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Coez in tour con “niente che”

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Coez in tour con “niente che”

L’autore del più originale crossover tra rap e canzone d’autore inizia a percorrere in lungo e in largo la penisola.

Il tour di Coez è partito. C’è molta attesa di ascoltare dal vivo i brani del nuovo disco “Niente che non va”. Da “La rabbia dei secondi” a “Jet”, primi due singoli dell’album, così come il resto della sua produzione. Ovviamente non mancherà l’acclamato “Non erano fiori” che nel 2013 lo ha consacrato come uno dei personaggi della scena indipendente di maggior peso in Italia. Il suo rapporto con il pubblico è viscerale. Il nuovo disco di Coez è uscito lo scorso settembre su etichetta Carosello Records ed è entrato direttamente al secondo posto della classifica degli album più venduti (fonte GFK Retail and Technology), risultando il disco italiano più All’Orion la tappa romanavenduto. Ogni video pubblicato è preso d’assalto. La media viaggia sui due milioni di visualizzazioni.
Il tour vedrà protagonista, oltre a Coez, una band formata da un DJ, un chitarrista e un batterista. Noi gli abbiamo rivolto qualche domanda prima della partenza.

Le prevendite tour stanno andato benissimo e la data di Roma è già quasi sold out. Sei pronto per il nuovo tour? Quali novità ci sono?
Sono pronto ma ancora stiamo allestendo il tutto. Sono fermo con le date da circa un anno, non vedo l’ora di ricominciare a suonare. Le novità sono soprattutto nei pezzi nuovi, il disco precedente era pieno di ballads, questo disco invece è stato pensato più per il live, le canzoni uptempo di questo disco incrociate a quello precedente rendono il live completo.

“Niente che non va” è il titolo del tuo ultimo lavoro. E’ proprio così o stai rispondendo a qualcuno?
Niente Che Non Va è una specie di mantra da ripetersi per trovare coraggio, c’è sempre qualcosa che non va, ma per assurdo è la norma avere dei problemi.

Qual è l’emozione che hai riversato di più in questo nuovo lavoro?
Sicuramente c’è meno rancore che negli altri album, forse in questo album il sentimento che esce più fuori è l’accettazione, alcune cose non vanno come vogliamo, ma prima o poi dobbiamo accettarlo.

“Chi mi vuole più rap chi mi vuole più pop” dichiari in un tuo brano. In realtà continui anche in quest’ultimo lavoro a mischiare le carte. Ma la sintesi tra queste due anime esiste? o c’è alla base anche un conflitto di necessità dettate a volte anche da scelte commerciali?
Non ho mai avuto problemi ad ammettere che voglio lavorare con la musica, quindi le scelte commerciali c’entrano sempre in qualche modo, ma sono uno di quei fortunati che apprezzano la musica in tanti aspetti e forme, quindi apprezzo il rap come il pop o il cantautorato italiano, penso che ogni tanto sono giunto a delle sintesi fra queste tre anime che hanno accontentato più persone, ma non succede sempre, e comunque diciamo che è abbastanza chiaro a tutti ormai che non sono proprio l’artista che cerca sempre di accontentare il pubblico, preferisco prendere qualche fischio che ripetermi.

Della strada, dei writers, della tua importantissima esperienza con i Brokenspeakers, quali sono i ricordi, gli episodi che ti porti dietro?
I primi live con i brokenspeakers sono sicuramente uno dei ricordi più belli in assoluto, quando venivamo pagati con un rimborso e ci facevano dormire in posti tremendi, di alcune “avventure” ne ridiamo ancora oggi.

C’è ancora qualche malumore?
Malumori ci sono e sempre ci saranno, altrimenti farei un altro lavoro.

Come vedi la scena rap romana di oggi, soprattutto quella giovanile con tutte le sue mille sfaccettature e contraddizioni? Quali differenze trovi, se ce ne sono, rispetto a quella vissuta da te?
Oggi un ragazzo di 15/16 anni parte aFare rap sicuramente con più competizione, ma anche con molta più fanbase del genere e con un interessamento da parte delle etichette, cosa che per noi era praticamente impossibile, non avevamo i social network ne facebook ne instagram e youtube iniziava a sfornare i primi video amatoriali, adesso è tutto molto più strutturato, con qualche giusta mossa potresti uscire nell’underground anche con un paio d’anni, per il resto non seguo molto la nuova scuola di Roma, la cosa che ricordo bene della mia città è che Roma non vuole capi, quindi non ci sarà mai una scena unita, anche se i gruppi andranno sempre d’amore e d’accordo, almeno apparentemente.

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