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Benigni legge Dante e Covatta legge Ciro

L’intervista di Alessia De Antoniis

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Fino al 5 novembre Giobbe Covatta al teatro Vittoria con la Divina Commediola, antico testo ritrovato in una discarica del sommo Ciro Alighieri.

E Lotito chiede: ma mo che é sto diario di Anna Falki?
Quasi due ore di comicità esilarante. Covatta riesce a far ridere il pubblico con uno spettacolo che parla della Carta dei Diritti del Fanciullo, di razzismo e di parte dei problemi che affliggono l’Africa: un continente di circa 1 miliardo di persone che a distanza di migliaia di anni, e ancora per noi sconosciuto.

Faccio ridere sui problemi che le persone cercano di allontanare, perché i drammi non interessano e la gente cerca di rimuoverli – ci dice Giobbe Covatta nell’intervista che ha fatto per noi di Postit. Lo incontriamo in camerino.
Lei rende esilaranti drammi umani come il razzismo, la violazione dei diritti dell’infanzia. Non pensa che a volte lei faccia ridere proprio persone razziste?
Una volta, durante uno spettacolo in Veneto, venne a salutarmi in camerino il rappresentante della Lega Nord, che era in sala.
Mi dice: guarda, io non condivido neanche una parola di quello che hai detto, però mi sono divertito tanto.
È il più bel complimento che abbia ricevuto come comico, anche perché, purtroppo, oggi in Italia non si può essere in disaccordo senza prendersi a schiaffi. È stata una grande soddisfazione perché anche chi non era d’accordo con me si é comunque divertito. Io non voglio fare comizi, io voglio fare il comico.

L’Africa è da sempre piena di missionari e ora anche di varie ONG e ONLUS. Perché lei supporta AMREF ?
Intanto per motivi tecnici. AMREF è africana. Io ho un ufficio a Nairobi, no in Vaticano o in una qualsiasi città italiana. Se dall’Italia vogliamo realizzare un progetto, chiediamo a Nairobi se è realizzabile e la valutazione della sua fattibilità tiene conto del territorio, della popolazione, di eventuali conflitti tribali. Non sono l’uomo bianco che arriva in Africa e fa qualcosa. AMREF ha come linea guida il rispetto delle persone.
Quando io vado in Africa mi chiedo che danni posso fare con i miei progetti. C’è sempre una relazione di causa – effetto. Oggi l’Africa paga gli effetti della colonizzazione che ha subito nei secoli scorsi.
In passato ho avuto ruoli all’interno della Cooperazione internazionale e sono entrato nel merito delle ONLUS, un problema che poi è esploso, come tutti sappiamo. E non è un mondo pulito, come vuole apparire. Per questo io davo fondi solo ad associazioni con bilanci certificati e che non trattenevano più del 20% per il rimborso dei loro costi. Moltissime ONG in realtà finanziano solo loro stesse. Grandi organizzazioni come AMREF e Save the Children hanno dei limiti, ma riescono a distribuire una grande quantità di fondi, cosa che per esempio non fa la FAO.

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Si sta discutendo molto di Ius soli. I dati dicono che con questa legge gli aventi diritto sarebbero circa 800.000 su una popolazione, quella italiana, di circa 61 milioni (0,01). Ci siamo davvero dimenticati per due secoli gli immigrati siamo stati noi? La memoria è la cosa più importante. Ma il problema è sempre lo stesso: noi oggi affrontiamo gli effetti delle cause messe in passato. Va bene risolvere il problema, ma dobbiamo capire che errori abbiamo fatto, non per colpevolizzarci, ma per non ripeterli più.

La Divina Commediola è uno spettacolo geniale che ci ricorda che con quello che spendiamo per un aereo militare Stelt, potremmo vaccinare i bambini di tutto il mondo contro tutte le malattie vaccinabili, che il modo per eliminare la povertà lo ha trovato Trump: basta eliminare i poveri, che è più semplice fare beneficienza perché la solidarietà è troppo impegnativa. E poi….come fai a non ridere del cardinal Bertone che dice: l’attico non è che serve proprio a me, è solo per stare più vicino a Dio. Parola di Giobbe.

Alessia de Antoniis