Connect with us

Gary Lucas e The Niro, a Villa Ada uno strardinario omaggio al mito Jeff Buckley

ARTICOLI

Gary Lucas e The Niro, a Villa Ada uno strardinario omaggio al mito Jeff Buckley

A 22 anni dalla scomparsa, questo nome continua a suscitare in chi lo ha amato una devozione che si avvicina al culto religioso. Spesso, ci si chiede dove sarebbe arrivato, quale strade avrebbe battuto se il destino o chi per lui non ci avesse messo lo zampino. Se purtroppo a queste domande non c’è risposta, è altresì vero che da quel giorno infausto ad oggi, nel mercato discografico e in rete sono stati immessi una quantità di “prodotti” e rarità davvero spropositata. E nonostante la voce unica di questo irripetibile interprete renda degni di essere ascoltati anche la più scalcinata delle b-side o un bootleg malamente registrato, nondimeno si è arrivati ad un punto dove si fa fatica a capire, anche volendo considerare il solo aspetto economico, il senso di certe operazioni.

Non si fa nessuna fatica, invece, a comprendere il desiderio di Gary Lucas, che di Jeff Buckley fu in un certo senso il “mentore”, di far conoscere al mondo l’intera produzione firmata a quattro mani con lui ai tempi dei Gods and Monsters e dintorni. Soprattutto perché, invece di limitarsi ad una ripulitura di incisioni mal registrate 27-28 anni fa, il grande chitarrista americano ha voluto dare al progetto una dimensione completamente diversa, che risultasse viva, pulsante. È per questo motivo che, avvalendosi della voce di The Niro, ha presentato ieri (21 luglio) sul palco di Villa Ada in anteprima mondiale “The complete Jeff Buckley & Gary Lucas songbook”, una raccolta di dodici canzoni, di cui ben cinque inedite.

Accompagnati da una band composta da Francesco Arpino alle tastiere e alla chitarra, Maurizio Mariani al basso e Marco Rovinelli alla batteria, l’inedita coppia italo-statunitense si è lanciata subito nell’esecuzione di una novità, “No one must find you here”, una traccia lunga quasi dieci minuti all’interno della quale i numerosi cambi di tempo e la forte intensità ben rappresentano lo spirito creativo che permeava la collaborazione tra Jeff Buckley e Lucas, il quale è salito in cattedra nella canzone successiva “Story without words”, anch’essa inedita e caratterizzata dai suoi impareggiabili fraseggi.

Il “nostro” The Niro, per parte sua, oltre a sottolineare emozionato la soddisfazione per essere stato coinvolto in un’iniziativa così importante, si è dimostrato a suo agio sui registri impegnativi dell’Angelo di Anaheim, come hanno dimostrato le successive “Harem man” e “Distortion”, nelle quali il romano si è ben destreggiato tra momenti di calma quasi salmodiante e tirate ad alto coefficiente di impegno. L’acme dell’esibizione, per chi vi scrive, è stato raggiunto però nella sezione mediana, con le nuove “She’s free” e, soprattutto, con la struggente “In the cantina”, il cui mood lirico deve essersi insediato direttamente nei precordi dei buckleyani più convinti. In un set del genere, non poteva naturalmente mancare poi il super-classico Grace, riproposto in una versione priva di batteria, seguito dalla bellissima “Song to none” e da “Cruel”. Immediatamente dopo, mr Lucas ha lasciato il palco per una pausa, durante la quale The Niro ha imbracciato a sua volta la sei corde per suonare due tra i pezzi più amati del suo debutto omonimo del 2008, “Liar” e “Hollywood” (la cui buona resa non è stata purtroppo agevolata dalla presenza eccessiva e coprente del basso).

Semplicemente sbalorditiva la canzone che ha visto il ritorno sul palco del guitar-hero di Syracuse, “Dance of destiny”, un breve, maestoso trattato di finger-picking, durante il quale è risultato piuttosto evidente il perché negli Stati Uniti qualcuno lo consideri il migliore strumentista sulla piazza.

L’ultima parte del live, infine, non poteva che dare spazio ad altri due capisaldi della produzione di Jeff Buckley, con Hallelujah impreziosita dalla guest starring dell’ottima Alessandra Parisi alla voce, e l’attesissima “Mojo Pin”, anch’essa suonata senza la batteria in una rielaborazione assai rarefatta che ha colpito nel segno.

Gran finale prima del bis (durante il quale è stata eseguita nuovamente “In the cantina”), la selvaggia “Malign fiesta”, durante la quale Lucas e The Niro, supportati da una ritmica arrembante, hanno entusiasmato se stessi e i presenti con una coinvolgente cavalcata punk.

Tirando le somme, si è trattato di uno show che non ha certo deluso le aspettative e che, soprattutto, semmai ce ne fosse stato bisogno, ha ribadito che, a quasi un quarto di secolo di distanza dalla morte e parafrasando il titolo di una sua canzone, in Italia come nel resto del mondo everybody here misses Jeff.

E come potrebbe essere altrimenti?

Ultima segnalazione per la preziosa apertura del giovanissimo e buckleyano Disparo, davvero molto bravo.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

More in ARTICOLI

To Top