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Chiuso lo storico circolo Arci del Pigneto con Ordinanza Tulps – risalente al 1931 contro i luoghi di aggregazione criminale – del Questore. I soci lanciano l’appello di solidarietà e annunciano un serrato calendario di eventi e di iniziative di protesta

Stavolta hanno colpito al cuore la fonte della nuova e giovane ricerca culturale a cui questa città allo sbando era stata in grado di dare ospitalità negli ultimi anni: il circolo Arci DalVerme. O meglio gli spazi te li prendi e produci in totale indipendenza, lungi da sostegni istituzionali o residenziali, quello che vuoi. Quindi il merito non lo ha nemmeno Roma. Sono i gruppi, i collettivi, gli amici, le singole persone che creano. Non è un caso se il pigneto ha riempito, pieno delle sue contraddizioni, interi servizi televisivi, radiofonici e giornalistici in genere. Non è un caso perché qui in questo quadrante di Roma Est sono cresciute generazioni ostinate e rabbiose verso modelli artistico-culturali obsoleti e calati dall’alto e per questo creative e lungimiranti. Roma est è stato ed è un laboratorio di produzione artistica riconosciuto a livello internazionale: dal Pigneto al Lago da Tor Pignattara a Centocelle, Quarticciolo e Tor Sapienza. Son venuti d’oltreoceano sino qui per capire cosa stava succedendo… non li abbiamo chiamati e non sono andati di certo a congratularsi con il Campidoglio. Al centro di questo schema di contrapposizione a modelli culturali proni al sistema, commerciali e venduti al profitto, di cui è piena Roma, c’è anche il circolo DalVerme. Ora chiuso con ordinanza immediata dal Questore di Roma. Tutti sono passati: vigili, Arpa, Siae, polizia, carabinieri… mancavano solo le unità delle forze armate speciali. Neanche la banda del buco ha mai attirato tante visite. Il caso del DalVerme non è il primo e non sarà l’ultimo. L’elenco in questi mesi è diventato lunghissimo. L’accanimento è evidente.

Siamo sotto elezioni e l’intento è chiaro. Raccattare voti nel calderone delle nevrosi quotidiane, dei razzismi da bar, dell’intrasigenza da mezzi pubblici. Mettere sotto controllo le nostre vite, la nostra socialità, le nostre intelligenze: molto ma molto superiori – senza presunzioni – alle loro. Ho avuto personalmente modo di conoscere assessori su assessori. Incapaci persino di parlare in italiano corretto, ma con deleghe alla gestione della cultura di questa città. (chi cazzo li ha votati??). Il vaso dentro il quale sguazzano è grande e dentro ci stanno giovani frustrati, padri e madri in preda agli attacchi di panico, anziani in overdose da talk show. Tutti uniti dalla necessità di mettere il bavaglio ai suoni della vita. La fantasia quando si tratta di reprimere come dimostrato con l’attacco dissennato agli spazi sociali e occupati non gli manca. Stavolta tirano in campo l’articolo 100 del Tulps, risalente al 1931 secondo il quale “il Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica ed il buon costume o per la sicurezza dei cittadini”, equiparando i soci del circolo, quindi anche me, a criminali e spacciatori.

Il Questore ed il Prefetto di Roma, – comincia il comunicato ufficiale diffuso – non contenti di autoassegnarsi la delega alla gestione delle politiche sociali con i nefasti effetti che questo ha provocato con gli sgomberi di occupazioni abitative e sociali e di spazi di accoglienza ai rifugiati, la cancellazione delle politiche di integrazione dal basso, spingendosi fino all’assurdo accanimento contro associazioni quali Il Grande Cocomero, le Palestre Popolari, Viva la Vita Onlus etc. etc., decidono oggi di darsi alla scrittura di un’opera buffa assumendosi anche la delega alle politiche culturali: con un incredibile dispositivo della Questura di Roma apprendiamo di essere diventati un problema di ordine pubblico meritevole di chiusura immediata ai sensi dell’art. 100 del TULPS. Un’accusa infamante, che assimila la nostra associazione di promozione sociale e tutti i soci che ne fanno parte a forme gravissime di illegalità quali narcotraffico, associazione criminale, sfruttamento della prostituzione, eversione, traffico di armi, e che rende, a detta del Questore, necessaria l’immediata sospensione delle attività associative “nell’ottica di un doveroso soddisfacimento delle esigenze di tutela sociale (…) e con finalità dissuasive nei confronti della frequentazione delinquenziale”.

Stanno prendendo troppo sul serio la loro idea di ordine pubblico in cui noi non ci riconosciamo.

Inutile dire che i primi criminali sono loro. Sindaci, consiglieri, questori e funzionari di questa città, vecchi presenti e futuri (a ben guardare). Una città commissariata che risponde alla mafia uccidendo tutti gli spazi che da anni la osteggiano, non merita nemmeno un momento di riflessione sulle prossime elezioni. Sindaci, consiglieri, presidenti di municipio, da destra a sinistra e non sono da meno le nuove stelle della politica, trincerate nel silenzio dei contenuti reali, impostando ancora una volta una campagna elettorale improntata a persuadere e vendersi per un voticino alla parte più passiva, corrotta e moribonda di questa città, non merita alcun confronto. 

Se non ci sarà permesso di esistere legittimamente all’interno delle nostre mura, – rilancia il comunicato – forti dell’appoggio degli spazi e delle realtà che riconoscono il valore del lavoro e delle persone che hanno reso possibile questo folle ma lungimirante progetto, proporremo un serrato calendario di eventi e di iniziative per portare avanti le nostra attività.”

 

Qui il comunicato integrale del Circolo Arci DalVerme

 

 

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