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Dobbiamo parlare di Sergio Rubini al teatro Hamlet

Intervista alla regista della versione teatrale, Gina Merulla.

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Uno scrittore, una ghostwriter, un chirurgo, una dermatologa. Questi i quattro protagonisti di Dobbiamo parlare, film di Sergio Rubini, la cui trasposizione teatrale aveva già visto in scena, lo scorso anno, lo stesso cast della versione cinematografica. Questa volta la pièce di Rubini, presentata al teatro Hamlet la scorsa settimana, rivive nella brillante rappresentazione teatrale di Gina Merulla, che dirige Ilario Crudetti, Patrizia Casagrande, Alessandro Catalucci e Sabrina Biagioli.

Dobbiamo parlare è la messa in scena della storia di due coppie di amici agli antipodi. La trama è sintetizzata nelle note di regia, dove Sergio Rubini scrive: Un salotto con tanto di vista da tremila euro al mese diventa un vero e proprio scenario di guerra in cui non solo emergono tutte le differenze tra le due coppie, ma i loro diversi punti di vista, le distanze, ciò che di ognuno l’altro non sopporta, tutto quel groviglio del non-detto che fino a quel momento soggiaceva sul fondo della coscienza. Col risultato che all’indomani della battaglia, alle prime luci del giorno, nonostante le premesse, quella più divisa sarà proprio la coppia tenuta insieme solo dall’amore.

Abbiamo affrontato con la regista, Gina Merulla, le tematiche del testo.

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Si parla di tradimento. Quanto incide tradimento di un corpo rispetto al tradimento di un progetto, di una promessa di vita?
Il tradimento, sia esso carnale o ideologico è sempre destabilizzante perché tradire vuol dire rompere un patto, su cui si fonda non solo il rapporto fra due persone, ma spesso anche la loro stessa identità. Questo è stato di sicuro il filo conduttore del nostro lavoro su Dobbiamo parlare, ossia indagare il tema nei suoi aspetti più profondi legati all’identità e al confronto con se stessi. I nostri protagonisti celano il tradimento, celano i propri pensieri, celano la propria natura perché la verità li esporrebbe, li mostrerebbe per ciò che sono realmente e nessuno di loro è pronto ad accettare e ad accettarsi fino in fondo. Dal punto di vista scenico ho voluto mostrare questa fuga dalla verità e da se stessi attraverso precise partiture fisiche surreali e reiterate: i nostri protagonisti sono costretti a movimenti assurdi, automatici e ossessivi per evitare di incontrare la propria immagine all’interno della miriade di specchi che anima la scena.

In scena due coppie: una borghese e una pseudo intellettuale. Quella borghese, unita da case e interessi materiali, sembrerebbe avere solo questo come progetto di vita. E’ più facile tradire un progetto basato sugli ideali che uno basato sulla convenienza? C’è un’aspettativa minore?
Non dobbiamo dimenticare che queste due coppie si sono formate per amore, ma poi restano insieme per le ragioni più svariate. A mio parere è questo l’aspetto più complicato e anche divertente del testo: capire cos’altro lega due persone oltre l’amore, su cosa una coppia basa la sua sopravvivenza, su quali meccanismi e logiche si fondano i rapporti, perché, a quanto pare, l’amore non è sufficiente: occorre il progetto comune. Ed è lì che cominciano i problemi……

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La coppia borghese, attaccata ai propri agi, ostenta “sinceramente” mentre la coppia radical chic, che si spaccia per due cuori e una capanna, è in realtà due cuori e un attico con vista mozzafiato nel centro di Roma. Forse c’è più ipocrisia nel secondo caso? Il cardiochirurgo sa navigare abilmente nel mare ipocrisie, mentre lo scrittore, in fondo, si è imborghesito e affoga nella sua menzogna: il secondo è più in difficoltà perché mente anche a se stesso?
Il tema della verità e della menzogna è di fondamentale importanza e crea continui ribaltamenti nella storia. Costanza e il Prof. interpretati da Patrizia Casagrande e Alessandro Catalucci fanno della menzogna la loro realtà quotidiana, ma di contro riescono a sopravvivere alla verità dell’altro, per quanto possa essere cruda o scomoda. Dall’altra parte Vanni e Linda, interpretati da Ilario Crudetti e Sabrina Biagioli fanno della verità a tutti i costi la loro bandiera, salvo poi scoprire che tutto il loro non detto li mette in estremo pericolo.

Sembra che la crisi della sinistra sia più profonda della crisi della borghesia: alla fine, con tutte le sue vituperate miserie, è meno ipocrita?
Per rispondere a questa domanda prendo in prestito una frase del Prof: Ancora con la destra e con la sinistra: sono tutti uguali!!. In questo senso Rubini, nel suo testo, riesce a mostrarci due opposti schieramenti come due facce di una stessa medaglia. Si trascende l’appartenenza politica per concentrarsi sull’esperienza umana. Tutti i personaggi sono positivi e negativi contemporaneamente: non si prendono parti, si indagano le motivazioni di ciascuno, si accettano e si condividono come umane. Questo aspetto rende un testo divertentissimo, allo stesso tempo anche intelligente ed emozionante, con una profondità e un’intensità che spingono lo spettatore a guardare sempre oltre la superficie e a ricordare che anche nelle risate di una divertentissima commedia, si può nascondere un dramma umano.

Hypatia