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Cinema e Storia a Roma Est

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Cinema e Storia a Roma Est

Qualche domanda a Carla Oppo, curatrice della Sezione Doc del Festival Bella Storia – Narrazioni di strada. Film in visione da martedi 7 maggio al Nuovo Cinema Aquila.

Carla Oppo è la giovane film maker, già vincitrice del premio Zavattini nel 2017, curatrice della sezione Documentari del festival che da marzo arricchisce di storia, cultura ed umanità il V municipio. Gli appuntamenti sono per martedì 7 maggio alle 19.30 e martedì 14 maggio alle 21.30.

«Ci è sembrato naturale ricorrere al documentario, perché ci è parsa l’espressione che più si avvicina allo spirito di Bella Storia, cioè quello di raccontare. In questo caso abbiamo portato sul grande schermo le stesse storie, le stesse narrazioni di strada che stiamo raccontando da marzo, grazie ai relatori che sono venuti fin’ora e grazie alle persone che ci vengono ad ascoltare. Il documentario ha un forte potenziale emotivo e l’obiettivo è quello di pensare al cinema come un luogo di confronto in cui, dopo il film, la riflessione continua. Infatti saranno presenti tutti e quattro gli autori.»

La giovane film maker ha selezionato personalmente il programma in base a ciò che ha definito «una naturale adesione a quello che è lo spirito di Bella Storia». I temi?  «Parleremo, oltre che di emergenza abitativa con Le case che eravamo di Lodeserto, anche di integrazione con My Tyson di Casale, della ricerca delle proprie radici con Pagine nascoste di Sabrina Varani … fino a un fermento culturale nato dall’impegno delle persone comuni in GIMCM di Serra, in cui vediamo il quartiere come luogo di confronto, che è quello che facciamo noi con Bella Storia». Insomma, ce ne saranno delle belle.

Il festival Bella Storia ha lo scopo di raccontare sul territorio le trasformazioni sociali cui è andata in contro la città. Ma sai cosa diceva Vico sui “corsi e ricorsi storici”. Secondo te è possibile, attraverso la cultura, combattere la coazione a ripetere certi comportamenti sociali? «Il festival rappresenta un valore aggiunto al quartiere. Connettendosi al territorio, crea una rete anche di conoscenze tra gli abitanti. Penso che possa sopperire a un vuoto culturale e politico che c’è in questo momento. »

Quindi possiamo dire che la socialità gioca un ruolo fondamentale in questo…  «Esatto »

Secondo te le immagini hanno un potere particolare per raccontare belle storie? Quale? «Bella Storia è un festival che vuole raccontare storie piccole e grandi, minute e preziose. E le vuole raccontare attraverso un riconoscimento della memoria collettiva. Il cinema in questo, secondo me, è un luogo ideale perché, se la memoria va preservata, il cinema può ripensarla e aprirla al presente. Lo sguardo che possono dare le immagini in movimento può aggiungere e raccontarci qualcosa che altrimenti, attraverso la semplice osservazione dei documenti, non emergerebbe. Oltretutto i due film del 7 maggio sono film d’archivio quindi, partendo dall’archivio che preserva la memoria, il cinema può proiettarla verso il presente ed il futuro, dunquei ripensarla e dare un nuovo sguardo alle cose, al passato e alla storia delle persone. »

Questo rimanda anche a quello che abbiamo detto prima sulla socialità. «Assolutamente sì, soprattutto quando parliamo di memoria condivisa. E condividerla nello spazio della sala cinematografica è un valore aggiunto che Bella Storia non poteva lasciarsi scappare. »


Parlando di memoria… Il festival promuove il racconto della storia urbana ma questi film raccontano anche storie di vita. Che ruolo gioca la memoria per la definizione dell’identità? 
«Gioca un ruolo totale. Le storie raccontate sono storie che rischiano di essere messe da parte dai poteri dominanti, rischiano l’esclusione. Riappropriarsi di questa memoria vuol dire, in un certo senso, riscrivere delle pagine, riscrivere storie piccole, uniche, che però contribuiscono alla formazione della nostra memoria collettiva.»

Secondo te quindi c’è un rapporto tra resistenza e trasformazione? «Assolutamente sì. I film che ho selezionato raccontano di resistenza e del tentativo di creare dal poco, dalla difficoltà. Sono storie di resistenza e di crescita.»

Possiamo quindi trovare un legame tra storie personali e storie collettive. «Sì, il fatto è questo: la memoria personale entra in contatto diretto con quella che è la memoria collettiva, e quindi con la nostra storia.»

Le case che eravamo di Arianna Lodeserto è un film sul diritto all’abitare ma ho letto che, per l’autrice, il film offre anche «una descrizione della bellezza dell’urbanistica». Secondo te che rapporto c’è tra spazio intimo e spazio urbano? «Penso che il titolo del film dica già tanto. In Le case che eravamo, lo spazio urbano si racconta e si racconta nella nostra intimità. Il diritto ad una casa e l’emergenza abitativa sono il fondamento, sono questioni di dignità. Infatti la storia della periferia è una storia di lotta e dignità e parte proprio dalle mura di casa. Quello è lo spazio entro cui ci identifichiamo. Il film di Arianna racconta tante storie di una lotta collettiva.»

Per finire, vuoi dirci in due parole lo scopo del festival? «Bella Storia crea eventi culturali attraverso Produzioni dal Basso. È un progetto autofinanziato, indipendente. Lo scopo è quello di connettere la comunità attraverso gli spazi che la comunità stessa offre, dai baretti, alle osterie e, in questo caso, anche il Cinema Aquila del Pigneto.»

Allora siete pronti per andare al cinema? L’ingresso è gratuito, ma fino a esaurimento posti. Quindi sbrigatevi e organizzatevi. Buona visione!

di Letizia Grasselli

Guarda qui il programma di tutto il festival Bella Storia

 

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