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Franco Micalizzi: “Le chiamavano Colonne Sonore” Golden 70’s

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Franco Micalizzi: “Le chiamavano Colonne Sonore” Golden 70’s

Un panorama significativo degli innumerevoli temi scritti da Micalizzi  per il cinema. I favolosi anni ’70/’80 e le sue magiche colonne sonore, il celebre compositore in concerto all’Auditorium Parco della Musica.

Maestro d’orchestra, compositore, appassionato di cinema, nato artisticamente nel momento in cui prende il via la musica leggera italiana, periodo in cui anche il maestro Morricone arrangiava pezzi dei cantautori italiani che avrebbero debuttato a Sanremo. Mentre il genio dei western inzia con “Per un pugno di dollari”,  Micalizzi scrive il tema di “Lo chiamavano Trinità” di Enzo Barboni. Era il 1970 e il film imprevedibilmente risulta come un’immediata esplosione cinematografica: un western si, ma umoristico e molto lontano dalla seriosità di Sergio Leone. Nel ’73 altro grande successo con la pellicola melodrammatica, strappalacrime “L’ultima neve di primavera” che in Brasile diventa la colonna sonora di 2 Telenovelas.

Appassito il western fiorisce un genere ingiustamente denigrato dalla critica, sempre inserito nel filone dei B-Movie, tanto caro a Micalizzi, ma snobbato dalle grandi produzioni: il “polizziotesco”. In quell’epoca il compositore incontra il regista Umberto Lenzi, uno specialista del genere, e nel 1975 nasce la colonna sonora di “Un giustiziere sfida la città”, con Tomas Milian. I capolavori rimasti nella memoria del pubblico arrivano l’anno successivo con “Roma a mano armata”: violenza, ritmo e inseguimenti nelle strade della Roma infuocata negli anni delle stragi, perfettamente sintetizzati nel famosissimo brano Hot Spots. Nello stesso anno “Il cinico, l’infame, il violento”, titolo che emula e dissacra “Il buono, il brutto, il cattivo” di Sergio Leone . Un film d’azione sempre con Tomas Milian, in cui il pezzo Big Fight diventa un cult. Di grande successo per i botteghini è “Napoli Violenta, 1000 lire per vedere il film, e Napoli in visibilio, e ancora “Italia a mano armata”, di Marino Girolami 1976.

Titoli cari a Tarantino, tanto che il genio del pulp inserisce il tema micalizziano di “Italia a mano armata” nel suo terribile Grindhouse e anche “Trinity” in Django Unchained.

Micalizzi eclettico e giocoso arriva a toccare tutti i generi, dagli spaghetti western al poliziottesco, dalla commedia sexy al cinema d’avventura. Addirittura la sigla della serie televisiva di Lupin III, è una sua creazione; lo splendido valzer cantato da Irene Vioni accompagnata dall’Orchestra Castellina-Pasi, che tutta la generazione degli anni 80 ricorda perfettamente.

Molto spazio anche all’hip hop, mondo musicale che ha attinto a larghe mani nel repertorio del maestro, campionando e rappando sulla sua musica. L’anima del cinema cult, che ha reso indimenticabili e che ha colorato i B-Movie arriva sul palco dell’Auditorium Parco della Musica con una grande orchestra e con grandi interpreti, tra i quali Edoardo Vianello e Wilma Goich, la pianista Gilda Buttà e le voci di Valentina Ducros, Miky Introna, Dougie Meakin e Gianluca Paganelli.

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