivano scoperti, si vergognavano. Ora neanche quello. Non esiste più la vergogna.

 

 

Cosa si aspettava dalle battaglie degli anni ’60 e ’70? Mi aspettavo di più, soprattutto dalle donne. La donna di oggi ancora insegue l’uomo, ma lo fa con metodi maschili. Le donne oggi hanno la possibilità di raggiungere il potere, ma quando lo ottengono lo esercitano come hanno sempre fatto gli uomini. Tutto questo mi delude perché ho investito molto sulla donna: non perché io sia femminista ad oltranza, ma perché credo nel grande potenziale delle donne.

Un altro aspetto che mi ha deluso delle donne è che non sono combattive su fronti sociali importanti, come il salario. Qui dovremmo lottare tutte unite.

E l’uomo è lo stesso di allora? L’uomo sotto alcuni aspetti è migliorato. Sicuramente occorre molto impegno da parte dei genitori per crescere future generazioni di uomini diversi. Trovo che siano migliorati come padri: oggi sempre più uomini vogliono fare i padri, trascorrere più tempo con i loro figli. Prima i rapporti erano inesistenti. Il problema resta difficile nei rapporti con la donna: qui gli uomini non sono migliorati, anzi. Le cronache hollywoodiane ci restituiscono un uomo decisamente peggiorato. Con un’aggravante: che spesso le donne “ci stanno”. In passato le donne imponevano il rispetto delle regole, oggi no. Spesso per interesse. Gli uomini hanno sempre approfittato della loro posizione di potere ed è giusto che le donne denuncino. Ma lo devono fare subito, non dopo che hanno ottenuto qualcosa.  Molte di loro dovevano parlare prima. Anche a me è successo, ma ho detto no. Per questo non ho potuto realizzare il mio sogno di fare la giornalista sportiva: perché ho detto no. E ho fatto altro.

Parallelamente al lavoro di attrice e regista, ha insegnato. E-ducare vuol dire aiutare lo studente a “tirare fuori” le sue potenzialità, le sue qualità migliori. La scuola è in grado di farlo?  Tanti anni fa  insegnavo in un istituto per odontotecnici in via Galvani, a Testaccio. Avevo in classe un ragazzo vivace, sia culturalmente che politicamente. Un ragazzo brillante che non avrebbe continuato gli studi, ma nel quale io vedevo altre qualità. Ha proseguito gli studi, si è laureato, ha vinto il concorso per accedere alla scuola di giornalismo radiotelevisivo della Rai a Perugia e oggi è un caporedattore della Rai. Se fai il lavoro dell’insegnante con occhio acuto, riesci a tirare fuori il meglio dei tuoi alunni. Questo è stato uno dei miei successi più belli.

Noi assistiamo a mancanza di disciplina, abbassamento del livello di istruzione, crescita dell’abbandono scolastico. Lei ha lavorato nella scuola per trent’anni. Che analisi fa? E’ proprio dalla scuola che bisognerebbe ricominciare. Ma i politici hanno deciso di affossare l’istruzione. Se fossi un politico è da qui che ricomincerei. Auspico il ritorno ad uno Stato che è latitante da trent’anni, uno Stato che si faccia carico della moralizzazione di questo Paese. Purtroppo il popolo italiano ha tra i suoi valori anche quello della criminalità. Bisogna ricominciare daccapo, dalla scuola, dai primi cicli scolastici, perché al liceo è ormai tardi. La dispersione scolastica è una piaga in un Paese dove lo Stato è assente. I docenti, quelli che davvero vogliono costruire qualcosa, sono abbandonati a loro stessi e possono solo avviare iniziative personali. A questo si aggiunge l’assenza delle famiglie e il dissesto sociale al quale assisto è un’altra cosa che mi spaventa.

La scuola è ancora in grado di creare valore nella società? C’è una volontà politica dietro alla distruzione del sistema scolastico italiano. Venti anni di Governo Berlusconi hanno massacrato la scuola. Oggi abbiamo un ministro della cultura che non ha un’istruzione superiore: perché, guardando lei, un giovane dovrebbe studiare?

Oggi la scuola non crea valore, salvo particolari realtà. La riforma del ministro Gelmini ha fatto gravi danni. Una possibilità è proprio il recupero degli studi classici.Assistiamo al crollo di una società dove tra i ragazzi non ci sono  più legami di amicizia, ma solo richieste di amicizia sui social. Lì siamo tutti amici, ma se poi hai bisogno di aiuto, sei lasciato a te stesso. Siamo in una società finta, dove ci sono solo “mi piace”, non rapporti umani. Ma è una questione di scelta; siamo noi che scegliamo come stare nella società. Ora stiamo scegliendo di starci come miserabili: noi siamo i nuovi “Miserabili”.

Evoluzione o imbarbarimento?In fondo anche la lingua di Dante, ai suoi tempi, era considerata “volgare”.
Non vedo che evoluzione possa essere quella di una lingua che si impoverisce fino ad arrivare a scrivere “ttvvbb”

La cultura è di sinistra. E l’ignoranza? La cultura “era” di sinistra. Oggi la sinistra produce sia cultura che ignoranza.

Grazia Scuccimarra, una persona che oggi definiremmo multitasking, ma che, credo, definirebbe se stessa in maniera  più semplice e utilizzando una parola italiana che da sempre vuol dire molto di più: una donna.

Alessia de Antoniis