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Come si fa ad essere campione di scacchi? Judit Polgàr ne sa qualcosa

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Come si fa ad essere campione di scacchi? Judit Polgàr ne sa qualcosa

Judit Polgàr classe1976 diventò campionessa mondiale nel 2014 ed oggi, dopo le olimpiadi, annuncia che terminerà lì la sua carriera agonistica nel mondo degli scacchi.Il 17 maggio è stata a Roma all’Accademia d’Ungheria per una conferenza stampa più una simultanea, giocando con circa venti ragazzi fortunati. Ovviamente non potevamo che intervistarla.

Come è nata la tua passione per gli scacchi? Già da quando ero piccola, i miei genitori non mandarono me e le mie due sorelle a scuola per farci concentrare solo negli scacchi. Quando un bambino a cinque anni comincia ad andare alle elementari io cominciai ad imparare questo gioco. A nove anni vinsi il mio primo torneo internazionale   e a quindici anni quattro mesi e ventitre giorni divenni “grande maestro”. Proprio quel giorno mi chiesero se avrei mai giocato con Garry Kasparov, io ovviamente dissi di no.
Nel 2002 mi strinse la mano a testa bassa quella fu la mia prima vittoria contro il campione mondiale. Anche le mie due sorelle hanno avuto lo stesso destino e sono comunque rimaste nell’ambito scacchistico, ma con livelli minori: mia sorella maggiore divenne top 10 migliori giocatrici del mondo mentre con la mezzana riuscimmo a vincere le olimpiadi.

Hai mai battuto una macchina o una scacchiera meccanica? Si, quando avevo vent’anni ma posso dire che non è come vincere contro una persona reale.

Da piccola hai sviluppato memoria visuale? Mio padre teneva molto su questo fattore voleva che io ricordassi tutte le mosse e gli schemi. Da piccola mi fece fare una partita con mia sorella Sofia ‘da girata’, senza vedere i pezzi, dicendomi solo la mossa che avevo fatto (ndr: questo tipo di gioco si chiama “alla cieca”). Lo schema si può applicare su qualsiasi cosa come in un cubo di Rubik.

Un consiglio che daresti ad un ragazzo per cimentarsi in questo bellissimo gioco/sport? Il mio obbiettivo è la socializzazione negli scacchi, infatti il mio hashag #chessconnectus.

a cura di Mattia Compagno

 

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