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Fakeminismo, il nuovo spettacolo di Daniele Fabbri. Conversazione con l’artista

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Fakeminismo, il nuovo spettacolo di Daniele Fabbri. Conversazione con l’artista

di Diana Morea

Il percorso della mia satira è iniziato anni fa con l’idea di bersagliare i valori sui cui si fonda l’ignoranza di questo paese: Dio, Patria e Famiglia. Ho cominciato parlando di religione ne “Il Timido Anticristo”, ho proseguito con “Fascisti” su Tinder, ed eccoci ora a parlare di donne, di parità di genere, patriarcato e affini con “Fakeminismo”. Trentenne cresciuto in una famiglia cattolica, distaccatosi dalla fede in tarda adolescenza, il comico Daniele Fabbri ci racconta dello spettacolo di satira che ha debuttato giovedì 18 luglio sul palcoscenico del Lunga vita festival.

Fakeminismo propone una riflessione dall’ironia corrosiva e si interroga su cosa può fare attivamente un uomo che non ha effettive posizioni di potere, non è famoso, non è un politico o un influencer,  per cambiare la società. La comicità che percorre tutto lo spettacolo è graffiante e sottile, grazie al suo inconfondibile stile ed il tono brillante.Si avverte forte l’idea di trattare argomenti scottanti per il piacere di giocare col pericolo che si nasconde dietro alcuni tabù. Fabbri si scaglia contro molti luoghi comuni, attaccandoli direttamente per ripristinare il valore civile di un linguaggio esplosivo, per tornare a parlare di amore, famiglia, relazioni, lavoro e altri squarci di vita quotidiana ma senza peli sulla lingua, con una libertà d’espressione ripulita dal perbenismo e dall’ipocrisia. Non utilizza barzellette o battute popolari, ma si esibisce con testi originali e personali, unisce la volontà di divertire il prossimo e trasmettere le proprie idee attraverso monologhi divertenti e sinceri, costruiti a partire da osservazioni sulla vita privata e scaturiti in un flusso di coscienza dissacrante. Il suo umorismo dirompente,  i ritmi serrati mostrano come la sua comicità sia espressione della sua persona: affabile, senza filtri, reale, arguto, sensibile!

Proprio alle donne è dedicato il suo ultimo lavoro, grazie ad un processo di identificazione che Daniele ha attuato, utilizzando per mesi la app sul calcolo dell’ovulazione (e proprio il 18 luglio lui dichiara di essere al secondo giorno di ciclo) e grazie al confronto con tante donne, amiche e conoscenti, madri, sorelle, lesbiche, cugine. Lui è calato nel personaggio e le sue osservazioni, acute e geniali, diventano sorrisi e risate che difficilmente si arrestano, dalla platea formata da tante donne. La potenza dello spettacolo è sia nel testo, che in ciò che si costruisce intorno ad esso: la personalità del monologhista catalizza i vari topic del discorso, le situazioni che racconta vivono attraverso di lui e il modo in cui le battute vengono elaborate diventa esso stesso ciò che scatena la risata.

Quando gli chiediamo cosa voglia dire oggi trattare un argomento così complesso quale il femminismo, soprattutto quando a farlo è un maschio, lui risponde: Da maschio, vuol dire mettere in discussione tutto, a partire da cosa significhi “essere maschio”. Vuol dire che se si vuole essere davvero a favore dell’emancipazione femminile, non basta tenersi alla larga dalle molestie e dalla violenza, serve cambiare totalmente l’atteggiamento maschile nei confronti delle donne.

In merito alla preparazione di questo nuovo lavoro -continua Fabbri- la maggiore difficoltà che ho riscontrato è stata soprattutto la consapevolezza che dietro ogni tema affrontato si celano moltissimi  conflitti, e serve tanta attenzione per smorzare la tensione, che è il lavoro poi a cui si dedica in primis il comico, senza sminuire l’importanza delle tematiche. La soddisfazione è stata che per alcuni passaggi ho chiesto consulenza alle  mie amiche femministe, e ho avuto feedback molto positivi e consigli utili, una piccola benedizione insomma!

Le donne, oggi, hanno una forte consapevolezza della battaglia che si sta agendo per raggiungere  un equilibrio paritario della condizione sociale tra sessi, ma lo scenario politico italiano è forse la peggiore situazione che ci potevamo ritrovare, a proposito di Dio Patria e Famiglia. Bisogna leggerla al contrario– consiglia il comico- diciamo che se le femministe riusciranno ad ottenere dei risultati qui, poi potranno andare negli altri paesi esteri a dare lezioni di lotta. Dissacrante è dir poco. Niente risulta banale. Durante l’ora e passa di monologo si snoda un discorso in cui quello che è stato lasciato a margine per qualche momento viene puntualmente ripreso e portato a compimento.
Si parte da un chiaro posizionamento e si va avanti attraversando diversi temi e spunti, tutti pienamente vissuti da Fabbri, tra cui anche quello della sopravvivenza tramite l’ironia, o più precisamente un chiaro invito alla ‘leggerezza’.

Quando gli si chiede quale sia stata nel suo percorso artistico un’esperienza  determinante che lo abbia fatto avvicinare al teatro, Fabbri non esita un istante nel rispondere: L’esperienza scatenante è avvenuta nel 2003, ero in piena crisi personale, dopo aver sognato fin da bambino di diventare un genio dell’informatica, a 21 anni avevo un posto fisso nel settore, una carriera lanciata, guadagnavo tanti soldi e però ero infelice. Nel 2003 la Rai sospese il programma Raiot di Sabina Guzzanti, e lì capii per la prima volta il vero potere che la politica esercita per manipolare le menti delle persone. Andai alla serata di protesta all’Auditorium di Roma, vidi i miei comici satirici preferiti sul palco che attraverso le risate diffondevano nel pubblico un senso di ribellione a quel sopruso. Mi sono detto “Ok, io voglio fare quello!”. Ho abbandonato il lavoro, ho studiato recitazione e scrittura comica, e dopo 15 anni eccomi qua!” La satira, fin da tempi dell’età classica, si è posta  l’obiettivo di indagare negli animi delle persone per indurle a riflettere.

Lasciamo il nostro ospite chiedendogli cosa gli piacerebbe si portassero a casa gli spettatore dopo aver visto FakeminismoVorrei che tutti si portassero a casa la sensazione di aver riso, pur avendo affrontato temi su cui normalmente non c’è la disponibilità a ridere. 

Se la base è questa, ogni riflessione che ne scaturisce non può che essere meravigliosa!

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